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S.O.S. pellicce: attenzione a quelle di cane e gatto Silvia Robiglio - silviarobiglio@clicmedicina.it |
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Ma fate ben attenzione: potrebbe trattarsi in alcuni casi, di pellicce di cane o gatto importate da qualche paese lontano come Cina, Corea e Filippine, paesi in cui quest’attività costituisce l’unico sostentamento per le famiglie più povere. Una recente indagine effettuata dall'associazione americana HSUS ha portato alla luce un terribile segreto dell'industria della pellicceria: l’uccisione di cani e gatti domestici per la produzione di pellicce. Ogni anno due milioni di cani e gatti detenuti in condizioni spaventose sono privati di ogni elementare diritto: alcuni di essi sono randagi, altri invece vengono appositamente allevati per rubare loro il manto, spesso vengono fatti crescere al gelo appositamente per far infoltire il loro pelo. Le tecniche di uccisione poi sono violentissime: i cani - pastori tedeschi, chow-chow, ma anche semplici meticci - vengono sgozzati anche per strada, fatti morire per dissanguamento o colpiti a morte con dei randelli, mentre i gatti vengono spesso impiccati con cappi metallici. Ecco allora la necessità di proteggere gli animali domestici:il 30/12/002 il Ministro della Salute Girolamo Sirchia ha rinnovato l’Ordinanza concernente le misure cautelari per la tutela dei cani e gatti domestici, emessa per la prima volta il 21 dicembre 2001, col seguente comunicato: “Il Ministro della Salute Girolamo Sirchia ha rinnovato l’Ordinanza concernente le misure cautelari per la tutela dei cani e gatti domestici, emessa per la prima volta il 21 dicembre 2001 a seguito di denunce da parte dell’associazione animalista LAV che aveva testimoniato la vendita di pellicce di cane e gatti in alcune famose catene commerciali italiane. Anche nel 2003 sarà dunque vietato in Italia utilizzare cani (Canis familiaris) e gatti (Felis catus) per la produzione o il confezionamento, in tutto o in parte, di pelli, pellicce, capi di abbigliamento e articoli di pelletteria. E’ vietato altresì detenere, commercializzare, importare per qualsiasi finalità pelli e pellicce di cani e gatti domestici nonché capi di abbigliamento e articoli di pelletteria confezionate con questi materiali. La violazione del divieto comporta l’applicazione delle sanzioni previste dall’art. 650 del Codice Penale. All’accertamento della violazione consegue il sequestro del materiale rinvenuto, che deve essere immagazzinato e distrutto con spese a carico dell’interessato. Il divieto all’utilizzo delle pellicce di cani e gatti domestici è stato inoltre ribadito nel recente decreto del Ministro della Salute, trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni, sul benessere degli animali da compagnia e pet therapy” Probabilmente la notizia ci sembrerà molto distante dalla nostra realtà, eppure il 9 gennaio 2003, l’associazione animalista LAV ha denunciato due grossi negozi di Torino che hanno venduto capi il cui cappuccio era bordato di pelliccia di cane. Lo testimoniano i test del DNA resi noti lo stesso giorno durante una conferenza stampa. "Anche sui due nuovi capi di abbigliamento acquistati a Torino e analizzati non c'è alcun riferimento, neppure vago, all’origine della pelliccia, esattamente come i due capi smascherati lo scorso anno dalla LAV - dichiara Marco Francone, consigliere direttivo nazionale LAV - è l'ulteriore conferma che il nostro sistema di etichettatura di pelli e pellicce è ingannevole o del tutto insufficiente, tanto da permettere di "aggirare" l'ordinanza ministeriale che vieta nel nostro paese l'importazione e il commercio di pellicce "domestiche". Purtroppo - conclude Marco Francone - dobbiamo constatare che neppure le grandi catene di distribuzione riescono a rispettare la legge in questa materia, possiamo quindi immaginare cosa si potrebbe scoprire nei piccoli negozi o su tante bancarelle. Invitiamo i cittadini a non acquistare indumenti confezionati con pelliccia e a segnalarci le etichette sospette". "Rinnoviamo l'appello al ministro per le attività produttive Marzano affinché venga immediatamente introdotto l’obbligo di un chiaro sistema di etichettatura ed applicato il reato di frode in commercio per i capi contenenti pelo animale ed etichettati con diciture generiche o in maniera difforme dalla vera specie dell’animale - sottolinea Simona Cariati, responsabile LAV settore Pellicce -. Al Presidente del Consiglio e ai Presidenti di Camera e Senato chiediamo, invece, che il divieto di importare e vendere pellicce di cani e gatti diventi permanente attraverso una specifica legge e che vengano previsti adeguati controlli. Sollecitiamo inoltre la Magistratura ad ordinare il sequestro dei capi individuati dalla LAV e probabilmente ancora in commercio presso La Rinascente e Carrefour di molte città italiane". Per maggiori informazioni: www.infolav.org |
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