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Traumatologia del basket. Analisi retrospettiva delle lesioni

Da il medico sportivo  (www.ilmedicosportivo.it)

Andrea Billi, Rosario D’Onofrio, Ortopedico, Medico Nazionale Maschile Senior Federazione Italiana Pallacanestro, Ospedale San Carlo di Nancy, Roma - specialista@clicmedicina.it  

Secondo Pfeirfer J. et al, la patologia traumatica nel basket è ricollegabile a gestualità tecniche specifiche come i salti (28,9%) e i rimbalzi (20,4%). Lo stesso autore evidenzia che i centri con il 42% e le guardie con il 35% sono i ruoli più a rischio d'infortuni. (23)

In una ricerca di Neusel E. Loffelholz M. Breuer A del 1996 (22), sui cestisti della Nazionale Tedesca di Basket, emerge che i meccanismi lesivi riguardano maggiormente gli arti inferiori al 67,5 %. In aumento appaiono i traumi dell’arto superiore al 22,6%, (distorsioni metacarfofalangee ed interfalangee 13,8%). Lesioni dovute, nella maggioranza dei casi, soprattutto alla gestione della palla ed ad un'aumentata aggressività ed intensità dei contatti fisici durante le varie fasi del gioco. McKay GD, Goldie PA et al., (1), hanno evidenziato, come molti altri autori (4,6,7,8,9,10), che la lesione più frequente nel basket è a carico dell’articolazione tibio-tarsica. Lesione che si verifica dopo un tiro in sospensione, dopo un salto o un rimbalzo “sotto i tabelloni”, quando la forza d'impatto sul parquet supera notevolmente il BW. Il meccanismo di lesione è in inversione (90%, del totale), ovvero: flessione plantare della tibio-tarsica, varismo sottoastragalico, flessione interna mediotarsica. Il legamento peroneo astragalico anteriore è nell’80% quello più interessato. L’entità delle lesioni non è relativa allo standard di competizione, sesso, età, altezza, numero delle partite giocate per settimana, ma alla quantità degli allenamenti sostenuti. Cavanagh e coll. 1990 (26) afferma che, durante una partita di basket, l’articolazione del piede, come quella del ginocchio, viene sottoposta a carichi fino a nove volte il BW. E’ consigliabile, come momento preventivo, che gli atleti, tenendo conto del profilo fisiologico, si indirizzino verso un miglioramento delle capacità condizionali e coordinative.

La forza, dovrebbe essere allenata come obiettivo specifico, onde evitare l’istaurarsi di squilibri muscolari dei muscoli della gamba e del piede. E’ preferibile utilizzare differenti regimi di contrazione nell’ambito del “blocco forza”. Secondo Reber e coll. (27) "un ottimo livello di forza eccentrica è di grande interesse per il miglioramento della forza reattiva, oltre che per il controllo dell’azione compiuta dalla caviglia durante il movimento”.

Sempre McKay GD et al. in una seconda stesura (2), dello stesso anno, hanno determinato e analizzato in un gruppo di giocatori di basket amatoriale l’andamento delle lesioni della caviglia e i fattori di rischio a loro collegati.

Su un totale di 10,393 giocatori di basketball, furono osservate e documentate 40 lesioni della caviglia. Il più importante meccanismo lesivo è l’atterraggio dopo un salto o un rimbalzo (45%). L’andamento delle distorsioni tibiotarsiche era 3.85 per 1000 partecipanti con all'incirca la metà (45.9%) assenti dalle competizioni, per una o più settimane. Tra l’altro è da evidenziare che il 56,8% dei giocatori di basket non ha cercato trattamenti terapeutici-riabilitativi professionali. Tra i fattori di rischio, gli autori identificarono i principali tra: 1) i giocatori con una “storia di distorsioni” sono quasi 5 volte più predisposti o meglio dire esposti a continue recidive 2) gli atleti che consumano le calzature sul tallone con le “air cells” erano 4.3 volte più predisposti a traumi distorsivi della caviglia rispetto ad una scarpa consumata senza “air cells” 3) chi non aveva praticato stretching, prima della gara, elevava il proprio indice d'infortunabilità a 2,6 volte, rispetto a quelli, che avevano praticato protocolli d'allungamento muscolare.

L’utilizzo del taping della caviglia, ha portato ad una diminuzione dei rischi delle lesioni in giocatori con una storia di “ankle injuries”.

