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Trattamento dei fibromi dell'utero mediante embolizzazione dell'arteria uterina Dr. Carlo Baldi - Dirigente I Liv.Dipartimento di ostetricia e ginecologia Azienda ospedaliera e cliniche universitarie convenzionate di S. Martino - Genova - baldiseys@tiscalinet.it |
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La procedura della embolizzazione dell’arteria uterina è una metodica minimamente invasiva che in corso di un breve ricovero ospedaliero, senza necessità di anestesia generale e senza intervenire chirurgicamente sull’utero , consente una marcata riduzione del volume e della sintomatologia dei fibromi uterini . Costituisce un approccio che da circa 5-6 anni si è sviluppato soprattutto in Francia e negli Stati Uniti e può ormai contare oggi sulla esperienza di circa 15.000 casi trattati; esso si pone in alternativa alla isterectomia e alla miomectomia tradizionali, in particolare allorché sia presente un desiderio di future gravidanze.
Embolizzazione dell'arteria uterina come trattamento dei fibromi uterini La branca della radiologia operativa od interventistica pur rappresentando qualche cosa di moderno, di recente, non è in fondo una pratica nuovissima in medicina basti pensare al largo impiego che ha trovato nella angiologia , nella nefrologia e nelle patologie neoplastiche del fegato e del rene.In ostetricia e ginecologia poi è decennale l’uso della embolizzazione nei casi di gravi metrorragie post-partum e post-traumatiche , nel caso di metrorragie da patologie neoplastiche inoperabili . Ad un ginecologo parigino, il Professor Jaques Ravina si deve le prime applicazioni di questa tecnica per le patologie legate ai fibromi uterini : la sua convinzione nasce dalla osservazione anatomica ,già sottolineata , che i fibromi sono dotati di una ricchissima vascolarizzazione circostante e che è quindi possibile ridurre drasticamente l’apporto ematico( indurre un infarto del nodo sostanzialmente ) embolizzando l’arteria uterina là dove essa si divide nei numerosissimi e più piccoli vasi tributari del fibroma. Il trattamento è preceduto dalla abituale serie di esami ematochimici effettuati per qualsiasi intervento chirurgico con l’aggiunta rilevante di una RNM che definisca in modo esauriente i minimi dettagli morfologici dell’utero e del o dei fibromi. Via di accesso è l’arteria femorale con l’introduzione di un catetere vascolare del diametro di 3-4 French previa arteriografia con mezzo di contrasto jodato ma non jonico (e quindi anallergico) che ha lo scopo di evidenziare la circolazione arteriosa dell’area. Dopo i primi casi in cui si era ritenuto necessaria una analgesia peridurale o spinale, si è visto che la metodica è facilmente tollerata senza alcun presidio che vada al di là di una modesta sedazione farmacologica. Dall’arteria femorale punta all’inguine,il catetere risale sotto guida fluoroscopica l’arteria iliaca esterna e in successione l’arteria iliaca comune omolaterale poi la biforcazione aortica, per ridiscendere nella arteria iliaca comune controlaterale e consentire un più facile accesso alla arteria iliaca interna od ipogastrica da cui origina l’arteria uterina del lato opposto a quello da cui si è partiti. Quindi il catetere viene spinto fino alla estremità dell’uterina dove numerosi e tortuosi vasi prendono origine. E’ a questo punto che sotto guida RX si ha l’immissione delle particelle di alcool polivinilico ( PVA) che rapidamente aderiscono all’endotelio dei vasi e tra di loro, creando una buona ostruzione. La procedura richiede da 60 a 90 minuti. La gestione farmacologica del trattamento,comporta una copertura antibiotica, esattamente come in ogni intervento chirurgico tradizionale, una terapia di sedazione del dolore nelle 48 ore successive al trattamento, per mezzo di ketoralac e la prevenzione di reazioni infiammatorie peritoneali con antiflogistici come l’ibuprofene. In caso di nausea e vomito si ricorrerà a presidi sintomatici. La paziente si sottoporrà ad ecografia dopo 1, 3, 6 mesi per verificare la diminuzione del volume del fibroma nel tempo. Nel 90% dei casi tale riduzione è del 50% dopo tre mesi.
Controindicazioni al trattamento e complicanze Vengono esclusi dal trattamento i fibromi peduncolati che sarebbero più facilmente causa di fatti settici successivi, così come le pazienti con anamnesi positiva per tromboembolismi. Tra le complicanze si segnala la necessità di procedere ad una isterectomia nel 1% dei casi : è resa necessaria dalla estensione del processo infartuale e poi necrotico dal solo nodo di fibroma , come auspicato , al corpo uterino. Spie di questa complicanza sono un sensibile aumento del dolore successivo al trattamento , febbre , perdite vaginali xantorroiche. Se una gravidanza insorge dopo un trattamento di embolizzazione, il taglio cesareo, sembra l’intervento elettivo. |
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