I successi delle terapie
antitumorali hanno, in questo millennio, consentito di aumentare la
percentuale di pazienti guariti, di prolungarne la sopravvivenza in
diversi tipi di neoplasia, di rendere più lento ‘cronicizzato’
l’andamento della malattia.
Tali sostanziali risultati positivi sono, come naturale, accompagnati
dal fatto che, sia la presenza duratura di malattia, sia i farmaci
somministrati per prolungare il controllo della patologia di base,
possono provocare una serie di sintomi, a loro volta ben affrontabili e
gestibili con un corretto approccio di terapie di supporto,
sintomatiche, e palliative.
Le cure palliative, infatti, in piena sinergia e continuità con i
trattamenti antitumorali, hanno come obiettivo primario la presa in cura
dei pazienti e dei loro familiari, tramite il controllo dei sintomi
psico-fisici dai quali i pazienti oncologici possono essere affetti
nelle fasi di crisi.
Quest’impegno implica, per quanto riguarda gli aspetti fisici (terapie
di supporto, medicina palliativa) l’accurata rilevazione e l’appropriato
trattamento dei sintomi più frequenti: il dolore, i sintomi a carico
dell’apparato digerente, di quello respiratorio, del sistema nervoso....
Reti e programmi nazionali e regionali
Lo sviluppo di programmi nazionali e regionali, quali l’‘Ospedale Senza
Dolore’ e la ‘Rete delle Cure Palliative’, rappresentano valide
articolazioni di risposta culturale ed assistenziale.
D’altra parte, la componente fisica non è esaustiva della sofferenza e
della preoccupazione dalle quali i pazienti sono spesso colpiti: è
necessaria una presa in carico più globale, che preveda un
coinvolgimento del medico curante nell’affrontare le problematiche
psicologiche, relazionali, esistenziali. Il controllo dei sintomi
fisici, quindi, pur assolutamente necessario, non è di per sé
sufficiente a determinare un impatto sulla qualità di vita, che non è,
per così dire, “esaurita” da un corretto approccio ai sintomi fisici,
perché risente anche di tutti questi altri aspetti. Analogamente,
infine, la dignità ontologica della persona umana non è totalmente
definita dalla qualità di vita raggiungibile. Anche il miglior controllo
dei sintomi fisici e la migliore qualità di vita possibile non saranno
in grado, in certe situazioni, di eliminare la sofferenza di passaggi
esistenziali difficilissimi e a volte non comprensibili.
E’ a questo punto che la dignità della persona sofferente, a volte non
visibile neppure negli occhi stessi del malato, può riemergere nello
sguardo di chi se ne prende cura in un vero rapporto umano: “la dignità
del malato riemerge nell’occhio del curante”.
In questo senso, una Rete che offra una risposta modulare in quanto a
intensità di intervento e individualizzata in quanto a contenuti
dell’offerta assistenziale, in una simultaneità e continuità delle cure
antitumorali e di quelle sintomatiche e palliative, consente un affronto
globale dei bisogni del paziente ed una sua presa in carico.
Un esemplificazione di questo tipo di approccio è rappresentato ora
dalla Rete Oncologica della Romagna.
Marco Maltoni - Primario Cure Palliative, Ist. Scientifico Romagnolo
Studio e Cura Tumori
Fonte: Angeletti