Genova Anno V - n°28 - 03.04.2007 Pagine Nazionali

del 11/05/2007

 

Intervista con il Prof. Bruno Trimarco


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Prof. Bruno Trimarco

Professore Ordinario di Medicina Interna Università degli Studi di Napoli “Federico II” , Vice-Presidente Società Italiana Ipertensione Arteriosa

Quante persone soffrono di ipertensione in Italia e quante sono adeguatamente controllate?
L’ipertensione arteriosa in Italia è un problema che colpisce in media il 33% degli uomini e il 31% delle donne (pressione arteriosa uguale o superiore a 160/95 mmHg, oppure trattamento farmacologico specifico). Il 19% degli uomini e il 14% delle donne sono in una condizione di rischio (border-line), in cui il valore della pressione sistolica è compreso fra 140 e 160 mmHg e quello della diastolica è compreso fra 90 e 95 mmHg.

Quali sono le conseguenze principali legate all'ipertensione?
Il danno legato all'ipertensione interessa tutti gli organi. E' evidente infatti che un aumento della pressione arteriosa è in grado di ripercuotersi su tutti i distretti vascolari. Ovviamente le conseguenze più eclatanti sono quelle per il cervello, il cuore e i reni.
Grazie alla disponibilità di farmaci che, oltre a ridurre i valori pressori, interferiscono con i meccanismi che mediano il danno d'organo indotto dall'ipertensione, oggi è possibile annullare completamente il surplus di rischio cardio e cerebrovascolare connesso all'ipertensione arteriosa.

Qual è l'incidenza dell'ictus in Italia?
Si calcola che nel nostro Paese ogni anno circa 75.000 persone muoiano per ictus cerebrale. In particolare, l'incremento della popolazione anziana ha determinato un brusco aumento dell'incidenza di ictus. Infatti, mentre in soggetti adulti con ipertensione lieve il numero di ictus attesi è 15 per 1000 pazienti/5 anni, negli anziani questo numero sale a 123.
Contemporaneamente, il vantaggio che si può ottenere con la terapia antiipertensiva consiste nella prevenzione di 10 eventi per 1000 persone/5 anni nell'adulto contro 49 eventi prevenuti negli anziani.

E' possibile fare prevenzione dell’ictus?
La terapia dell'ictus cerebrale è purtroppo quasi inesistente. Infatti il trattamento fibrinolitico ha potenzialità molto limitate per la grande sensibilità del tessuto cerebrale all'ischemia che richiederebbe un intervento quasi immediato di riapertura del vaso occluso. L'unica reale terapia è quella riabilitativa quando le conseguenze dell'ictus non sono mortali o comunque particolarmente devastanti. E’ chiaro, quindi, come la reale strategia per fronteggiare questo dramma sia quella preventiva.
La maggior parte degli ictus ischemici riconosce due meccanismi: embolico o trombotico. Nel primo caso, è importante individuare quelle condizioni patologiche ad alto rischio emboligeno e correggerle, se possibile, o proteggere il paziente con un'efficace terapia anticoagulante. Nel secondo caso, il fattore più importante è l'ipertensione e, quindi, il controllo adeguato dei valori pressori rappresenta il mezzo più efficace di prevenzione.
Va però specificato che questo espediente non riesce ad eliminare completamente il rischio di ictus che comunque anche nel normoteso cresce all'avanzare dell'età. Diviene allora importante, da un lato, il trattamento antiaggregante piastrinico che, riducendo la probabilità di deposizione di piastrine sulle irregolarità delle pareti arteriose, attenua il rischio di occlusione trombotica dei vasi e, dall’altro, il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare che minimizza la probabilità di formazione o di crescita di alterazioni della parete vascolare che possono creare restringimenti o addirittura occlusione del lume del vaso.
L'elemento di novità in questo campo è venuto da un grande studio clinico di intervento, il LIFE, che in pazienti ipertesi ha dimostrato che a parità di riduzione pressoria è possibile ottenere un maggiore beneficio nella prevenzione dell'ictus utilizzando il losartan, un farmaco che blocca i recettori AT1 dell'angiotensina II.
 

Fonte: Healthcare


 






  

 


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