In Italia i centri di riferimento
nazionali hanno diagnosticato tra il 2003 e il 2006 quasi 15mila nuovi casi
di tubercolosi e, tra questi, otto di una forma di Tbc resistente ai
farmaci, perciò più aggressiva e tenace. Pericolo Tbc anche nel nostro Paese
dunque? Lo abbiamo chiesto ad Antonio Cassone, Direttore del Dipartimento di
Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell'ISS.
Prof. Cassone, per quali motivi si formano ceppi di tubercolosi
resistenti ai farmaci?
"Il trattamento della Tbc è lungo, va da 8 a 12 mesi, molto particolare e
prevede l'assunzione fino a 4 farmaci per un anno. Se il paziente non prende
le medicine a dovere, ovvero per tutto questo tempo (una condizione che in
gergo si definisce mancata compliance o non aderenza), è molto probabile che
a uno o due di questi farmaci diventi resistente. Quindi la resistenza è
dovuta non al fatto che il farmaco non funzioni, ma al fatto che il farmaco
non viene assunto correttamente e per tutto il tempo richiesto oppure che
sia di bassa qualità, come spesso avviene nei Paesi in via di sviluppo.
Quello della resistenza, d'altra parte, è un fenomeno comune, succede anche
con altri antibiotici. Tuttavia nel caso di un batterio tubercolare la
resistenza ai farmaci di prima linea (quelli cioè usati in prima battuta,
che costano poco - dai 10 ai 20 dollari - che sono efficaci e niente affatto
tossici) è molto più grave, perché a differenza che nelle altre patologie,
si ricorre a farmaci di seconda linea che sono molto tossici, molto costosi,
poco efficaci e in alcuni casi introvabili".
Cosa differenzia la Multidrug Resistano TB (MDR) e la Extensive o Estreme
Drug Resistant TB (XDR)?
"La resistenza ai farmaci di prima linea, ad almeno due di essi, cioè l'isoniazide
e la rifampicina, si chiama MDR e quando avviene si è costretti a usare gli
altri farmaci. Anche in questo caso, tuttavia, ci può essere mancata
aderenza: se si diventa perciò resistenti anche ai farmaci di seconda linea
la resistenza diventa "estrema" (XDR). Di fatto, la malattia è incurabile e
porta a morte chi ne è affetto. In tutti i casi di XDR la mortalità è oggi
di circa il 50%, un dato davvero molto alto per una malattia come la Tbc che
è invece curabile già con i farmaci di prima linea".
Otto i casi "certificati" in Italia tra il 2003 e il 2006 di MDR - TB.
Esiste un rischio epidemia anche da noi?
"No, nessun rischio e, dunque, qualunque allarmismo è fuori luogo. In Italia
si verificano pochi casi di MDR (1,5% di tutte le infezioni primarie, il che
significa 60- 80 individui al massimo su 4.000). Di questi pazienti alcuni
hanno cominciato da molto tempo la terapia con i primi farmaci, li hanno
assunti male perché magari non li hanno sempre trovati, sono immunodepressi,
anziani, in alcuni casi HIV positivi. Allora è chiaro che possono divenir
resistenti anche ai farmaci di seconda linea".
A proposito di HIV, quale meccanismo perverso innesca la coinfezione?
"Innanzitutto, in presenza del virus dell'HIV, manca la componente
immunitaria, si è cioè immunocompetenti e questo complica di molto la
situazione. In secondo luogo, il ceppo si moltiplica e dà infezioni extra
polmonari, più difficili da diagnosticare e da trattare. La terapia è ancora
più lunga ed esiste oltretutto la possibilità di una cattiva sinergia con i
farmaci antiretrovirali. Di fatto, la mortalità in questi soggetti rasenta
l'80- 90%. La MDR e la XDR - TB nel soggetto sieropositivo costituiscono
davvero un evento catastrofico".
Esistono attualmente farmaci in via di sperimentazione?
"Nulla fino a qualche anno fa. Adesso alcune industrie stanno lavorando a
nuovi farmaci e vaccini antitubercolari. L'Istituto Superiore di Sanità
partecipa a due progetti europei: il MUVAPRED e il MILD TB, entrambi
finalizzati alla messa a punti di vaccini preventivi che tuttavia si
sperimentano anche sull'infezione già in corso. Poi, l'ISS coordina un
importante progetto nazionale volto al monitoraggio e alla sorveglianza
dell'infezione".
I progetti e gli studi dell'ISS
Nell'ambito di MUVAPRED - Mucosal Vaccines for Poverty Related Diseases - un
network composto da circa 30 gruppi di ricerca europei guidato dalla Chiron
Novartis, l'Istituto Superiore di Sanità è capofila di una linea di ricerca
impegnata nella sperimentazione di due vaccini antitubercolari basati su
nuovi adiuvanti che stanno per andare in trial di fase I.
Con il progetto MILD TB che vede sempre l'ISS alla guida, i ricercatori si
prefiggono lo scopo di ottenere risposte immunitarie contro potenziali
antigeni vaccinali assolutamente innovativi quali i lipidi e i glicolipidi
micobatterici, a cui nessuno aveva mai pensato prima perché di bassa
immunogenicità, ma che è possibile combinare con altre molecole proteiche,
ottenendo ottime risposte immunitarie.
La sorveglianza nazionale della diffusione della Tbc è affidata all'ISS nel
tentativo di riuscire a contrastare la resistenza del micobatterio ai
farmaci. L'Istituto rappresenta il centro sovranazionale di riferimento e
comunica i risultati della sua attività direttamente all'OMS. Finora sono
solo due i centri qualificati (entrambi a Milano) che ricevono dalle Regioni
i ceppi e ne stabiliscono la relativa diagnosi. I ceppi vengono poi inviati
all'ISS che conferma o meno la diagnosi e la suscettibilità ai farmaci. Allo
scopo di potenziare questa Rete è stato varato da poco da parte del
Ministero della Salute un programma con le Regioni (capofila l'Emilia
Romagna), attraverso il Centro per il Controllo delle Malattie (CCM), e
l'Istituto Superiore di Sanità. Obiettivo finale: aumentare i centri che,
una volta istruiti adeguatamente, possano inviare i ceppi batterici
all'Istituto, dove si prevede perciò di realizzare una sorta di "ceppoteca"
nazionale.
Fonte: ISS