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Anno II - n°6 - 27.05.2003 Pagine Nazionali
Solitudine e paura
M. Cristina Maggiorelli – psicoterapeuta – cristinamaggiorelli@tiscalinet.it
Anche se considero una fortuna che i giovani, oggi, apprendano la sessualità insieme, rimane una grossa fetta di SOLITUDINE in ogni rito che prepara alla crescita. Ecco perché nell’esperienza della “prima volta “difficilmente si
vive o si genera un AMORE. Le caratteristiche del rito sono soprattutto la CONOSCENZA di sé e della propria IDENTITA’.
Il/la partner non può ancora essere un “ oggetto” in cui ci si confonde, come è l’esperienza fusionale dell’innamoramento. Questo desta un certo allarme, anche se a volte succede. L’altro è uno “specchio “ e per fortuna esiste in una nuova formula speculare che non è né prepotente, né volgare. Le PAURE risiedono tutte in questa importante conoscenza. E non è cosa da poco. Il maschio è più a rischio, nel territorio impervio della paura. “ Ma sono davvero un uomo ? “ Come per il ragazzo primitivo, il fallimento nel superare la prova, è tangibile e concreto. Per la ragazza il risultato della prova è nascondibile e va dalla domanda più superficiale del tipo “Tutto qui !”, alla più fisica “ Sentirò male ? “, alla più antica – ma mai ripetitiva, perché molto seria – “ Ma mi vuole davvero bene? “.
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