Anno II - n°8 - 25.11.2003 Pagine Nazionali


Scarsa autostima? Dipende dalle dimensioni cerebrali

Silvia Robiglio - silviarobiglio@clicmedicina.it 
Una ricerca canadese presentata a Londra durante il convegno della Royal Society inglese, mette in relazione una bassa stima di sé, negli anziani, con le dimensioni del cervello. Secondo quanto scoperto dagli esperti della McGill University di Montreal, chi non ha un buona opinione di sé ha un cervello di dimensioni inferiori rispetto a chi, invece, e' certo delle proprie capacità. A Il rapporto tra autostima e funzioni cerebrali giustificherebbe quindi il fatto che, spesso, tra gli anziani c’è una scarsa autostima, dovuta soprattutto a problemi legati all’età come la memoria, che anch’essa risentirebbe delle dimensioni più piccole del cervello. Lo studio è stato realizzato nel corso di ben 15 anni durante i quali i ricercatori canadesi, guidati da Sonia Lupien, hanno seguito 92 anziani che sono stati regolarmente sottoposti a Tac e risonanza del cervello.
E’ stato così possibile dimostrare che coloro che dichiaravano, o mostravano con i loro comportamenti, di avere un’idea negativa di se stessi, avevano anche un cervello di circa un quinto piu' piccolo rispetto a chi aveva una buona opinione di se'.
Associato a questa caratteristica c’era anche un rendimento più inferiore durante test per valutare memoria e apprendimento.
Resta ora dimostrare quanto la piccola dimensione del cervello influisca realmente sulla bassa stima di sé e quanto invece la cosa dipenda dalla minore capacità di apprendimento. E’ molto probabile la seconda teoria, infatti secondo gli studiosi la situazione resterebbe irreversibile, visto che è dovuta ad una condizione “fisiologica”, invece i ricercatori potrebbe essere possibile invertire il declino delle funzioni mentali grazie a interventi di tipo psicologico e ambientale. ''Questa atrofia cerebrale - spiega la ricercatrice alla Bbc on line - non e' irreversibile. Alcuni studi sugli animali e alcuni dati raccolti da esperimenti sull'uomo suggeriscono che un miglioramento della qualità di vita si traduce in una ripresa e normalizzazione delle funzioni cerebrali''.





 



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