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Fumo: i Fatti le Riflessioni, il Messaggio Diseducativo dei Governi

Aldo Franco De Rose   aldofrancoderose@clicmedicina.it 

«No al proibizionismo, perché le logiche proibizioniste non sono proprie di questo Governo. Mettiamo, però, in atto tutte le iniziative necessarie a sostenere chi vuole uscire dalla dipendenza dalla sigaretta».

Così il Ministro della salute Girolamo Sirchia ha iniziato la sua presentazione alla stampa dell’iniziativa “Smetti di fumare con il tuo medico” e, più in generale, delle strategie individuate per il contrasto al tabagismo. (www.ministerosalute.it )

Quindi, non proibire, ma proteggere la salute di chi non fuma e contrastare le multinazionali che con messaggi occulti influenzano i minori inducendoli al fumo. In un certo senso quindi, a differenza dei proclami di Veronesi , che erano andati in fumo,  Sirchia  è riuscito ad essere più concreto e la legge che prevede il divieto di fumo in tutti i locali pubblici è stata approvata definitivamente al Senato ed entrerà in vigore tra circa un anno, dopo che il Ministero della salute avrà emanato il regolamento di attuazione. Viene così completato un lungo iter che ha visto progressivamente diminuire le aree in cui è consentito fumare. Entro il 2004 tutti i locali pubblici, dunque anche bar e ristoranti, dovranno approntare apposite zone per i fumatori.I clienti che non rispetteranno il divieto, o i gestori che non lo faranno osservare, andranno incontro al pagamento di multe assai più elevate che in passato. Alle Regioni è demandato il compito di individuare i responsabili che dovranno far rispettare la legge e che, allo stesso tempo, potranno multare i trasgressori.

 

LE RIFLESSIONI

Secondo noi Il fumo non è una questione di divieti e di legge ma un problema  di educazione che per i più giovani deve iniziare dalle famiglie, dalla scuola elementare,  e concludersi alle superiori, anche e soprattutto a scapito di tutto quel nozionismo che ormai  non incuriosisce più  nessuno (date, battaglie, popoli che non esistono da millenni ecc)  mentre per gli adulti campagne pubblicitarie, opuscoli nella cassette della posta devono realmente stressare in modo da far capire realmente che  si fuma per “debolezza”,  si fuma per abitudine, si fuma per dipendenza. Bisogna insomma essere persuasivi ed informare che il fumo provoca danni mortali come  il tumore del polmone, il tumore  della vescica, il tumore del cavo orale. E’ indispensabile  far capire  a chi fuma che, quasi sicuramente,  gli si ammaleranno  le arterie, il cuore (aritmie ed infarto) , si avranno problema a camminare  (claudicatio intermittens). Infine  sarebbe auspicabile far sapere  che per “chi fuma l’amore, quasi sicuramente  va in fumo”, cioè diventa impotente. Ma un ruolo importante potrebbe e dovrebbe essere svolto  non dalla politica  e quindi dalle leggi ma anche e soprattutto dalle Società Scientifiche  che hanno competenze e argomenti persuasivi per poter convincere  le persone a non fumare.Consideriamo però ridicolo  ed impraticabile demandare ai medici di famiglia il compito di far smettere di fumare. Oltre a svolgere il compito di medico già da tempo sono intenti a navigare in un mare di burocrazia e una giornata è composta solo di 24 ore.

 

Il MESSAGGIO DISEDUCATIVO DELLA STATO

E invece, pur ritenendo valido lo sforzo del sig. Ministro, assistiamo periodicamente ad un nuovo  aumento delle sigarette perché non bastano i milioni di euro delle entrate. Ma questo significa anche  fumate, questo è regolare, noi abbiamo bisogno di soldi e per  questo si può fumare. Insomma da parte dello stato c’è un messaggio contrastante  e come tale  sicuramente rischioso e  diseducativo. Abbiamo proibito l’amianto in quanto  responsabile del  tumore della pleura. Perché non si proibisce il fumo. Non sarebbe proibizionismo. E’ l’unico modo per tutelare  realmente la salute del cittadino, risparmiando milioni di euro per curare questi soggetti dalle malattie causate dal fumo ma…ahimè …finirebbe anche una industria  legata al fumo, forse la più fiorente e della   quale il primo  azionista è proprio lo Stato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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