Un questionario traumatologico fu proposto da Leanderson J., Nemeth G., Eriksson E. (7) a 102 giocatori di basket, della “second division league” svedese. Il 92% di loro rispose che aveva avuto almeno un trauma distorsivo della caviglia durante l’attività sportiva. Di questi l'83% riportava ripetute distorsioni tibio-tarsiche nelle ultime due stagioni, ricollegabili ad instabilità della stessa. E’ utile ricordare che di fatto “il problema dell’instabilità della tibiotarsica, si evidenzia, spesso, in un’instabilità dell’articolazione sotto-astragalica” (20).

Il 78% degli atleti riportava, almeno inizialmente, un lieve trauma distorsivo della caviglia. La frequenza delle lesioni investigate era di un rapporto di 5.5 lesioni a carico dell’articolazione tibiotarsica su 1000 ore d'attività, il 22% dei giocatori ha utilizzato “supporti di sostegno”, al fine di dare alla caviglia stabilità e protezione durante l’attività agonistica.

”La contenzione dinamica non elastica, grazie alla sua azione, psicologica e meccanica viene proposta per ridurre overstress funzionali della tibio-tarsica. Alla luce di quanto emerge dalla rassegna dell’attuale letteratura il picco massimo dell’azione preventiva del taping, è in associazione al potenziamento muscolare e ad un training propriocettivo costante” .(20)

E’ giusto evidenziare però che in contrapposizione a quanto affermato dagli autori precedenti sugli esercizi d'allungamento, Wiemann K, Klee A. (24) in una pubblicazione dal titolo “Stretching e prestazioni sportive d'alto livello” affermano che: "…un allungamento statico intensivo ha come conseguenza minor prestazioni di forza rapida, e questa influenza negativa permane per un certo periodo di tempo dopo l’allungamento che è relativamente lungo rispetto alla funzione della fase di riscaldamento”.

In altro lavoro, presente in letteratura, sono osservati durante l’attività sportiva, un gruppo di giocatori di basket di un team d’elite. Nel corso di una stagione sportiva, che includeva 71 gare e 250 sedute d'allenamento, furono messe in correlazione età, altezza, ed altri parametri fisici degli atleti, durante la gara e gli allenamenti. Le lesioni capsulo-legamentose del ginocchio da quanto si evince, sono maggiori nel basket che nei giocatori di calcio. Tra l’altro i traumi della mano sono anch’essi più frequenti nel basket e pallavolo, che in altri sport L’età, l’altezza e la personalità dell’atleta influenzano il modello della lesione. (3)

Hickey GJ e coll. (5) hanno effettuato un’analisi retrospettiva dal 1990 al 1995 (range medio d'età pari a 17.6) sugli eventi lesivi a carico dell’apparato osteo-mio-articolare di un gruppo di 49 giocatrici di basket d’elite, dell’Austrialian Institute of Sport. Nello screening eseguito vengono riportate un totale di 223 lesioni: 139 acute e 84 croniche. La regione più frequentemente colpita risulta il ginocchio con il 18.8%, e a seguire la caviglia con il 16.6%, mentre per la “lumbar spine” i valori erano del 11,7%. La patologia di più facile riscontro furono le distorsioni in inversione della caviglia (12.2%), il “kumper’s knee” (6.7%) e le fratture dell’arto inferiore (5.4%). Anche in questa ricerca, effettuata dal Dipartimento di Medicina dello Sport Camberra - Australia, si arriva alla conclusione che nel gruppo campione di giovani atlete di basketball vi è un’alta incidenza, come già confermato in molti altri studi, delle lesioni dell’articolazione del ginocchio e della caviglia. Le conclusioni degli autori confermano che l’incidenza delle lesioni traumatiche nel campo femminile sono in aumento.

A proposito del ginocchio del saltatore, sopramenzionato, bisogna sottolineare che il quadro clinico è sempre accompagnato "…da deficit biomeccanici quali perdita di forza dei muscoli dell’intera catena cinetica dell’arto inferiore, contrattura e conseguente diminuzione della capacità d’allungamento, dell’unità muscolo tendinea e conseguentemente squilibrio muscolare tra agonisti e antagonisti, deficit marcato dei muscoli flessori” (25) la risoluzione dei quali è il primo presupposto per il ritorno allo sport agonistico
A proposito di lesioni croniche, il ginocchio con il suo 48,8% è collocato al primo posto, con il 60% circa a carico degli atleti tra i 18 e 22 anni, mentre oltre i 33 anni vi é una diminuzione della percentuale ancorata al 40% (23.)

