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Anno II - n°6 - 27.05.2003 Pagine Nazionali

In aumento le allergie

Arsenio Corrado Negrini – Primario Emerito di Allergologia, Genova - arsenionegrini@libero.it  - da inserto Salute di Repubblica, 13 marzo 2003, anno 9 n. 352


E’ ben nota a tutti l’elevata frequenza di malattie allergiche: oggi in ogni gruppo familiare figura almeno un individuo affetto da questi malanni. Nei Paesi più evoluti la prevalenza è attualmente del 15-20 % ed oltre nella popolazione generale con uno spiccato incremento negli ultimi decenni che praticamente ha fatto raddoppiare nei Paesi a maggiore sviluppo economico e sociale il numero degli allergici ogni dieci anni: vera “epidemia del XX secolo”. Varie le ipotesi interpretative, ma nessuna risulta del tutto soddisfacente per tutte le varie espressioni allergiche e per tutti gli allergeni. Un’esposizione ad elevate concentrazioni di nuove sostanze dotate di potere allergizzante (piante, es. ambrosia recentemente insediata in alta Italia, farmaci, alimenti, es. kiwi, lattice di gomma, peli di animali domestici e acari per modificate abitudini di vita e migliorate condizioni residenziali) può incrementare lo sviluppo dell’erbopatia specie respiratoria, così come negli ambienti confinati il fumo passivo nella prima infanzia o addirittura in utero è considerato fattore di rischio per il bambino. Anche processi infettivi della tenera età specie quelli da virus Respiratorio-Sinciziale potrebbero favorire lo sviluppo di una situazione allergica. Non unanimemente accettati i rapporti tra particolari diete ricche di acidi grassi polinsaturi, sostanze ad azione antiossidante e comparsa di allergia. L’inquinamento atmosferico con i derivati dell’attività industriale e del traffico autoveicolare, oltre che favorire la formazione delle mucose respiratorie, peggiorare le condizioni patologiche preesistenti può modificare le caratteristiche allergeniche dei pollini, facilitare la penetrazione degli allergeni nelle mucose e stimolare la produzione degli anticorpi specifici verso questi stessi: nei centri urbani, infatti, la sensibilizzazione ai pollini delle piante risulta superiore rispetto a quelle delle campagne. E se tutto ciò può rappresentare un fattore predisponente per le allergie respiratorie, non altrettanto vale per le altre manifestazioni allergiche. Un fattore predisponente all’incremento di tali patologie è quello prospettato recentemente dalla Erika Von Mutius e collaboratori della clinica universitaria pediatrica di Monaco di Baviera. In uno studio condotto in parallelo ed in tempi successivi prima e dopo la caduta del muro di Berlino, 1989, gli autori avevano osservato nei bambini di Lipsia (ex Germania Est) una minore incidenza di allergie rispetto ai coetanei di Monaco (ex Germania Ovest), differenza che progressivamente tendeva a sparire dopo la riunificazione delle due Germanie, in parallelo con un aumento dell’inquinamento del traffico autoveicolare. Secondo i ricercatori bavaresi il fattore responsabile consisteva più che nel modificato inquinamento, nell’inaugurato stile di vita occidentale assunto a Lipsia negli anni ’90, “western style life” identificabile con un migliorato stile di vita, abitudini diverse, esposizione a nuovi allergeni ambientali, maggiore igiene. A proposito di quest’ultimo fatto la “teoria igienica”, proposta dapprima dall’inglese Strachan ed in Italia ripresa ed ampliata dagli studi dei romani Matricardi e Bovini, essa attualmente appare la più accreditata. Semplicisticamente riassunta nel “più igiene - più allergia” quest’ipotesi attribuisce alle malattie dell’infanzia (più frequenti per contagio tra fratelli nelle famiglie più numerose), alle malattie trasmesse per via oro-fecale o dai cibi, segno di un basso livello di igiene complessiva, un ruolo protettivo circa la comparsa delle allergie. Importanza positiva anche della flora microbica intestinale con la presenza dei lattobacilli ed eubatteri, prevalenti nella coorte di bambini a bassa incidenza di allergopatie, rispetto ad altri batteri intestinali, Clostridi ed aerobi presenti nell’intestino degli atopici, mentre le diete di tipo occidentale con preparazioni alimentari sterili, integrate con additivi antimicrobici, nonché l’impiego eccessivo di antibiotici nella prima infanzia, capaci di alterare la protettiva flora batterica intestinale, comporterebbe un fattore di rischio per allergopatie. Anche vivere in ambiente rurale, a contatto con animali, stalle, rappresenta un fattore di protezione ad opera dell’endotossina di derivazione batterica. L’interpretazione suggerita è che il sistema immunitario del bambino nelle prime età di vita, verrebbe dirottato da quella predispozione pro-allergia che gli è congenita fin dall’epoca intra uterina, verso un giusto e fisiologico orientamento antibatterico, salvandolo quindi dall’insidia delle allergie.