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Anno I - n°5 - 26.03.2003 Pagine Nazionali
Bioterrorismo: L'Italia non è in Pericolo ma è Pronta al Peggio
Silvia Robiglio - silviarobiglio@clicmedicina.it
In Italia non sembra elevato il rischio di attacchi bioterroristici, tuttavia il Paese e' preparato a fronteggiare eventuali attentati di questo tipo. Lo ha dichiarato il ministro della Salute, Girolamo Sirchia in seguito allo scoppio del conflitto bellico del 20 marzo.<''Non mi sento di pensare che l'Italia sia esposta fortemente al rischio di bioterrorismo e che abbia un rischio elevato di questi attacchi - ha detto il ministro - ma in ogni caso il Paese si e' organizzato e ha preparato dei piani di intervento. Ha fatto un buon lavoro e si e' preparato a fronteggiare questo eventuale rischio'' "A livello internazionle tutti sappiamo che il bioterrorismo e' una realta''', ha poi osservato Sirchia riferendosi agli attacchi all'antrace avvenuti negli Stati Uniti. Ma per il ministro ''è importante ricordare che l'antrace utilizzato per atti di terrorismo negli Stati Uniti e' nato all'interno degli Stati Uniti''. "La preparazione di armi biologiche", ha proseguito, ''non e' una cosa semplice ed esige una tecnologia relativamente avanzata''
Il nostro paese si prepara da più un anno al rischio di attacchi con armi chimiche: nel luglio 2002 e' stato realizzato il Piano di difesa del settore sanitario, subito trasmesso dal ministero della Salute ai presidenti delle Regioni. Questo documento rappresenta il punto di riferimento per la programmazione dell'intera organizzazione degli interventi volti a contrastare un eventuale attacco con armi biologiche. Il Piano contiene infatti tutte le indicazioni relative alle azioni da intraprendere in caso di attentato, sia dal punto di vista prevenzione sia per quanto riguarda i soccorsi. Contemporaneamente il Piano invita le Regioni ad individuare un centro di riferimento regionale, opportunamente organizzato per affrontare un eventuale attacco bioterroristico Parallelamente sono stati individuati due centri di riferimento nazionali dotati di laboratori di massima sicurezza in grado di eseguire i test diagnostici per identificare l'agente utilizzato in un eventuale attentato. I centri di riferimento sono l'istituto Spallanzani di Roma e l'ospedale Sacco di Milano. Entrambe le strutture comprendono laboratori di massima sicurezza nei quali possono essere manipolati agenti altamente infettivi e dotati delle attrezzature piu' avanzate per la diagnosi molecolare. Sono state inoltre acquistate 5 milioni di dosi di vaccino contro il vaiolo, la prima minaccia temuta. La possibilita' di vaccinare circa 10 milioni di persone viene considerata una misura di contenimento adeguata per contrastare un eventuale attacco bioterroristico che utilizzi il virus del vaiolo. Rispondendo ad una interrogazione parlamentare nel febbraio scorso, il ministro della Salute aveva annunciato la possibile acquisizione di ulteriori scorte di vaccino di nuova generazione, con minori effetti collaterali. Nel febbraio scorso inoltre il ministero della Salute ha inviato agli assessori regionali alla Sanità una lettera nella quale si rinnovava la sollecitazione a pianificare gli interventi in caso di un eventuale attacco. Si sollecitava inoltre una risposta coordinata, richiamando l'attenzione sul Piano in precedenza trasmesso ai presidenti delle Regioni. La lettera richiamava in particolare l'attenzione sul corretto ed efficace funzionamento di una rete di comunicazione rapida per la gestione della crisi. Nuove sollecitazioni, sempre in riferimento al Piano, sono state trasmesse dal ministero alle Regioni nel corso di questo mese, al fine di migliorare la capacità di risposta ad eventuali rischi di attacchi bioterroristici.
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