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HIV/AIDS nel Bambino e nell’Adolescente

Dott.ssa Maria Vincenza Chiesa - Pediatra - marienzachiesa@clicmedicina.it 

La maggior parte delle infezioni da HIV nel bambino è legata alla trasmissione verticale dalla madre HIV positiva al neonato, l’infezione può essere trasmessa nel 15-30% casi durante la gravidanza, verosimilmente con maggiore frequenza nel III trimestre, ma il maggior pericolo di contagio si ha al momento del parto a causa del massimo contatto del neonato con il sangue materno, il parto naturale sarebbe responsabile della trasmissione delle malattie nel 70% dei casi, mentre solo nel 5% dei casi avviene con l’allattamento materno.

Trattando con farmaci specifici la madre in gravidanza, ricorrendo al parto con taglio cesareo ed evitando l’allattamento al seno si ha la possibilità di ridurre la trasmissione da madre a bambino dal 15-30% dei casi a meno del 2%. Questo è avvenuto negli ultimi anni nelle regioni più ricche del mondo, mentre negli altri paesi le percentuali restano pressoché invariate.

Alla nascita tutti i bimbi, nati da madre HIV positiva, sono anch’essi HIV positivi per la presenza di anticorpi trasmessi passivamente dalla madre e lo restano sino a 12-18 mesi circa. La diagnosi di infezione può essere effettuata attraversoun’indagine particolare: la PCR (reazione polimerasica a catena), che ricerca il DNA virale con una sensibilità del 96% già a 28 giorni di vita.

Rare sono nei bambini le infezioni da emoderivati, né sono segnalata casi di contagio intrafamiliare, anche nella più completa promiscuità. Unica eccezione è la Romania dove oltre il 60% dei circa 5000 casi sono imputabili ad infezioni trasfusionali o nosocomiali causate dall’uso di materiale infetto.

In caso di infezione, senza una adeguata terapia, il 15% dei bambini muore nei primi 12-18 mesi ed il 28% entro i 5 anni. La comparsa dei sintomi nel bambino è più precoce che nell’adulto a causa dell’immaturità del sistema immunitario.

Le manifestazioni cliniche principali sono le infezioni opportunistiche da pneumocystis carinii, da Ebstein Barr Virus e da Cytomegalovirus, con infezioni polmonari e precoci manifestazioni neurologiche ei casi ad andamento rapidamente infausto.

Nei bambini più grandi si manifestano infezioni batteriche recidivanti e la polmonite linfocitaria interstiziale, in coloro che raggiungono l’adolescenza, si riscontrano problemi di accrescimento e di sviluppo puberale ed agli effetti della malattia si sommano gli effetti collaterali della terapia antiretrovirale a lungo termine.

 

Attualmente ci sono nel mondo circa 40 milioni di persone ammalate per infezione HIV/AIDS, 2 milioni e settecentomila sono bambini e ragazzi sotto i 15 anni, mentre è pressoché raggiunta la parità di incidenza tra maschi e femmine.

Nascono ogni anno 2000 bambini sieropositivi e sono in totale 8500 i bambini ed i giovani che ogni giorno contraggono l’infezione. Ogni minuto muore un bambino per AIDS. Tredici milioni circa sono i bimbi orfani di uno o entrambi i genitori a causa di questa malattia e spesso sono anche ammalati.

A più di 20 anni dalla sua comparsa nel nord del mondo - 1981 a Los Angeles nei primi casi di 5 giovani omosessuali, 1983 primo ricovero di un bambino affetto da AIDS - la malattia rappresenta oggi la cartina di tornasole della disparità tra nord e sud del mondo: oltre il 95% delle persone affette vive in Africa, nel sud-est asiatico e negli altri paesi del cosiddetto Terzo Mondo e nel 90% dei casi non ha accesso alle cure. Ciò avviene anche per problemi organizzativi, ma prevalentemente per motivi economici.

Circa il 90% del costo dei farmaci antiretrovirali è legato alla proprietà intellettuale, ossia ai brevetti, che restano per 20 anni ad esclusivo beneficio delle potenti industrie farmaceutiche (big pharma) ed esse sono molto restie a concedere la possibilità di produrre gli stessi farmaci a basso costo o a fornirli esse stesse per paesi più poveri.

Nel nord del mondo la malattia, anche nel  bambino adeguatamente curato permette lunghe sopravvivenze. Ma la comparsa di ceppi virali resistenti e l’abbassamento dell’attenzione legata alla migliore prognosi, possono portare a nuovi peggioramenti per cui costanti devono essere le campagne di informazione e partecipazione rivolte ai giovani.

Una particolare considerazione meritano i paesi dell’est europeo nei quali l’HIV/AIDS rappresenta la maggiore minaccia per la salute dei bambini e dei giovani. In tali paesi i fattori di rischio sono rappresentati dalla diffusione delle droghe iniettabili, da rapporti sessuali sempre più precoci e non protetti e dal crescente numero di persone coinvolte nell’industria del sesso, il tutto accompagnato da un’organizzazione sanitaria estremamente carente e da un altissimo grado di disinformazione. 

 

 

Sull'argomento si veda inoltre l'articolo pubblicato nel numero due con relativi approfondimenti:

http://www.clicmedicina.it/pagine%20n%200/al%20via%20la%20sperimentazione%20antiHIV.htm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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