Lentamente,
timidamente ma progressivamente, negli ultimi anni, il tema “handicap e
sessualità”, esce dal buio della rimozione collettiva e dalla penombra
penosa del privato individuale per divenire oggetto emergente di
discussione pubblica sia in ambito scientifico che sociale.
Con questo nostro primo incontro cerchiamo di dare un piccolo contributo
a questo percorso proponendoci di coinvolgere i soggetti interessati
(operatori, famiglie, persone disabili) ciascuno nel proprio ruolo, a
una nuova e diversa definizione dei bisogni, delle aspettative, del
senso della cura e delle relazioni. “La sessualità, come l’acqua, non
può essere attraversata senza essere disposti a sentirsi immersi nelle
sue peculiarità – M.C.Pesci”. E’ parte integrante della persona e
pervade i diversi elementi costitutivi dell’individuo. Essa ruota
attorno a due diverse dimensioni, strettamente collegate e
interdipendenti tra loro. Una dimensione individuale, soggettiva, che
riguarda il proprio modo di essere nel mondo, persona sessuata che è
diverso da tutti gli altri modi possibili, e il potersi sentire vivo
dentro e attraverso quello specifico corpo, di provare emozioni,
affetti, pensieri e fantasie.
Un secondo elemento è la dimensione relazionale. Essa spinge ad
incontrare l’altro nel riconoscimento e nell’accettazione delle
reciproche diversità e quindi nel piacere di dare e di ricevere,
d’essere oggetto e soggetto di desiderio e di piacere. Possiamo
intendere di come la sessualità tende a soddisfare spinte motivazionali
diverse e complesse non finalizzate esclusivamente all’accoppiamento, ma
che in esso possono trovare un’armonica espressione (pulsione di
scambio). Wojtyla invocava “particolare attenzione” per la “cura delle
dimensioni affettive e sessuali della persona handicappata”. Una
società, disse il pontefice, che desse spazio solo ai sani, ai
perfettamente autonomi e funzionali, “non sarebbe una società degna
dell’uomo”. Dunque, qual’è il problema? Sta nella persona disabile?
Nelle famiglie? Nell’ambiente (umano e non umano) che ospita la persona
disabile (strutture, operatori,)? In tutte queste figure assieme?
Oltre alla comprensione di qual è il problema e quante persone ne sono
coinvolte, diventa importante capirne la problematicità, cioè lo sfondo
da cui il problema emerge.
Questo aspetto richiama l’attenzione sulla possibilità di mettere in
luce i molti elementi che la situazione problematica sottintende e di
conseguenza richiede di focalizzare i bisogni ai quali ci si propone di
rispondere.
Ancora, non può essere dimenticato il compito di rendere espliciti i
significati, i valori, le rappresentazioni della sessualità entro cui si
stanno muovendo i soggetti coinvolti, e di conseguenza la necessità di
chiedersi: con quali parametri si sta interpretando la sessualità delle
persone in difficoltà a cui si cerca di portare aiuto?
La Tavola Rotonda parte da queste domande alla ricerca di risposte
adeguate.
Fonte: Corrado Sorbara