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Anno II - n°6 - 27.05.2003 Pagine Nazionali
Virus influenzali e virus mutanti
A. Zanetti - Istituto di Virologia, Università Milano
Le infezioni respiratorie acute (IRA) costituiscono a tutt’oggi una delle maggiori cause di morbosità e di mortalità, dopo i 55 anni, a livello mondiale (13% delle cause di morte - fonte OMS).
Gli agenti eziologici delle IRA sono molteplici (batteri, clamidie, micoplasmi) ma le cause più frequenti sono di origine virale. L’influenza rappresenta un importante problema di sanità pubblica a livello mondiale per ubiquità, contagiosità, variabilità antigenica del virus, esistenza di serbatoi animali, andamento epidemico/pandemico. Inoltre le severe complicanze, soprattutto nei soggetti a rischio, e non ultimo il costo economico, aggravano l’impatto di una malattia che in Italia costituisce la 3° causa di morte per patologie infettive, preceduta solo da AIDS e tubercolosi. Gli ospiti naturali del virus influenzale sono l’uomo (sottotipi H 1,2,3) il suino (H 1,3), gli uccelli acquatici (H 1-15), la foca (H 7), il cavallo (H 3,7). In particolare, i sottotipi H5 e H7 sono altamente patogeni. I virus influenzali aviari creano nell’organismo ospite un’infezione generalmente asintomatica. Si trasmettono dagli uccelli acquatici al pollame e ai mammiferi e da questi, attraverso un animale “ponte” rappresentato spesso dal maiale, arrivano fino all’uomo. Il maiale puo’ infatti essere infettato da una combinazione di virus umani e aviari che genera un virus riassorbito capace di aggredire l’uomo e divenire potenzialmente pandemico. Alcuni studi di sieroarcheologia hanno cercato di tracciare una mappa dei sottotipi virali presenti nelle varie pandemie. Si è riscontrata una costante nelle mutazioni che avvenivano a livello della emoagglutinina e/o della neuroaminidasi ; l’emersione di un nuovo sottotipo pandemico coincideva infatti con la scomparsa di quello precedente. La sorveglianza dell’influenza, sia di tipo epidemiologico che virologico, viene effettuata con il coordinamento tra il Ministero e l’istituto Superiore di Sanità. La sorveglianza epidemiologica oggi è affidata all’Istituto Superiore di Sanità, al CIRI, un centro interuniversitario di ricerca che fa capo al Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Genova, all’Istituto di Virologia dell’Università di Milano e ad una serie di medici sentinella (circa 600) dislocati su tutto il territorio nazionale che, settimanalmente, segnalano i casi di sindrome similinfluenzale registrati tra i loro assistiti. L’influenza ha una stagionalità ben precisa: si trova al picco intorno a Dicembre e dura solitamente fino a metà/fine Febbraio; le infezioni respiratorie acute invece sono presenti mediamente per tutto l’anno. Lo scorso anno, l’incidenza massima di influenza è stata rilevata in bambini al di sotto di 14 anni di età, mentre era più bassa tra i soggetti da 15 a 64 anni di età e ancora più bassa al di sopra dei 65 anni di età dove la copertura vaccinale è stata del 50%; ciò significa che la maggior percentuale di vaccinazione coincide con il minor numero di infezioni. L’efficacia della vaccinazione antinfluenzale si esprime in termini di riduzione dei casi (70-90%) riduzione dell’ospedalizzazione dei soggetti a rischio (50-70%) e riduzione della mortalità associata a complicanze (50-90% ). Il vaccino influenzale, come tutti i vaccini, può dare reazioni indesiderate di modesta entità ma le vere controindicazioni alla vaccinazione sono le ipersensibilità alle proteine dell’uovo e ad altri componenti del vaccino. L'articolo è pubblicato su www.ilmedicosportivo.it Copyright © 2002 clicMedicina s.r.l. - Marchi depositati - Riproduzione vietata
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