L'esercizio fisico determina un
incremento della velocità di deambulazione nei pazienti con Alzheimer che
presentano anche un declino significativamente più lento nella pratica di
attività quotidiane rispetto a quelli che ricevono terapia medica standard.
Lo sostiene uno studio pubblicato su J Am Geriatr Soc 2007 (55: 158-65).
Il programma di esercizio, comunque, non sembra influire sui disturbi
comportamentali, sulla depressione o sui punteggi di valutazione nutrizionale.
Individuato un nuovo gene coinvolto nella patogenesi dell'Alzheimer
E' stato scoperto un nuovo gene coinvolto nell'insorgenza della malattia di
Alzheimer, malattia che colpisce solo in Italia circa 600.000 persone.
Particolari polimorfismi del gene che codifica per la sortilina 1 sono risultate
associate a questa malattia.
Sono state studiate alcune famiglie italiane che presentavano una forma
particolarmente grave di Alzheimer, e da questi sono stati isolati i geni della
presenilina1, della presenilina2, della nicastrina e, attualmente, quello della
sortilina1. Ad occuparsi di questo studio è stato un gruppo di ricerca
internazionale, attiva da diversi anni, coordinato da Peter St. George-Hyslop
dell'Università di Toronto e all'interno di questo gruppo alcuni neuroscienziati
italiani hanno avuto un ruolo di rilievo: in particolare il professor Lorenzo
Pinessi, Ordinario di Neurologia, direttore Clinica Neurologica II Università di
Torino, Dipartimento di Neuroscienze dell' ospedale Molinette di Torino, il
Professor Sandro Sorbi, Ordinario di Neurologia, direttore della Clinica
Neurologia dell'Università di Firenze all'ospedale Careggi di Firenze, il
professor Innocenzo Rainero, Associato di Neurologia alle Molinette e la
dottoressa Amalia Bruni, direttore Centro Regionale di Neurogenetica di Lamezia
Terme.
La Malattia di Alzheimer
La malattia di Alzheimer è la più comune causa di demenza: tra il 50 e il 70%
delle persone affette da demenza soffrono di malattia di Alzheimer-un processo
degenerativo che distrugge lentamente e progressivamente le cellule del
cervello. Prende il nome da Alois Alzheimer, neurologo tedesco che nel 1907
descrisse per primo i sintomi e gli aspetti neuropatologici della malattia di
Alzheimer, come le placche e i viluppi neuro-fibrillari nel cervello. E' una
malattia che colpisce la memoria e le funzioni mentali (ad es. il pensare, il
parlare, ecc.), ma può causare altri problemi come confusione, cambiamenti di
umore e disorientamento spazio-temporale.
I Sintomi
i sintomi - qualche difficoltà a ricordare e la perdita delle capacità
intellettive - possono essere così lievi da passare inosservati, sia
all'interessato che ai familiari e agli amici. Ma, col progredire della
malattia, i sintomi diventano sempre più evidenti, e cominciano a interferire
con le attività quotidiane e con le relazioni sociali. Le difficoltà pratiche
nelle più comuni attività quotidiane, come quella di vestirsi, lavarsi o andare
alla toilette, diventano a poco a poco così gravi da determinare, col tempo, la
completa dipendenza dagli altri. La malattia di Alzheimer non è né infettiva né
contagiosa. Può essere considerata a tutti gli effetti una malattia terminale,
che causa un deterioramento generale delle condizioni di salute. La causa più
comune di morte è la polmonite, perché il progredire della malattia porta ad un
deterioramento del sistema immunitario e a perdita di peso, accrescendo il
pericolo di infezioni della gola e dei polmoni.
Nel passato, si tendeva ad usare l'espressione "morbo di Alzheimer" in
riferimento ad una forma di demenza pre-senile, come contrapposto alla demenza
senile. Oggi si ritiene, invece, che la malattia colpisca sia persone al di
sotto dei 65 anni di età che persone al di sopra dei 65 anni. Di conseguenza,
oggi, ci si riferisce spesso alla malattia come a una demenza di Alzheimer,
specificando, eventualmente "ad esordio precoce".