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Cenni relativi alla Legislazione sull’handicap dagli inizi del ‘900 ai nostri giorni.

Diego Banchero

Volendo spendere qualche parola circa l’evoluzione storica dell’approccio legislativo relativamente al problema dell’handicap in Italia, dobbiamo fare un passo indietro tornando agli inizi del 1900 dove marginalizzazione ed esclusione sono meccanismi attivi e predominanti in quanto la società al suo interno non prevede spazi per i soggetti portatori di handicap.

L’unica soluzione per le famiglie, impossibilitate a trovare al proprio interno sufficienti spazi ove accudire il disabile, è quella di ricorrere, in modo definitivo, all’inserimento nelle istituzioni di stampo religioso e caritatevole o, per il parente affetto da disabilità di tipo psichico, nell’istituzione manicomiale.

Gli interventi dello Stato sono limitati al versamento di contributi di tipo economico corrisposti alle istituzioni assistenziali le quali si reggono pur sempre grazie a lasciti e beneficenza, mentre praticamente non esiste una specifica legislazione sull’handicap. 

Tale fase  si protrae sino alla fine della seconda Guerra Mondiale. 

Solo con la ricostruzione post – bellica inizia un nuovo periodo, in particolar modo grazie all’approvazione della Costituzione, che stabilisce il superamento di tutte le disuguaglianze, comprese quelle derivanti dalla disabilita. Le attività riabilitative sviluppate negli U.S.A. nei confronti dei reduci di guerra sono di stimolo ad una nuova visione della riabilitazione stessa, che ora è considerata come “recupero della funzione lesa”, e sostituisce l’approccio sino ad allora diffuso nelle istituzioni, per lo più basato su assistenza a custodia.

Tra il ‘50 e il ’58 vengono approvate importanti norme per protezione e assistenza e per l’assunzione obbligatoria al lavoro dei sordomuti (Legge 698/50 e Legge 308/58).  Tra il 1962 e il 1971  vengono emessi provvedimenti e norme a favore di mutilati e invalidi civili.  Mentre nell’anno 1975, con la Legge 854, vengono stabilite le modalità di erogazione degli assegni, delle pensioni e indennità di accompagnamento a favore dei sordomuti, dei ciechi, dei mutilati e degli invalidi civili.

Proprio in questi anni nascono sul territorio nazionale le prime Associazioni di famiglie che rivendicano maggiori interventi da parte dello Stato.

Per quanto riguarda l’handicap psichico, nascono in questo periodo le scuole speciali e i primi centri specialistici nei quali si struttura un approccio basato su interventi di tipo medico rivolti a curare la “parte malata” del disabile; che convivono con intenti protettivi che non sono tuttavia di grande stimolo allo sviluppo, nell’handicappato, di abilità di tipo relazionale e sociale. La separazione tra handicap e malattia mentale si fa più consistente.

Sul finire degli anni settanta e più precisamente nel 1978, si consolidano i frutti di una nuova visione che contesta ogni forma di emarginazione sociale.

Vengono, messe in forte discussione le istituzioni totali e più in generale, tutte le realtà che isolano il disabile e il malato mentale dal contesto sociale.

Le scuole speciali vengono smantellate con la conseguente integrazione dei bambini handicappati nella normale scuola dell’obbligo (Legge 517) e dei giovani adolescenti nella formazione professionale (Legge 845).

Alle implicazioni sociali di handicap e malattia mentale viene data grande rilevanza e, grazie anche allo stimolo portato da alcune esperienze di psichiatria anti - manicomiale in diverse città italiane come : Arezzo, Gorizia e Trieste, vengono pubblicate due importanti leggi riguardanti la riforma della legislazione psichiatrica : la Legge 180 nel mese di  maggio e la Legge 833 a dicembre.

In esse si definiscono le nuove norme per gli accertamenti e trattamenti sanitari, volontari e obbligatori ;  in cui sono maggiormente garantiti i diritti del malato psichico in quanto cittadino in stato di temporanea menomazione anziché potenziale fonte di pericolo per la comunità. E’ importante sottolineare che sino a poco tempo prima una diagnosi di malattia mentale condannava il malato al ricovero coatto in Ospedale Psichiatrico che, nella maggior parte dei casi, era definitivo.

