Egr. Direttore,
Con l'approvazione dell'uso degli psicofarmaci per il bambino, in Italia è
venuta meno l'ultima possibilità per lui di farsi sentire, l'ultima difesa dal
mondo degli adulti che non lo riconosce e non lo rispetta.
La famosa ADHD. Cioè iperattività e difficoltà di attenzione, dipende dal fatto
che al bambino non viene più insegnato come gestire se stesso: infatti, fin da
quando viene alla luce, la parola d'ordine dei cosiddetti esperti è
"assecondare", quando invece, qualunque mamma in qualunque parte del mondo e in
qualunque situazione, sa che è necessario tenere stretto il bambino su binari
tracciati dall'esperienza dell'adulto perché possa crescere imparando le regole
per rapportarsi con il mondo circostante e poter sviluppare, così, le sue
potenzialità.
Purtroppo a sbagliare non è soltanto la famiglia che potrebbe credere di dare
tanto al figlio assecondandolo in ogni sua richiesta, oppure non ha il tempo e
l'energia necessari per dire no quando serve, adeguandosi anche all'insegnamento
negativo dei mass-media e della pubblicità, ma è anche la scuola che, ormai da
parecchi anni, ha attuato una organizzazione che manca completamente del
rispetto delle modalità di crescita del bambino.
Infatti il bambino della Scuola Elementare Statale Italiana rimane tutta la
giornata a scuola, quasi sempre seduto nel banco, con un alternarsi di
insegnanti, ognuno con il proprio sapere specifico. La psicologia infantile ci
diceva che, a questa età, il bambino non può lavorare così a lungo ed ha bisogno
di vivere un "rapporto educativo" con un adulto che sappia gestire il lavoro
secondo l'andamento della classe, presentando richieste stimolanti nel rispetto
delle esigenze dell'età, suscitando così il gusto e la gioia ad andare oltre.
Ora il disagio e le difficoltà del bambino che si trova a vivere in situazioni
non adeguate alle sue esigenze, lo portano a difendersi, a reagire come può per
cercare di farsi capire e rispettare.
Ma, a questo punto interviene la cosiddetta "pillola dell'obbedienza" che
distrugge ogni sua vitalità, ogni sua esigenza e lo piega all'organizzazione
imposta dall'adulto.
Quando erano iniziate le difficoltà per il bambino, circa una quindicina di anni
fa, a causa della perdita del rapporto educativo con la "maestra", non avrei mai
potuto pensare che si sarebbe arrivati a tanto!
Noi "maestre" cosiddette "seconde mamme" abbiamo dovuto abbandonare il campo
andando in pensione anche in anticipo e senza poter lasciare il bagaglio delle
nostre esperienze alle nuove leve, ma il bambino è rimasto e la sua sofferenza è
aumentata e cerca di ribellarsi come può.
Ora, da quando ho lasciato la scuola, ho continuato a fare interventi in vari
convegni e conferenze, ma sono stata ignorata o derisa, ho scritto a tante
persone importanti che hanno attinenza con la scuola, ma nessuna risposta.
Sembra come se quello che dico sia avulso dalla realtà, addirittura senza senso
come se il bambino sia un'altra cosa.
Maria Pia Pellegrinelli