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L'Allergia al Latte nel Primo Anno di Vita

Dott.ssa Maria Vincenza Chiesa - Pediatra - marienzachiesa@clicmedicina.it 

Per meglio comprendere questo argomento nello stesso tempo semplice e controverso appare opportuno chiarire rapidamente alcuni termini. Attualmente  si parla in genere di REAZIONI AVVERSE AGLI ALIMENTI,in questa definizione si distinguono tre situazioni: REAZIONI ALIMENTARI TOSSICHE, comuni a tutti gli individui che assumono sostanze nocive all'organismo. REAZIONI ALLERGICHE, caratteristiche di alcuni individui, che reagiscono in modo anomalo a sostanze innocue per gli altri soggetti. Tali manifestazioni sono sempre legate ad un meccanismo immunologico, nella maggior parte dei casi IgE mediato. Le IgE(anticorpi), legandosi all'antigene(allergene), determinano la liberazione di sostanze (istamina,   leucotrieni, trombossani, citochine, prostaglandine), vere responsabili della sintomatologia allergica.

REAZIONI LEGATE AD INTOLLERANZA ALIMENTARE,riconducibili ad un meccanismo non immunologico, più spesso a deficit enzimatico(ad es. deficit di lattasi con conseguente intolleranza al lattosio), più raramente a meccanismo farmacologico (ad es. reazioni alle amine vasoattive o agli additivi contenuti in alcuni alimenti).

Tornando al latte da quanto precede si possono individuare due cause di reazione avversa a questo alimento:l'allergia alle proteine del latte vaccino(APLV) e l'intolleranza al lattosio.

Il latte è assieme all'uovo l'alimento più allergizzante,questa sua caratteristica è determinata dalle sostanze proteiche che contiene: alfa lattoalbumina, betalattoglobulina e caseina.

L'allergia alle proteine del latte vaccino è una patologia relativamente frequente  nel primo anno di vita,anche se spesso sovrastimata. Studi rigorosi riferiscono una incidenza tra 1,9 e 2,5% nei bambini di questa età.

La sintomatologia è nel 50-70% dei casi di tipo gastroenterico (diarrea cronica o recidivante, vomiti, rigurgiti, coliche gassose, con conseguente scarso accrescimento) ancora nel 50-70% dei casi esistono disturbi cutanei (dermatite atopica, orticaria, angioedema), nel 20-30% disturbi respiratori (rinite, weezing recidivante), nel 5-9% sistemici (anafilassi). Più sintomi diversi possono essere presenti nello stesso soggetto.

Nessun test di laboratorio da solo è diagnostico,in particolare il dosaggio delle IgEspecifiche o i test cutanei(prick test) risultano positivi nel 60% dei casi,in quanto il 40% non è correlato ad un meccanismo IgE mediato e risulta di difficile inquadramento diagnostico.

I sintomi si manifestano normalmente entro il primo mese di vita, raramente nel secondo, terzo mese.

Nei soggetti, che presentano allergia alle proteine del latte vaccino, l'anamnesi familiare è spesso positiva per allergie, più frequentemente in entrambi i genitori.

E' quindi evidente che la migliore prevenzione è rappresentata dall'allattamento al seno protratto almeno per i primi sei mesi, consigliando alla nutrice una dieta ipoallergenica, povera cioè di latte e uova (anche se molto dubbia è l'efficacia di questo comportamento alimentare).

Là dove non sia possibile la somministrazione di latte materno è sconsigliabile il ricorso al latte di soia, molto usato in passato, in quanto la soia è una leguminosa anch'essa fortemente allergizzante; il 15% dei lattanti allergici alle proteine del latte risulterebbe allergico anche alla soia. L'alternativa alimentare è costituita dagli idrolisati proteici che contengono proteine completamente digerite e dallo svezzamento precoce con brodi di verdure e carni poco allergizzanti.

L'APLV tende ad attenuarsi dopo il primo anno di vita e a scomparire verso i 10 anni ed è rara negli adulti.

Andamento contrario ha l'intolleranza al lattosio,rarissima nel primo anno di vita e molto frequente nell'adulto in particolare in alcune popolazioni(africane,asiatiche,indiane d'America).

Il latte è alimento fondamentale fin dalla nascita e il neonato già produce l'enzima necessario per la scissione dello zucchero del latte,il lattosio, nei suoi componenti semplici glucosio e galattosio.Dopo il primo anno di vita,il latte diventa alimento meno importante e la lattasi spontaneamente si riduce, cosicché molti adulti diventano intolleranti(non allergici) al latte.

Nel bambino, temporanei deficit di lattasi possono essere legati a fatti enteritici intercorrenti,che provocano un danno temporaneo all'epitelio dei villi intestinali produttore di questo enzima.In queste circostanze brevi periodi di rialimentazione senza latte devono essere consigliati.

Quanto sopra esposto ci porta ad alcune brevi considerazioni : il latte materno è l'unico alimento adatto in assoluto nei primi mesi di vita,non esiste allergia al latte materno ed evento rarissimo è l'intolleranza ad esso.Inoltre questo alimento fornisce al lattante anche protezione immunologica, per il suo contenuto in IgA, anticorpi di superficie, scarsamente prodotti nei primi mesi di vita. Il loro compito è quello di proteggere la mucosa intestinale,limitandone la permeabilità ad ipotetici allergeni,con conseguente azione di prevenzione allo sviluppo di manifestazioni allergiche nelle età successive.

Quindi l'allattamento al seno non solo protegge il bambino nel primo anno di vita da eventuali reazioni avverse agli alimenti, ma continua i suoi benefici anche nelle età successive e sicuramente non solo nel campo delle allergie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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