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Anno II - n°8 - 02.10.2003 Pagine Nazionali
L’intuizione vincente
Dott. Carlo Ceruti - carloceruti@yahoo.com
Watson e Crick avevano tra le mani dati estremamente importanti, ma questi dati erano soltanto un buon inizio: conoscevano i pezzi costitutivi del DNA (i gruppi chimici di base: zucchero, gruppo fosforico, base azotata), avevano anche un’immagine, potremmo dire esteriore, del risultato finale (una doppia elica), ma restava ancora il buio su come i vari pezzi si potessero combinare, l’uno sull’altro, a formare la molecola.
Il lavoro di Watson e Crick divenne febbrile: era necessario ideare una teoria che potesse collocare i vari gruppi chimici in una struttura a doppia elica, ed era necessario farlo in fretta, perché i due ricercatori di Cambridge sapevano che altri gruppi erano al lavoro sullo stesso problema e che avrebbero potuto forse essere altrettanto vicini alla soluzione.
L’autobiografia scritta da Watson, “La Doppia Elica”, ci dice che la soluzione del problema fu suggerita da un metodo molto semplice, “artigianale”: costruì con del cartoncino un modello in scala dei gruppi chimici che costituiscono il DNA, e iniziò a “giocare” con il suo particolare puzzle, provando diverse soluzioni e verificando poi che la struttura ipotizzata fosse compatibile con quanto osservato e misurato sulle immagini cristallografiche.
La sera del 28 febbraio 1953 Watson e Crick annunciarono agli amici nell’Eagle Pub di Cambridge di aver scoperto “il segreto della vita”. Poche ore prima i due ricercatori avevano avuto l’intuizione vincente. Ciascuno dei due filamenti di DNA della doppia elica è costituito da un alternanza di zucchero e gruppo fosforico, mentre la base azotata è legata allo zucchero ma si trova al di fuori dell’ossatura centrale della catena. La base azotata sporge verso l’interno, cioè verso l’altro filamento, dove prende rapporto con una base azotata non di tipo qualsiasi, ma con una struttura molecolare ad essa complementare (le basi azotate, come già ricordato, sono di 4 tipi diversi, complementari a due a due).
La forza del modello di Watson e Crick, oltre al fatto che è perfettamente compatibile con i dati cristallografici, risiede proprio nell’intuizione della complementarietà delle basi azotate. La doppia elica suggeriva uno schema di replicazione: accoppiare sempre basi complementari vuole dire che le sequenze delle basi delle due catene intrecciate sono complementari, per cui dalla sequenza di basi di una si può determinare quella dell’altra. Come conclude Watson nel suo libro: “Era facile visualizzare come una catena potesse rappresentare il modello per la sintesi di un’altra catena con una sequenza complementare”.
Il modello di Watson e Crick non era una curiosità per biochimici: poneva le basi per spiegare come il materiale genetico si può duplicare fedelmente, processo indispensabile perché ciascuna delle due “cellule figlie” che si formano con la replicazione cellulare abbia un corredo esattamente identico a quello della “cellula madre”. E’ il DNA il prezioso contenuto dei gameti maschili e femminili, il messaggio genetico che passa da una generazione all’altra, il programma per la costruzione del nuovo individuo. Watson e Crick avevano veramente scoperto “il segreto della vita”.
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