L’omosessualità è una condizione
caratterizzata dall’attrazione erotica di un individuo verso altri soggetti
del suo stesso genere con i quali può intraprendere veri e propri rapporti
sessuali o limitarsi a semplici desideri e fantasie. L’omosessualità è sia
maschile sia femminile (lesbismo o saffismo).
Il problema politicamente delicato dell’inclusione/esclusione
dell’omosessualità dalle categorie diagnostiche è stato in parte risolto
dall’ICD-10 specificando che l’orientamento sessuale di per sé non è
considerato un disturbo e dal DSM che dal 1973 (DSM-II) non contempla più
riferimenti all’omosessualità.
L’omosessualità può essere sia una condizione stabile che può durare anche
per tutta la vita, sia una condizione variabile che può manifestarsi in un
certo periodo dell’esistenza e poi scomparire o che può sovrapporsi
all’eterosessualità. Alcuni autori distinguono una omosessualità primaria in
cui il soggetto ha da sempre mostrato assenza di eccitazione e/o esperienze
sessuali nei confronti di individui di sesso opposto, da una omosessualità
secondaria in cui tali elementi di interesse eterosessuale sono stati
presenti e solo successivamente sono scomparsi.
L’omosessualità, può essere vissuta con piena accettazione da parte del
soggetto relazionandosi in pubblico con partner del suo stesso sesso e
stabilendo con questi un legame stabile di coppia e una convivenza
(omosessualità egosintonica). Più spesso, però, l’omosessualità viene
vissuta conflittualmente, e quindi in una dimensione essenzialmente privata,
cercando di nasconderla (omosessualità egodistonica). In questi soggetti,
poiché l’omosessualità è in genere vissuta problematicamente, sono
inevitabili forti sentimenti di colpa e depressione, conflitti con
l’ambiente familiare di origine o paura che tale condizione di omosessualità
possa essere scoperta dai familiari o dal partner eterosessuale. Tali
soggetti possono sposarsi e anche avere dei figli; non mancano i casi in cui
si attua una “doppia vita”.
Si parla di omosessualità latente o mascherata o inconscia quando il
soggetto, pur in assenza di interessi consapevoli e comportamenti rivolti a
individui del suo stesso sesso, sperimenta notevoli difficoltà a realizzarne
di eterosessuali. Si possono evidenziare allora quadri di impotenza
nell’uomo e di frigidità nella donna o di apparente ipercoinvolgimento con
l’altro sesso (dongiovannismo). Nell’omosessualità latente non è raro un
interesse per il modo di vivere degli omosessuali (ad es. frequentando
locali o quartieri dove più frequentemente essi si ritrovano) anche se
concomitante ad un sentimento di ripugnanza per gli omosessuali stessi.
Le ragioni per cui un omosessuale può chiedere un trattamento sono diverse e
investono l’area psicologica, socio-relazionale, etica-religiosa. Esempi ne
sono la non accettazione dell’omoerotismo, anche se desiderato, perché va
contro religione e morale e/o aliena il soggetto dalla famiglia, dagli
amici, dal lavoro. In tal senso sentirsi teso eroticamente verso lo stesso
sesso, ma adottare un comportamento sessuale con individui di sesso opposto
o condurre una vita convenzionale eterosessuale, incluso il matrimonio e la
costituzione di una famiglia a dispetto dell’omosessualità, comporta spesso
ansia, depressione e perdita di desiderio.
Uno dei motivi più frequenti della consultazione è la depressione
conseguente alle difficoltà sociali e relazionali importanti, alla
solitudine, all’insoddisfazione personale, alla malattia somatica,
all’invecchiamento.
Alcuni arrivano dal terapeuta per soddisfare una pressione familiare o
sociale. Sono i casi in cui l’omosessuale richiede un “trattamento” che non
desidera, a conferma della sua incurabilità o per decolpevolizzarsi.