Yde J, Nielsen AB. (6) in uno studio prospettico su 302 giovani atleti, praticanti basket, calcio ed handball, hanno osservato 119 lesioni a carico dell’apparato osteo-mio-articolare. L’incidenza delle lesioni, su 1000 ore di gioco, era di 5.6 nei calciatori, 4.1 nell’handball, 3.0 in basket. Le distorsioni della caviglia sono, in percentuale, circa il 25% delle lesioni totali. Le distorsioni metacarpofalangee, rappresentavano, invece, il 32%. Le lesioni muscolari a carico dei flessori ed estensori del ginocchio erano il 10% del totale. Le patologie microtraumatiche si collocavano in percentuale al 12%. Nell’indagine epidemiologica effettuata, si deduce, che nel gioco del calcio, la maggior parte dei traumi, sono ricollegabili a contatti/contrasti. Al contrario nell'handball e nella pallacanestro gli infortuni sono spesso causati da situazioni di non contatto o, come riferiscono gli autori, anche durante modelli diversificati della corsa.

Potremmo sottolineare, come già evidenziato da molti autori, che la “...pallacanestro è una continua successione di stretch-shortening cycle, in altre parole di un rapido passaggio da una fase d'ammortizzamento (eccentrica) ad una fase di spinta (concentrica). L'altezza (o il tempo di volo), ottenuta durante il corso di un salto in alto da fermo e con l'utilizzo della azione delle braccia” (Castagna), è considerata da Carlo Vittori come “un'estrinsecazione della forza reattiva dei muscoli estensori dell'articolazione del ginocchio. In maniera identica, se il cestista, salta ripetutamente, sul posto a gambe rigide riesce ad esprimere una “ forza reattiva della struttura muscolare estensoria dell'articolazione della caviglia“ (17).

Dove vogliamo arrivare? A quanto evidenziato da C. Castagna, in una ricerca pubblicata su Teknosport, nella quale afferma che i giocatori di pallacanestro "...se non allenati specificamente, rivelano pronunciati deficit nella forza reattiva dei piedi se confrontata con quella degli estensori del ginocchio. A causa della natura del gioco (sollecitazioni che vanno dalle 2 alle 9 volte il peso corporeo) è consigliabile che si proceda ad una equilibratura delle espressioni della forza nei due distretti considerati. Può essere avanzata l'ipotesi che un migliore indice d'equilibrio della forza reattiva degli arti inferiori (prossimo all'unità) possa ridurre l'incidenza degli infortuni all'articolazione della caviglia e del ginocchio. Inoltre, migliorando la forza reattiva dei piedi, i tempi di contatto al suolo nel corso delle azioni di gioco svolte ad alta intensità si ridurranno, migliorando quindi la rapidità delle stesse”.

Continuando la nostra ricerca, troviamo una pubblicazione (8) che è il risultato di uno screening di 100 clubs di basket in un arco temporale di 5 anni nel sud meridionale della Germania. In questo studio furono seguiti 473 atleti aventi un’età media di 26.8 anni, con un range di donne 34,5%. Le distorsioni tibio-tarsiche con il 47.7%, erano le più frequenti lesioni riscontrate, immediatamente seguite dalle lesioni capsulo-legamentose del ginocchio ancorate al 24,6%, mentre le fratture erano in percentuale il 9.3 %.

Pfeifer JP, Gast W et al. (8), autori di questo articolo, confermano che nel basket l’arto inferiore è quello più colpito 65.3%. Al vertice di questa piramide traumatologica troviamo, come del resto in tutta la bibliografia da noi esaminata, i traumi distorsivi della tibio-tarsica, che rappresentano il 45.6%. del totale. Con una classificazione didattica che vede le lesioni alle dita ancorate al 14% e la traumatologia del ginocchio al 12.9%. Il contatto-contrasto era con il 41% il meccanismo traumatico principale. Le lesioni della mano, distorsioni e lesioni interfalangee erano pari al 11.9% Nelle conclusioni si evidenzia che più dei 2/3 degli atleti, esaminati in 5 anni, soffriva di “dolori” cronici durante l’attività sportiva. Il. 43.8% dei giovani cestiti riportava continui dolori al ginocchio e il 28.1 % soffriva in maniera permanente d'instabilità all’articolazione della caviglia.

