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Anno II - n°6 - 27.05.2003 Pagine Nazionali
L’Adolescente e la Tossicodipendenza
Ferrigno Gabriella Psichiatra, psicoterapeuta. Esperta in psicopatologia e psicoterapia dell’adolescente. gabriellaferrigno@tiscali.it Rebolini Giorgio Psichiatra, psicoterapeuta. Direttore del Dipartimento delle Dipendenze ASL 4 Chiavarese.
L’ampiezza del fenomeno della tossicomania, spesso costretto in un ambito clandestino, dal carattere privato ed illegale, è difficilmente valutabile. Tuttavia l’evoluzione del fenomeno mette in evidenza una crescita progressiva, alternata a fasi di stasi e con profondi mutamenti negli stili comportamentali. Tale fenomeno non è certo nuovo e si iscrive in un insieme di condotte di abuso dagli effetti più o meno patologici: alcolismo,
tabagismo, disordini della condotta alimentare, abuso di farmaci psicotropi, assunzione di comportamenti rischiosi. La fascia di età privilegiata è indubbiamente l’adolescenza, essendo piuttosto raro che un soggetto diventi tossicomane dopo i 25 anni. L’uso di droghe nei giovani è inoltre singolare per i grandi rischi di comorbidità e mortalità (per esempio gli incidenti stradali del sabato sera). Nella genesi e nel permanere delle condotte tossicomaniche intervengono vari e molteplici fattori strettamente collegati e interattivi: fattori neurobiologici, psicopatologici, culturali e sociali. E’ opinione diffusa che una personalità strettamente dipendente non esista, ma che la “dipendenza” stessa sia connessa a vari tipi di struttura come ad esempio quella inerente la personalità nevrotica, psicotica, o borderline o ancora le difficoltà identificatorie della personalità narcisistica. (Zucca Alessandrelli 1991,1996). L’adolescenza è quella fase della vita in cui il soggetto si trova maggiormente esposto al rischio di insorgenza di fobie, di episodi depressivi, di comportamenti alimentari anomali, nonché di sviluppare dipendenza da sostanze legali e illegali (Burke et al. 1991). Vale la pena di ricordare come le condotte di dipendenza propriamente dette vengano agite essenzialmente dopo la pubertà e più spesso durante l’adolescenza o subito dopo, cioè nel momento dello svincolo dalla protezione delle figure genitoriali. Vi sarebbe una stretta correlazione tra lo sviluppo del funzionamento dell’adolescente e la crisi delle relazioni familiari in cui risulta predominante la risonanza tra la problematica dell’ adolescente e i conflitti adolescenziali non elaborati dei genitori (Bergeret, 1981). Certamente lo sviluppo psichico del bambino e dell’adolescente può più o meno adattarsi al ritmo e alla forma dell’evoluzione socioculturale ed è decisamente influenzato dalla natura e dall’intensità della pressione sociale. Sembrerebbero entrare in gioco quindi fattori psicologici anteriori che rappresenterebbero una vulnerabilità alla dipendenza e dei fattori contingenti familiari e sociali (Jeammet e Corcos 2000). Questi anteriori fattori di rischio che possono esprimersi nell’adolescenza vanno ricercati nel fallimento del processo di attaccamento nell’infanzia (Bowly 1979, Ammanniti et al. 2000). Il ragazzo futuro tossicodipendente giunge quindi alla fase dell’adolescenza in condizioni già precarie e fallimentari. Per quanto riguarda i fattori sociali, i cambiamenti della società attuale, il confronto dell’adolescente con un mondo in cui gli ideali sono chiaramente definiti e tuttavia non sempre accessibili, l’attenuazione delle barriere generazionali tra genitori e figli e la fuga da ogni conflittualità, favoriscono l’espressione della stessa indirettamente nei disturbi del comportamento. E’ noto come oggi la tossicomania impropriamente detta “minore”, non da eroina, rappresenti o stile tossicomanico più diffuso tra gli adolescenti. Si tratta di nuovi stili di abuso , da discoteca o da week-end, in cui vengono utilizzate prevalentemente droghe sintetiche quali ecstasy, mescolate più o meno frequentemente ad alcool, cannabis e farmaci psicotropi. L’accresciuto benessere economico ha probabilmente giocato un ruolo importante nel rendere disponibili sia l’alcool che le droghe. Le situazioni di stress in combinazione con l’accresciuto potere d’acquisto sembrano i fattori responsabili della diffusione e della crescita del consumo di queste sostanze (Silbereisen, Robins, Rutter 1996). La possibilità di modificare attraverso l’uso di una sostanza il modo di stare insieme agli altri può esercitare un’indubbia attrazione su adolescenti introversi, problematici, che vivono sentimenti di esclusione, inferiorità ed emarginazione nel gruppo dei pari, nella scuola, nella famiglia. D’altro canto sono quelle condizioni che definiamo premorbose ad esempio disturbi dell’umore o d’ansia a generare successivamente come complicanza un abuso di sostanze. L’assunzione di sostanze d’abuso è sempre più precoce (14-15 anni) e diventa più consistente con l’aumentare dell’età sia dei ragazzi che delle ragazze. Vi sarebbe per esempio una uguale prevalenza di consumatori di alcool nei maschi e nelle femmine. Coloro che fanno uso di droga in età adolescenziale, se hanno un terreno psichico predisposto possono andare incontro a gravi regressioni e agiti distruttivi. E’ indispensabile pertanto, a livello preventivo l’individuazione precoce di segnali di stress anomalo o di sintomi di patologie più gravi, al fine di promuovere il trattamento psicoterapico più specifico e adeguato per l’adolescente in difficoltà. (Laufer,1975, De Vito,1990).
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