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Influenza: nessun virus killer in arrivo

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Un comunicato del ministero della salute informa che le notizie su una possibile pandemia influenzale negli anni a venire, non corrispondono al vero e comunque no riguarderebbero  in alcun modo la stagione influenzale 2002-2003 appena cominciata.

I virus di cui si prevede l’arrivo anche nel nostro Paese (e che in alcuni Stati dell’emisfero Nord cominciano a essere isolati) rappresentano, come ogni anno, normali varianti antigeniche minori, peraltro contenute tutte nel vaccino attualmente in commercio che quindi è pienamente efficace e di cui si consiglia l’uso soprattutto da parte degli anziani e delle persone a rischio come disposto dalla circolare del 1° luglio 2002 del Ministero della Salute, “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2002/2003” (tutte le informazioni su www.ministerosalute.it).

Occorre soprattutto non confondere le normali epidemie influenzali con le pandemie. I virus influenzali subiscono infatti modificazioni continue nel loro patrimonio genetico. Quando queste variazioni sono di modesta entità, i virus creano fenomeni epidemici, per i quali la sistematica attività di sorveglianza virologica, che viene svolta in Italia come in tutto il mondo nell’ambito del Programma dell’Oms, porta alla tempestiva identificazione delle nuove varianti e al loro inserimento nel vaccino utilizzabile nella stagione successiva.

Ben più raro è il fenomeno dello shift antigenico, evento conseguente al passaggio all’uomo di virus influenzali circolanti in serbatoi animali, soprattutto uccelli domestici e selvatici, in grado di cogliere popolazioni prive di immunità e quindi di provocare una pandemia.

Durante il recente Congresso sull’Influenza, svoltosi a Malta, gli esperti dell’Oms hanno voluto ricordare questa evenienza che potrebbe arrecare gravi conseguenze soprattutto nei Paesi poveri e quindi la necessità di intensificare la sorveglianza, gli studi sui virus circolanti negli animali e le possibili interrelazioni tra virus umani e animali nonché di mettere a punto Piani nazionali di intervento, di cui l’Italia è tra l’altro già provvista, e soprattutto un coordinamento efficiente a livello internazionale con l’identificazione di strategie comuni di intervento.

 

 

 

 

 

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