Prebble TB, Chyou PH et al. (16) hanno condotto uno studio per determinare la frequenza e la natura dei meccanismi lesivi, indotti dalla pallacanestro che avvengono in una "rural area". La casistica fu effettuata tra il 1 giugno 1988 ed il 1 giugno 1994.Furono osservati più di 6000 pazienti, con lesioni sportive, di queste il 1189 (19% del totale) era ricollegabile a traumi incorsi durante lo svolgimento della competizione. Approssimativamente i due-terzi (66.4%) erano di sesso maschile. Pressoché i quattro-quinti (78%) si verificarono in una fascia d'età tra i 10 e 19 anni. Dall’analisi delle sedi traumatiche la caviglia (33.1%) fu il trauma principe, seguito in ordine di frequenza dalle distorsioni dell’articolazione metacarpo falangea (19.3%), Le distorsioni e le patologie da sovraccarico incisero, però, nella maggioranza (55%) dei casi. Il meccanismo traumatico più comune, registrato, avvenne da “non contatto” con gli altri giocatori (37.4%). Nella maggioranza di casi (72%) gli atleti non recuperarono prima delle 2 settimane.

Diverse pubblicazioni, ed articoli hanno riportato una differenza nell’incidenza dei rischi e del tipo di lesione sportiva tra uomini e donne.

Messina DF, Farney WC, et al (4), per esempio, hanno riscontrato che l’andamento delle lesioni nel basket era di 0,56 tra gli uomini e 0,49 tra le donne. Le più importanti, come abbiamo detto in precedenza, riguardano le distorsioni dell’articolazione tibio-tarsica, seguite, immediatamente dalle lesioni capsulo-legamentose del ginocchio. Gli autori riportano che le donne hanno una più elevata tendenza, verso le lesioni del legamento crociato anteriore. Nelle conclusioni dell’articolo, si arguisce, che l’incidenza delle lesioni, nel basket, durante una gara, era più alta che durante la quotidianità degli allenamenti (4).

Un recente lavoro (18) ha effettuato un’analisi retrospettiva, tra il 1980 e il 1995, comparando il modello delle lesioni tra il sesso maschile e femminile. Gli atleti universitari censiti, fascia di età dai 18 ai 22 anni, si allenavano in sette sport diversi (pallacanestro, running, calcio, nuoto, tennis, atletica e polo) Un totale di 3.767 partecipanti fu incluso nello studio, con 1874 traumi sportivi, riportati fra le squadre di uomini e di donne. Di queste lesioni, 856 (45.7%) erano a carico delle donne e 1018 (54.3%) da atleti maschi. Una differenza statisticamente significativa sull'incidenza delle lesioni (p <0.001) fu vista solo per due sport: nuoto e polo. L’analisi comparativa dei dati di tutti gli sport, in oggetto, misero in evidenza che nelle donne, era riscontrabile una percentuale più alta di “injuries” all’anca, e in genere a tutto all’arto inferiore con qualche patologia da overuse legata alla spalla. L’incremento delle patologie della spalla fra le nuotatrici - secondo gli autori- sono state il risultato della filosofia di allenamento più rigida del loro trainer. Gli autori, concludono, che nulla può essere consigliato per un decremento dell’incidenza delle lesioni in atleti di sesso femminile che partecipano ad attività sportiva agonistica. Hosea TM, Carey CC, Harrer MF. (9) riportano un incremento dell’incidenza delle lesioni del lca tra le giocatrici di basketball. Tra l’altro gli studi epidemiologici, effettuati dagli autori, riportano un'alta incidenza di traumi distorsivi alla caviglia. Durante un periodo di 2 anni, su 4940 donne e 6840 maschi si riscontrarono 1052 lesioni della caviglia. Globalmente, - concludono gli autori - le donne sembrano essere maggiormente predisposte ad una distorsione di 1° grado dell’articolazione tibiotarsica, con un indice d'infortunabilità pari al 25%, se questa è comparata con maschi.

