Oltre 4.000 psichiatri europei, tra i
quali 749 italiani, hanno indicato in larga maggioranza, che esiste uno spazio
di miglioramento nelle strategie per la gestione della salute fisica nei
soggetti affetti da schizofrenia
I nuovi dati presentati al XV Congresso Europeo di Psichiatria, l’appuntamento
annuale della più grande associazione di psichiatri di Europa (AEP) indicano
che, secondo l'84% degli psichiatri europei intervistati, l'incremento di peso e
le alterazioni metaboliche legate al trattamento antipsicotico rappresentano
l'effetto più problematico di queste terapie.
Il questionario “European Physical Health in Schizophrenia Survey – PHSS è stato
inviato a oltre 50.000 psichiatri e, ad oggi, sono state analizzate le risposte
di 4.220 partecipanti di 14 Paesi diversi. Gli intervistati hanno risposto a 10
domande concernenti il controllo della salute fisica e l'impatto della terapia
antipsicotica sulla salute fisica dei pazienti affetti da schizofrenia.
Mentre l'87% degli psichiatri ha attribuito alla salute fisica valori da
"importante" a "estremamente importante", meno della metà (42%) dichiara di
effettuare regolarmente un controllo della salute fisica dei pazienti durante le
normali visite.
Il passaggio dall’utilizzo di antipsicotici di prima generazione a quella di
antipsicotici di seconda generazione ha contribuito a ridurre alcuni degli
effetti collaterali debilitanti e spesso responsabili dell'isolamento sociale,
come i sintomi extrapiramidali, nonché a fornire una più ampia gamma di misure
di controllo dei sintomi. Tuttavia, gli antipsicotici di seconda generazione non
sono uguali e alcuni sono stati associati a significative variazioni di peso e
ad anomalie metaboliche. A ciò ha fatto seguito un crescente interesse per i
parametri metabolici dei pazienti e per i farmaci utilizzati per la cura della
schizofrenia.
L'associazione tra schizofrenia e alterazioni metaboliche è un fatto
consolidato, ma mentre la causa diretta non è stata ancora individuata,
l'impatto è invece manifesto. Il rischio di mortalità per malattie
cardiovascolari dei soggetti affetti da schizofrenia è di due volte superiore
rispetto alla popolazione normale, in parte a causa dei tassi di prevalenza più
elevati dei fattori di rischio cardiovascolari quali ipertensione, dislipidemia,
obesità e diabete in questa popolazione di pazienti.
Rispetto all'impatto sulla salute fisica dei pazienti, gli psichiatri
intervistati dichiarano che l’aderenza alle terapie rappresenta il problema
maggiore (41%), seguito dall'aumento della mortalità (37%). Nonostante la grande
importanza che gli psichiatri attribuiscono alla salute fisica, è emersa
nuovamente una ridotta frequenza dei controlli: il 16% dichiara infatti di non
aver mai condotto un esame sullo stato fisico, il 27% di averlo condotto durante
la prima visita e, meno della metà (42%), di averlo effettuato quasi a ogni
visita.
Nel questionario, si chiede agli psichiatri di illustrare la loro posizione nei
riguardi dell'incremento di peso, dovuto al trattamento, e dei risultati emersi
sulle possibilità di ulteriori miglioramenti:
• Mentre l'86% fornisce istruzioni per la dieta e lo stile di vita e il 53%
effettua controlli sul peso, la maggioranza degli psichiatri (67%) considera
inefficaci i programmi di intervento sull'incremento di peso
• Il 53% opterebbe per modificare la cura e il 52% passerebbe a un'altra forma
di trattamento
• Il 29% dei pazienti viene mandato da un dietologo o da uno specialista in
problemi di obesità
• Solo il 6% effettua la misurazione della circonferenza vita, un test semplice
e non invasivo per i pazienti in una fase iniziale di diabete e obesità.
I risultati dell’indagine dimostrano il ruolo decisivo che gli psichiatri
possono svolgere nella gestione della salute fisica. Introdurre semplici sistemi
di controllo nella pratica clinica giornaliera, oggi, può aiutare a prevenire
inutili condizioni co-patologiche quali l'incremento di peso, nonché a
migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da schizofrenia. Il
controllo dello stato di salute è un passo importante per ridurre il divario di
aspettativa di vita tra i soggetti affetti da schizofrenia e la popolazione
normale.