Genova Anno V - n°28 - 03.04.2007 Pagine Nazionali

Le fobie specifiche: nosofobia


Anna Carderi - Psicologa

La nosofobia consiste nella paura marcata ed irrealistica di contrarre una determinata malattia.
Rientra nella categoria delle fobie di tipo residuo, da non confondere con l’ipocondria.
Nonostante la persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole, l’esposizione allo stimolo fobico temuto quasi invariabilmente provoca ansia che può evolvere in un Attacco di Panico situazionale o sensibile alla situazione.


La paura influenza risposte fisiologiche neurovegetative (palpitazioni, sudorazione, elevato arousal etc.) ed emotive (ansia) instaurando un circolo vizioso che rafforza il timore che qualcosa potrebbe accadere. Il livello di ansia o di paura di solito varia in funzione sia del grado di vicinanza che di limitazione della possibilità di allontanarsi allo stimolo fobico.
L’insorgenza solitamente incide con esperienze di malattia o eventi traumatici diretti e indiretti.
Caratteristico è l’evitamento degli stimoli, delle informazioni e delle situazioni che possono determinare il contrarre malattie (DSM-IV). I sintomi infatti compaiono esclusivamente o prevalentemente nelle situazioni temute o quando il soggetto pensa ad esse.


I sintomi o l’evitamento causano un significativo disagio emozionale. Data la specificità dello stimolo fobico e la conseguente facilità con cui può essere evitato nella maggior parte dei casi, il disturbo è compatibile con un adattamento sociale, familiare e lavorativo adeguato e provoca disagi limitati. In genere il paziente si adatta a convivere con queste limitazioni e mantiene un buon equilibrio, finché nuovi fattori stressanti sia psicologici che fisici (eventi di perdita, malattie intercorrenti) comportano una riacutizzazione del disturbo.


I nosofobici vanno distinti dagli ipocondriaci. Gli individui con Ipocondria hanno paura di avere una malattia, mentre gli individui con nosofobia temono di contrarre una malattia (ma non credono che sia già presente).
L’incidenza della patologia è del 3,1% (Malis 2002). La prevalenza globale è maggiore nel sesso femminile rispetto a quello maschile con un rapporto di circa 2 a 1.
È stata inoltre verificata una aggregazione familiare delle fobie; Kaplan ha riportato che circa il 70% di soggetti affetti da fobia specifica ha almeno un familiare affetto dal medesimo disturbo.
In merito al trattamento la psicoterapia cognitiva e quella comportamentale di esposizione sembrano le più efficaci.

 






  

 

Abbiamo già parlato di:

 

Fobie

Le fobie specifiche: claustrofobia 

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>>>continua



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