Genova Anno V - n°28 - 03.04.2007 Pagine Nazionali

del 31/05/2007

 

“La dignita’ del malato riemerge nell’occhio del medico curante”


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it 

I successi delle terapie antitumorali hanno, in questo millennio, consentito di aumentare la percentuale di pazienti guariti, di prolungarne la sopravvivenza in diversi tipi di neoplasia, di rendere più lento ‘cronicizzato’ l’andamento della malattia.


Tali sostanziali risultati positivi sono, come naturale, accompagnati dal fatto che, sia la presenza duratura di malattia, sia i farmaci somministrati per prolungare il controllo della patologia di base, possono provocare una serie di sintomi, a loro volta ben affrontabili e gestibili con un corretto approccio di terapie di supporto, sintomatiche, e palliative.


Le cure palliative, infatti, in piena sinergia e continuità con i trattamenti antitumorali, hanno come obiettivo primario la presa in cura dei pazienti e dei loro familiari, tramite il controllo dei sintomi psico-fisici dai quali i pazienti oncologici possono essere affetti nelle fasi di crisi.


Quest’impegno implica, per quanto riguarda gli aspetti fisici (terapie di supporto, medicina palliativa) l’accurata rilevazione e l’appropriato trattamento dei sintomi più frequenti: il dolore, i sintomi a carico dell’apparato digerente, di quello respiratorio, del sistema nervoso....
 

Reti e programmi nazionali e regionali
Lo sviluppo di programmi nazionali e regionali, quali l’‘Ospedale Senza Dolore’ e la ‘Rete delle Cure Palliative’, rappresentano valide articolazioni di risposta culturale ed assistenziale.


D’altra parte, la componente fisica non è esaustiva della sofferenza e della preoccupazione dalle quali i pazienti sono spesso colpiti: è necessaria una presa in carico più globale, che preveda un coinvolgimento del medico curante nell’affrontare le problematiche psicologiche, relazionali, esistenziali. Il controllo dei sintomi fisici, quindi, pur assolutamente necessario, non è di per sé sufficiente a determinare un impatto sulla qualità di vita, che non è, per così dire, “esaurita” da un corretto approccio ai sintomi fisici, perché risente anche di tutti questi altri aspetti. Analogamente, infine, la dignità ontologica della persona umana non è totalmente definita dalla qualità di vita raggiungibile. Anche il miglior controllo dei sintomi fisici e la migliore qualità di vita possibile non saranno in grado, in certe situazioni, di eliminare la sofferenza di passaggi esistenziali difficilissimi e a volte non comprensibili.


E’ a questo punto che la dignità della persona sofferente, a volte non visibile neppure negli occhi stessi del malato, può riemergere nello sguardo di chi se ne prende cura in un vero rapporto umano: “la dignità del malato riemerge nell’occhio del curante”.


In questo senso, una Rete che offra una risposta modulare in quanto a intensità di intervento e individualizzata in quanto a contenuti dell’offerta assistenziale, in una simultaneità e continuità delle cure antitumorali e di quelle sintomatiche e palliative, consente un affronto globale dei bisogni del paziente ed una sua presa in carico.


Un esemplificazione di questo tipo di approccio è rappresentato ora dalla Rete Oncologica della Romagna.


Marco Maltoni - Primario Cure Palliative, Ist. Scientifico Romagnolo Studio e Cura Tumori

 

Fonte: Angeletti


   






  

 


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