Un milione e 200 mila italiani soffrono di orticaria e più della metà di
loro ne soffre proprio in primavera. E’ questo il primo e più
significativo dato che emerge dalla ricerca Gfk-Eurisko presentata a
Dublino nel contesto dell’Antihistamines in Dermatology Summit, che ha
riunito nella capitale irlandese i massimi esperti europei di allergie
cutanee. L’indagine ha preso in considerazione anche le più specifiche
situazioni socio-demografiche delle diverse regioni italiane. «Soffrono
di orticaria in grande maggioranza le donne (75 per cento), specie le
casalinghe, e le parti del corpo più colpite sono le braccia (48 per
cento) e le gambe (31 per cento)» ha rilevato Isabella Cecchini,
direttore del Dipartimento Ricerca sulla Salute di Gfk-Eurisko.
«Anche se questo disturbo non è vissuto come una vera e propria
malattia» ha proseguito la sociologa «è considerato molto pesante il suo
impatto sulla qualità della vita: più della metà dei pazienti (51 per
cento) ritiene ogni episodio molto o estremamente disturbante, vive la
malattia con fastidio (60 per cento) o addirittura rabbia (37 per
cento), oltre a perdere in media tre notti di sonno (56 per cento) ogni
settimana di malattia». La ricerca evidenzia inoltre che il 69 per cento
dei colpiti dall’orticaria non è in cura da un medico ma adotta una
sorta di “fai da te” terapeutico che spesso non ottiene i risultati
sperati. E questo, malgrado il 76 per cento dei pazienti ritenga che il
proprio disturbo vada trattato con farmaci prescritti dal medico: una
contraddizione stridente.
L’orticaria è la più importante manifestazione cutanea dell’allergia. Si
manifesta con pomfi (rilevatezze arrossate di varie dimensioni e forme
irregolari) e prurito, che possono durare da pochi minuti a parecchie
settimane o mesi. A volte si può riconoscere un meccanismo di
causa/effetto ma, in molti casi, la causa scatenante rimane ignota
(forme idiopatiche). In relazione alla durata, si opera un’ulteriore
distinzione tra forme acute e croniche (durata inferiore o superiore
alle sei settimane).
Affrontando il tema della diagnosi e della cura dell’orticaria, Alberto
Giannetti, ordinario di Dermatologia all’Università di Modena, ha
sottolineato l’importanza del medico come unico riferimento diagnostico
e terapeutico: «E’ importante che la diagnosi e la terapia
dell’orticaria cronica non siano oggetto del “fai da te” ma passino
attraverso l’ambulatorio del medico, unico professionista in grado di
porre la diagnosi corretta e proporre la terapia più appropriata. Solo
il medico curante, infatti, può avere la necessaria flessibilità nella
prescrizione del farmaco, in riferimento alla posologia, alla psicologia
del paziente ecc. A questo proposito, è utile ricordare che gli
antistaminici di ultima generazione, come desloratadina, non
attraversano la barriera emato-encefalica e quindi agiscono senza
penalizzare il malato con la tipica sedazione che caratterizza i
prodotti più datati».
Più in generale, al di là del “vissuto” soggettivo del singolo
individuo, il caso dell’orticaria è una tipica condizione patologica in
cui acquisisce la massima importanza il concetto di “presa in carico”
del paziente da parte del medico di medicina generale. «Si tratta di un
modo globale di prendersi cura dei propri assistiti» ha concluso Claudio
Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG)
«non solo per il breve tempo relativo a un certo evento
medico-sanitario, dopo del quale “passare la palla” magari al collega
specialista, ma a tutto tondo, diventando per lui e per la sua famiglia
un vero consulente e consigliere sanitario. La presa in carico, che oggi
rappresenta il baricentro intorno al quale ruota la nuova figura del
medico di medicina generale, è particolarmente importante in realtà
cliniche come l’orticaria, nelle quali la vita non è in pericolo, ma la
qualità della stessa, in mancanza di un trattamento adeguato, può essere
penalizzata in maniera inaccettabile».