A differenza di quanto avveniva con la precedente normativa (in cui erano chiamati in causa il Pretore o l’Autorità di Pubblica Sicurezza), viene ora attribuita al Giudice Tutelare la competenza per quanto riguarda il controllo di legittimità dei trattamenti sanitari obbligatori e di tutela dei diritti del minorato. 

Vengono date, inoltre, precise disposizioni circa le caratteristiche dei servizi psichiatrici di diagnosi e cura allo scopo di eliminare, impedendone il futuro riformarsi, delle grandi istituzioni manicomiali (evidente esempio di isolamento e emarginazione dal contesto sociale) e delegando la cura e l’assistenza del malato psichico alla “rete” costituita dagli Ospedali Generali e dai servizi territoriali (anche se per l’effettivo superamento degli ex Ospedali Psichiatrici si è dovuto attendere oltre un ventennio).

Nel 1980 vengono pubblicate importanti norme a sostegno del disabile dal punto di vista  delle provvidenze economiche. Tra queste ricordiamo la Legge N.18 dell’11 febbraio: “Indennità di accompagnamento agli invalidi civili totalmente inabili” (tale indennità viene concessa indipendentemente dal livello di reddito della persona disabile) e la legge N. 19, relativa a “Provvidenze a favore dei mutilati ed invalidi paraplegici per cause di servizio”.

Relativamente all’incremento dell’occupazione vengono emesse una Sentenza della Corte Costituzionale “Sul collocamento al lavoro degli invalidi psichici” (nel 1982) e la Legge 863 del 1984 riguardante “Misure a sostegno e incremento dei livelli occupazionali” [ Quest’ultima produzione normativa anticipa un anno di grande attività legislativa, il 1985, in cui vengono emesse tre importanti fonti: Legge N. 113 “Aggiornamento delle discipline di collocamento al lavoro e del rapporto di lavoro dei centralinisti non vedenti”; DPCM dell’8 agosto “Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni e alle provincie autonome in materia di attività di rilievo sanitario connesse a quelle socio – assistenziali ai sensi dell’art. 5 della Legge 23/12/78 N. 833”; Circolare Ministeriale N. 109 “Sul collocamento al lavoro degli invalidi psichici”.]

Tutte queste iniziative esprimono un chiaro tentativo di consolidamento di un approccio fondato sul miglioramento dei livelli di integrazione e mettono ancor più in evidenza l’importanza attribuita agli aspetti sociali dell’handicap e della malattia mentale. Grazie a ciò si producono, negli anni che seguono, ulteriori spinte in avanti che si concretizzano con le “Norme sull’organizzazione del mercato del lavoro” (Legge 56/87), “Iscrizione negli elenchi del collocamento obbligatorio dei minorati con grado di invalidità del 100%” (Circolare Ministeriale N. 5/88) e “Norme in materia di assistenza economica agli invalidi civili , ai ciechi civili e ai sordomuti” (Legge 508/88).

Proprio nella città di Genova, a partire dalla seconda metà degli anni ’80, viene prodotto un importante modello relativo alla sistematizzazione della pratica dell’integrazione del disabile conosciuto in tutto il mondo come “Genoa System” (scuola di Montobbio). 

In conclusione di questo decennio di intensa attività si approda alla pubblicazione della Legge 104/92 che rappresenta sicuramente uno dei passi più importanti e completi per l’integrazione, assistenza e il riconoscimento dei diritti del disabile e che, per la sua grande importanza nel processo di inserimento del disabile all’interno della società, merita una trattazione a parte.

 

 

 

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L’inserimento lavorativo di handicappati nella regione Calabria

 

L’inserimento del disabile nella società

Cenni relativi alla Legislazione sull’handicap dagli inizi del ‘900 ai nostri giorni
Legge 104/92 e ultimi contributi legislativi al problema dell’inserimento del disabile da parte dello Stato italiano
Considerazioni conclusive

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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