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Anno II - n°7 - 31.07.2003 Pagine Nazionali

 


Un nuovo rapporto Pfizer sull’invecchiamento in Europa 

Dalla propria nazionalità dipendono dieci anni della propria vita.

L’Italia al secondo posto nella classifica europea per l’aspettativa di vita (79,12 anni) ed al primo posto per l’aspettativa di vita in salute (71,20). Solo il 19,1% della popolazione anziana italiana, però, giudica buona la propria salute.


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it 

Bruxelles - 24 giugno 2003. Un nuovo rapporto sull’invecchiamento della popolazione europea - presentato oggi da Pfizer durante una conferenza a Bruxelles - evidenzia la vera dimensione degli squilibri sanitari attualmente presenti in Europa, e rivela sorprendenti differenze nell’aspettativa di vita: quasi 12 anni di distacco tra la Spagna, la più alta con 82,31 anni, e l’Ungheria, la più bassa con 70,65 anni. I dati evidenziano anche che l’Europeo medio si aspetta di vivere in condizioni di salute precaria gli ultimi 8 anni della propria vita, e questa cifra supera i 10 anni in Polonia, Spagna e Ungheria.
Ma non ci sono solo brutte notizie; l’aspettativa di vita sta aumentando nel continente europeo in linea con i progressi medici, sociali e sanitari compiuti durante gli ultimi 50 anni. Persino in modo più rilevante l’aspettativa di vita in salute – ovvero il numero di anni che una persona si aspetta di vivere in buona salute e senza malattie – è pure essa in aumento. Unita alle percentuali di nascita in caduta rapida, tale accresciuta longevità rappresenta il maggiore contributo al fenomeno della popolazione europea “che invecchia”.
“I dati mostrano chiaramente grandi differenze nella salute delle popolazioni presenti nel continente europeo” ha affermato il dott. June Crown, CBE, Vicepresidente del Comparto Anziani, che ha parlato oggi alla presentazione del rapporto. “Alcune di esse sono attribuibili alle differenze sociali, economiche e di stile di vita, ma anche gli standard diversi nei sistemi sanitari nazionali possono giocare un ruolo importante. Il rapporto evidenzia la necessità di garantire la qualità dei sistemi sanitari e di migliorare l’accesso ai servizi di prevenzione e di cura in tutta Europa, particolarmente nel momento in cui l’Unione Europea si appresta ad accogliere al suo interno nuovi paesi come l’Ungheria e la Polonia”.
Il rapporto, intitolato “Popolazione che invecchia”, confronta e contrappone i dati relativi alla sanità provenienti dalle nazioni europee. Le nazioni oggetto di indagine differiscono tra loro in modo significativo su diversi parametri, dalle percentuali relative alle malattie cardiovascolari a quelle direttamente correlate alle malattie provocate dall’obesità e dal fumo. Alcuni esperti hanno cercato spiegazioni di tipo culturale per giustificare tali differenze, come ad esempio i cosiddetti paradossi “Francese” e “Spagnolo”. Entrambe queste nazioni hanno percentuali basse di malattie cardiovascolari e alte aspettative di vita, nonostante una dieta tipica francese con elevata presenza di grassi e una alta percentuale di fumatori spagnoli. Si pensa che la passione tutta francese per il vino rosso e la salutare dieta spagnola diminuiscano l’impatto di tali comportamenti ad alto rischio.
Comunque, sembra che tali evidenti differenze rispecchino gli squilibri tra i diversi sistemi sanitari nazionali. Secondo l’autrice del rapporto, Claire McGrath, Direttrice dell’Health Outcomes, di Pfizer, “Mentre l’attuale popolazione dell’Unione Europea invecchia, diventa sempre più importante per l’Europa, nella sua complessità, fornire servizi sanitari di alta qualità a tutti i suoi cittadini. I dirigenti dei sistemi sanitari provenienti da tutte le nazioni europee dovrebbero imparare l’uno dall’altro e cercare presso i “propri vicini di casa” nuove idee da far proprie e misure migliorative per implementare la cura del paziente, in modo che la cura, per esempio, delle malattie cardiovascolari risulti ottimale in tutto il continente europeo.” La dott.ssa McGrath ha osservato che la stesura del rapporto per Pfizer ha aumentato il numero degli altri articoli riguardanti la sanità in Europa, e considerevolmente, la difficoltà degli autori esperti nel reperire dati certi e confrontabili da tutte le nazioni oggetto di indagine. “I dirigenti sanitari dovranno affrontare un compito sempre più arduo se non potranno contare su informazioni certe e aggiornate riguardanti una varietà di misure sanitarie, sia nazionali sia estere. Questo non solo ostacola le nazioni nel loro trasferimento di informazioni ma ci impedisce di trattare argomenti sanitari in tutta Europa”.