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Qualità di vita e Tumore : un obiettivo da perseguire. Raffaele Migliaccio raffaele@amgen.com |
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Queste tre parole rappresentano uno degli obiettivi che il medico oggi si pone, con maggior costanza, nel trattare un paziente affetto da cancro. E’ oramai da qualche anno che questo “ pensiero” è tra le guide nella scelta della terapia, per cui oggi si parla di chirurgia demolitiva ma anche ricostruttiva, di chirurgia radicale ma anche nerve sparino, proprio al fine di migliorare la qualità della vita. Di certo la sopravvivenza rappresenta il primo risultato che il medico cerca e che viene sempre più accompagnato da un insieme di terapie ( dette terapie complementari) che tentano di rendere la vita del paziente meno sofferente. Nel corso della precedente legislatura il prof. Veronesi, facendo propria una proposta della dott.sa Bindi, riuscì a rendere operativa la possibilità di poter accedere agli oppiacei ( per il loro effetto antidolorifico) in modo più semplice, per i pazienti affetti da cancro. Di recente è presente sullo scenario delle aziende farmaceutiche Italiane una nuova società ( nuova per l ‘Italia) che ha posto come sua missione quella di “migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da cancro”, facendo della ricerca biotecnologia più avanzata a livello mondiale uno strumento operativo. La qualità di vita, quindi, è oggi più che mai un obiettivo perseguibile con scienza e coscienza. Ed è recente la notizia secondo cui l’affaticamento, la stanchezza provocate dal tumore, dalla chemioterapia, ben presto si potranno vincere senza ricorrere alle trasfusioni. E’ questa l’importante conclusione di uno studio europeo condotto su 223 pazienti con cancro della mammella, in alcuni centri italiani, tra cui l’Istituto Tumori di Genova, l’Ospedale S. Andrea di La Spezia e l’Università La Sapienza di Roma e presentato al XXVII congresso di Oncologia Medica, svoltosi a Nizza. Un gruppo di donne affette da tumore al seno, durante la chemioterapia, ha ricevuto eritropoietina alfa, tre volte alla settimana per 24 settimana. Ebbene, solo il 6.7% delle pazienti ha avuto bisogno di una trasfusione. Nella maggior parte delle pazienti i livelli di emoglobina sono aumentati in seguito alla somministrazione di eritropoietina consentendo di prevenire anemie importante e quindi i sintomi di affaticamento con impossibilità a camminare, uscire. ''Questi dati - commenta Paolo Pronzato, direttore del Dipartimento di Oncologia dell'ospedale S. Andrea di La Spezia e coordinatore dello studio per l'Italia - spiegano il netto miglioramento della qualità di vita delle pazienti trattate con epo. Sono le stesse donne a dircelo: abbiamo misurato, con una scala internazionale, la loro percezione del proprio stato di salute. Secondo le pazienti, la qualità della vita è aumentata del 18% rispetto a prima del trattamento". |
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