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Prof. Carlo Foresta |
Paladini del cuore femminile. Sono
gli estrogeni che le donne devono ringraziare se vivono più degli uomini. Nelle
donne infatti gli estrogeni esercitano un ruolo fondamentale nella protezione
del funzionamento delle arterie attraverso la liberazione delle cellule
progenitrici endoteliali del midollo: quest’effetto giustifica la minor
frequenza di malattie cardiovascolari nella donna durante il periodo fertile.
Il meccanismo è stato scoperto da un gruppo di ricercatori dell’Università di
Padova, coordinati dal Professor Carlo Foresta, direttore del Centro di
crioconservazione dei gameti maschili. Lo studio sta per essere pubblicato sulla
prestigiosa rivista scientifica “Clinical Endocrinology”.
Lo stato funzionale delle arterie viene mantenuto da cellule staminali presenti
nel midollo osseo, che vengono rilasciate nel sangue e si localizzano dove è
presente una lesione delle pareti delle arterie, partecipando alla riparazione
delle stesse. Queste cellule, definite cellule progenitrici endoteliali, possono
essere quantificate nel sangue e, quando il loro numero è basso, vi è un maggior
rischio di patologia cardiovascolare.
Gli studiosi padovani hanno dimostrato che gli estrogeni sono in grado di
aumentare il numero delle cellule progenitrici endoteliali, quindi di
contrastare il pericolo cardiovascolare.
L’esperimento è stato condotto su 45 donne afferenti all’Azienda ospedaliera di
Padova: 30 donne durante le diverse fasi del ciclo e 15 sottoposte a
stimolazione ovarica, con conseguente aumento della produzione degli estrogeni
per cicli di fecondazione assistita. Lo studio è stato condotto in
collaborazione con il professor Guido Ambrosini della Clinica ostetrica di
Padova.
I ricercatori hanno documentato che le cellule progenitrici endoteliali vengono
fortemente stimolate in vitro dagli estrogeni con conseguente aumento del loro
numero, possedendo infatti recettori specifici per gli estrogeni.
Questi risultati dimostrano per la prima volta che nella donna gli estrogeni
ricoprono una funzione fondamentale nel ridurre la frequenza di malattie
cardiovascolari durante il periodo fertile.
“Le malattie cardiovascolari sono state considerate per molto tempo una quasi
esclusiva del sesso maschile. Nell’uomo infatti queste patologie – sottolinea il
Professor Carlo Foresta - insorgono in età più giovanile rispetto alla donna che
prima della menopausa sembra essere protetta dagli ormoni estrogeni. Nelle donne
la frequenza delle malattie cardiovascolari sale progressivamente, fino ad
equipararsi e a superare quella dell’uomo, dopo la menopausa quando le ovaie non
producono più estrogeni. Gli estrogeni pertanto sembrano proteggere lo stato
funzionale delle arterie indipendentemente dai fattori di rischio per malattie
cardiovascolari”.
Fattori di rischio rilevati dall’ Osservatorio nazionale Epidemiologico
Cardiovascolare del Ministero della Salute: il 30% degli uomini fuma (17
sigarette al giorno in media) così come il 21% delle donne (13 sigarette al
giorno in media), il 34% degli uomini e il 46% delle donne non svolge alcuna
attività fisica durante il tempo libero, il 20% degli uomini e il 24% delle
donne ha una colesterolemia totale elevata, cioè uguale o superiore a 240 mg/dl,
il 33% degli uomini e il 30% delle donne ha una pressione arteriosa uguale o
superiore elevata, cioè maggiore di 160-95 mmHg, oppure sotto trattamento
farmacologico specifico, il 18% degli uomini e il 22% delle donne sono obesi,
l’8% degli uomini e il 6% delle donne sono diabetici.