Anno II - n°8 - 02.10.2003 Pagine Nazionali

 


Disabile non può partecipare ai funerali del padre


G.G la nazione domenica 24 agosto

Ha dovuto dare l'ultimo addio al padre seguendo la sepoltura da 600 metri di distanza. A dividerlo dalla tomba, una carrozzina, 22 scalini e un ascensore per disabili che si guasta spesso. Lui ha 47 anni, e dalla nascita è costretto sulla sedia a rotelle. Viveva col padre, che lo ha lasciato pochi giorni fa. E che è stato sepolto nella parte vecchia del cimitero Santa Lucia, al Galluzzo. Il giorno del funerale, il 47enne è andato al campo santo accompagnato da alcuni parenti e da una zia ottantenne, anche lei disabile. Ma arrivati in prossimità della tomba, i due si sono dovuti fermare, bloccati da una lunga scalinata. Hanno provato a superarla utilizzando la pedana elettrica per le carrozzine, ma era guasta. La bara è stata portata sulle spalle da alcuni dipendenti del cimitero, che con qualche difficoltà sono riusciti a salire i 22 gradini. E i due disabili non hanno potuto far altro che rimanere lì, e guardare le fasi della sepoltura da lontano. I parenti hanno provato a chiedere spiegazioni al personale, ma la risposta non è stata incoraggiante. «L'impianto è rotto, e ad agosto trovare qualcuno che venga a ripararlo sarà difficile. Dovremo aspettare settembre». Parole che hanno fatto crescere l'indignazione dei parenti. «Ci siamo informati dal parroco del posto - dicono - e ci ha risposto che anche lui da tempo ha chiesto che venisse riparato. E' rotto da sei mesi, ma nessuno si è fatto vivo». Barriere architettoniche. «La parte vecchia del cimitero è fatiscente - protestano i parenti dell'uomo - nonostante questo, l'impianto per i disabili c'è. E' inconcepibile impedire a un figlio di seguire il funerale del padre solo perché non si riesce a trovare qualcuno che ripari la pedana. Anche per i dipendenti del cimitero non è facile, per portare su la bara hanno fatto una faticaccia». Fino a quando l'impianto non sarà riparato, il disabile non potrà far visita alla tomba del padre. «Prima di uscire - spiegano i parenti - ci siamo informati su quando potremo tornare. Ci hanno risposto in maniera vaga, dicendo che, magari, prima è meglio telefonare, per sapere se la riparazione c'è stata o meno. Quindi, nemmeno loro sanno quando. E' una vergogna».







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