Zelisko JA, Noble HB, Porter M. (10) sostengono che la frequenza delle lesioni nell’ambito femminile è di 1.6 volte rispetto ai maschi. La regione più frequentemente colpita è la caviglia. Le donne incorrono più frequentemente a lesioni capsulo-legamentose del ginocchio. Strutturazioni di programmi di training indirizzati, allo sviluppo mirato della forza, vengono suggerite per le donne, mentre negli uomini vengono consigliati protocolli personalizzati atti al miglioramento della flessibilità, in termini di mobilità ed estensibilità.

La componente casualità non trova concordi i vari autori, anche se il profilo fisiologico-funzionale del giocatore di basket comporta un alto indice d'infortunabilità, soprattutto per quanto concerne le patologie da “overuse”, spesso - diciamo noi - sottovalutate e non censite.

A proposito di patologie microtraumatiche, da non dimenticare le fasciti plantari, l'infiammazione della fascia plantare e delle strutture perifasciali, che è propria dei runners o degli sport di resistenza e di salto, come basket, pallavolo, pallamano. E' la causa più comune del dolore al calcagno, rappresentando circa il 9-10% di tutte le patologie del piede.

“Non c’è certezza sull'esatta eziologia della “Painful heel syndrome” ma comunque anomalie biomeccaniche del piede, iperpronazione della sottoastragalica, calcagno valgo piede cavo, piatto, accorciamento del tendine d'achille errori nella programmazione dell’allenamento, sembrano le cause che favoriscono l’insorgere della fascite plantare”. (28)

I fattori di rischio per le lesioni del legamento crociato anteriore nelle donne, a quanto si deduce dalla letteratura, possono essere caratterizzate da fattori intrinseci anatomici ed ormonali, estrinseci, ambientali e biomeccanici. (15)

Bisogna tener presente che i fattori estrinseci sono ricollegabili al tipo esperienze motorie, gestuali, carenti o inadeguate, alla difficoltà dell’organizzazione spazio-temporale, alla carenza della coordinazione e dell’equilibrio e ultima ma non per importanza, una ridotta forza muscolare, valutabile in tutte le sue sfaccettature.

È giusto precisare, anche, che la maggior parte di queste lesioni avvengono, o meglio, si verificano attraverso situazioni tipiche di gioco, la maggior parte dovute a “non contatto”, durante attività “decelerative” come l’atterraggio dopo un salto o un “taglio”. Ulteriori fattori predisponenti nelle donne sono le turbe del ciclo mestruale, quali amenorrea, dismenorreae ipermenorrea. Eventuali terapie inadeguate, squilibri muscolari, ripresa precoce dell’attività sportiva agonistica, sono fattori che concorrono ad elevare l’indici d'infortunabilità negli atleti.

Ricercatori all'Università di Michigan ed il “Cincinnati Sports Medicine Clinic” hanno scoperto che verosimilmente le donne che praticano attività sportiva incorrono a patologie del ginocchio, quando i loro livelli d'estrogeno sono più alti.

Edward M. et al. valutarono 40 giovani donne con una rottura del legamento crociato anteriore. Scoprirono che un alto numero di lesioni avvenne durante la “ovulatory fase” del ciclo mestruale dell'atleta. “L'ovulatory fase” si verifica durante i giorni 10°-14° del ciclo ed è marcato da un aumento significativo dei livelli di estrogeno, così come da alti livelli di un ormone chiamato relaxin.

Sembrerebbe, secondo Wojtys, che queste fluttuazioni ormonali possono essere un fattore predisponente nell’elevare il numero delle rotture di lca nelle donne.

Gli studiosi sospettano che l’estrogeno e il relaxin hanno effetti profondi sui sistemi neuro-muscolari, meccanici e sull’apparato mio-tendineo delle donne. Wojtys nel suo studio confermò che Il collegamento tra le lesioni di ACL ed il ciclo ormonale ha le grandi implicazioni per atleti femmina.

La sua ricerca appurò che il 61% percento delle lesioni del lca nelle atlete, avvenne durante lo svolgimento del gioco con il 64% verificatesi durante i primi 30 minuti.

Dati epidemiologici elaborati da Huston LJ, et al. (12), Toth AP et al (15) e Baker MM (11) confermano l’incremento dell’incidenza delle lesioni del legamento crociato anteriore nelle donne che praticano attività sportiva, che sono, oggi, da 2 a 8 volte più elevate, rispetto ai colleghi uomini.

