Genova Anno V - n°28 - 03.04.2007 Pagine Nazionali

del 22/05/2007

 

Sessualità ed affettività nell’handicap


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Lentamente, timidamente ma progressivamente, negli ultimi anni, il tema “handicap e sessualità”, esce dal buio della rimozione collettiva e dalla penombra penosa del privato individuale per divenire oggetto emergente di discussione pubblica sia in ambito scientifico che sociale.
Con questo nostro primo incontro cerchiamo di dare un piccolo contributo a questo percorso proponendoci di coinvolgere i soggetti interessati (operatori, famiglie, persone disabili) ciascuno nel proprio ruolo, a una nuova e diversa definizione dei bisogni, delle aspettative, del senso della cura e delle relazioni. “La sessualità, come l’acqua, non può essere attraversata senza essere disposti a sentirsi immersi nelle sue peculiarità – M.C.Pesci”. E’ parte integrante della persona e pervade i diversi elementi costitutivi dell’individuo. Essa ruota attorno a due diverse dimensioni, strettamente collegate e interdipendenti tra loro. Una dimensione individuale, soggettiva, che riguarda il proprio modo di essere nel mondo, persona sessuata che è diverso da tutti gli altri modi possibili, e il potersi sentire vivo dentro e attraverso quello specifico corpo, di provare emozioni, affetti, pensieri e fantasie.


Un secondo elemento è la dimensione relazionale. Essa spinge ad incontrare l’altro nel riconoscimento e nell’accettazione delle reciproche diversità e quindi nel piacere di dare e di ricevere, d’essere oggetto e soggetto di desiderio e di piacere. Possiamo intendere di come la sessualità tende a soddisfare spinte motivazionali diverse e complesse non finalizzate esclusivamente all’accoppiamento, ma che in esso possono trovare un’armonica espressione (pulsione di scambio). Wojtyla invocava “particolare attenzione” per la “cura delle dimensioni affettive e sessuali della persona handicappata”. Una società, disse il pontefice, che desse spazio solo ai sani, ai perfettamente autonomi e funzionali, “non sarebbe una società degna dell’uomo”. Dunque, qual’è il problema? Sta nella persona disabile? Nelle famiglie? Nell’ambiente (umano e non umano) che ospita la persona disabile (strutture, operatori,)? In tutte queste figure assieme?


Oltre alla comprensione di qual è il problema e quante persone ne sono coinvolte, diventa importante capirne la problematicità, cioè lo sfondo da cui il problema emerge.


Questo aspetto richiama l’attenzione sulla possibilità di mettere in luce i molti elementi che la situazione problematica sottintende e di conseguenza richiede di focalizzare i bisogni ai quali ci si propone di rispondere.
Ancora, non può essere dimenticato il compito di rendere espliciti i significati, i valori, le rappresentazioni della sessualità entro cui si stanno muovendo i soggetti coinvolti, e di conseguenza la necessità di chiedersi: con quali parametri si sta interpretando la sessualità delle persone in difficoltà a cui si cerca di portare aiuto?
La Tavola Rotonda parte da queste domande alla ricerca di risposte adeguate.

Fonte: Corrado Sorbara

   






  

 


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