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Anno II - n°6 - 27.05.2003 Pagine Nazionali
Il rito di iniziazione
M. Cristina Maggiorelli – psicoterapeuta – cristinamaggiorelli@tiscalinet.it
Qualsiasi “rito”- ed è la parola stessa a dirlo- ha qualcosa di eccezionale, irripetibile, quasi sacro.
Nelle tribù ancora primitive, il rito di iniziazione più importante è proprio quello legato al passaggio dall’età infantile a quella adulta: i ragazzi ( il cambiamento è per lo più di genere maschile, per l’ovvia necessità che hanno queste tribù di coltivare l’istinto di sopravvivenza e un’economia di mera sussistenza ) vengono lasciati spesso soli per giorni nella foresta o in altri luoghi impervi a cimentarsi con i bisogni primari quali cibo, sicurezza, sonno, calore ecc…I loro compagni di viaggio sono la PAURA, la SOLITUDINE, la VOGLIA di FARCELA, l’ANSIA per le ASPETTATIVE altrui. Amanti dell’antropologia o non, tutti spalanchiamo gli occhi davanti a questi racconti non fiabeschi. Genitori o non (questo “non”- permettetemi la franchezza- sta anche per un deciso NO a certi enti assistenziali che, preposti a dare la mano ai ragazzi in difficoltà per bruschi “ passaggi “nell’età evolutiva, offrono la corda per impiccarsi, piuttosto che una carezza – parlo del ragazzo diciassettenne di Rivoli) serrano stretti , stretti gli occhi, davanti alle difficoltà dei nostri ragazzi. Credetemi, sono le stesse e non importa se noi, dotati solo di un emisfero opposto abbiamo surrogati di “camomilla “ per tutto e tutto avviene in modo più “ soffice “. Tranne i suicidi, pressoché inesistenti nei popoli che lottano corpo a corpo con la vita. Scusate la dissertazione, ma ciò che mi circonda, non ce la fa a rendermi indifferente.
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