Le diversificate opinioni sulle possibile “etiology” sulle lesioni del lca nelle giocatrici di basket, hanno come centralità concettuale differenze anatomiche come la conformazione del bacino, ampiezza dell’angolo Q, valgismo delle ginocchia, lassità legamentose funzionali articolari ed infine, errori nelle tecniche di allenamento.

Micheli LJ, Metzl JD, et al in un confronto comparativo fra calcio e pallacanestro hanno stimato il trend della frequenza delle rotture del legamento di crociato anteriore ACL. Una revisione retrospettiva per quanto riguarda le chirurgie ricostruttive di lca eseguite dal 1992 al 1997. Un totale di 69 nel calcio (49 ragazze, 20 maschi) e 40 nella pallacanestro (29 ragazze, 11 maschi) subirono la ricostruzione di ACL. La frequenza aumentò, col tempo, per ambo i sessi.

Da quest’ultimo lavoro si evidenzia, in maniera univoca, come in altri, la predisposizione delle donne a lesioni del legamento crociato anteriore.

Continuando questa analisi epidemiologica e traumatica, Karageanes SJ, Blackburn et al. (21), in una pubblicazione del 2000, cercarono di identificare se vi era un cambio significativo della lassità del legamento di crociato anteriore in tutte le diverse fasi del ciclo mestruale. Lo studio, di 8 settimane, fu eseguito su 26 atlete partecipanti a vari sport (ginnastica, calcio, pista, tennis, e squadre di pallacanestro) durante una regolare stagione invernale all’Ohio Division I High School. Tutti le partecipanti vennero valutate durante i normali cicli mestruali (26-30 giorni mestruazioni, 4-7 giorni). Il test lassitometrico fu effettuato con il KT-1000 con valutazioni effettuate durante tutto il

periodo di 8-settimane.

Nelle tre fasi del ciclo mestruale (follicular, ovulatory, e luteal) ed intermedie Il lassità di ginocchio destro c misurò 4.98 mm “follicular fase”, 5.24 mm “ovulatory fase”, e 5.09 mm “luteal fase”. Il lassità di ginocchio sinistro andato via misurò 4.51 mm 2follicular, fase” 4.43 mm “ovulatory fase”, e 4.62 mm “luteal fase”. Non c'era differenza statistica fra le tre fasi nella sinistra (p = 0.9) e corretto (p = 0.7977).

Inoltre la lassità del ginocchio sinistro era significativamente minore in tutte le tre fasi. Gli autori non trovarono una mutabilità statisticamente significativa nelle lassità, fra i cinque sport testati (p> 0.63 a 0.10) e diverse età (p = 0.404). Fu trovata, inoltre, un'esigua e non significativa lassità del lca nelle “ follicular a luteal fase” del ciclo mestruale.

Questo indica che nessuna sola fase del ciclo mestruale colpisce clinicamente lca, anche se la presenza di una più alta quantità d'estrogeni può predisporre – in particolar modo - le atlete a lesione del legamento crociato anteriore. L’articolo conclude che il ciclo mestruale non incide significativamente sulla lassità del lca nell'atleta adolescente, durante l’attività agonistica.

 

 

Conclusioni

L’analisi dei meccanismi traumatici nella pallacanestro trova, negli ultimi anni, articoli e pubblicazioni che hanno riportato dati epidemiologici che confermano che le lesioni microtraumatiche sono maggiori rispetto a quelle acute. Le patologie da overuse nel basket sono legate alla ripetitività della gestualità tecnico-atletica e spesso ad errori nella programmazione dell’allenamento. Esse sono maggiormente a carico dell’arto inferiore, jumper’s knee, tendiniti e tendinosi dell’achilleo, e contropatia femoro rotulea, quest’ultima a carico soprattutto delle giovani cestiste. La patologia acuta interessa sostanzialmente la caviglia e il ginocchio. I traumi distorsivi dell’articolazione tibio-tarsica sono, da sempre, per frequenza il primo evento lesivo nel basket. Il meccanismo traumatico delle lesioni del legamento crociato anteriore è ricollegabile all'alto numero di sollecitazioni diversificate, torsionali e di lateralità, cui il ginocchio è sottoposto durante le varie fasi del gioco.

Nel basket femminile sembrano prevalere, da quanto si evince da questa review, infortuni a carico del ginocchio (lesione del lca isolata od associata), ricollegabile secondo molti autori ad alterazioni del ciclo mestruale.

 

 

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