Il Cermaf, Centro Ricerche sul Management Farmaceutico di Perugia, ha presentato
i risultati dello studio "Proteggi il tuo respiro", un'indagine sul consumo di
antibiotici e di ossigeno da parte di pazienti affetti da Bpco
Perugia, 20 Marzo 2007 - Appartiene all'Umbria, fra le regioni italiane, il
triste primato del maggior numero di malati affetti da Bpco. La
broncopneumopatia cronica ostruttiva interessa il 6,8% della popolazione (7,9%
maschi; 5,7% femmine). Una percentuale che sale al 22,8% nella classe di età
superiore ai 75 anni. Nel 2003, per questa patologia cronica e per le
complicanze da essa derivanti, in Umbria sono stati registrati 1881 ricoveri
ospedalieri (1209 maschi; 672 femmine) e ben 1095 hanno interessato pazienti di
ambo i sessi con età superiore ai 74 anni.
Sono questi alcuni dati tratti dalle conclusioni dello studio "Proteggi il tuo
respiro", una vera e propria indagine conoscitiva sul consumo di antibiotici nel
trattamento domiciliare della Bpco promossa dal Cermaf, il Centro Ricerche sul
Management Farmaceutico di Perugia, con la collaborazione di Pfizer Italia.
Lo studio, approvato dal Ceas, il Comitato Etico delle Aziende Sanitarie
dell'Umbria, per nove mesi ha monitorato il consumo di farmaci antibiotici,
broncodilatatori e di ossigenoterapia a basso flusso e a lungo termine, in un
campione di soggetti riacutizzati affetti da Bpco, di età superiore ai 50 anni e
residenti nella provincia di Perugia.
"L'esperienza di studio che si è appena conclusa - spiega il dottor Antonio
Perelli, presidente del Cermaf - ha visto la collaborazione volontaria fra
farmacista e medico di famiglia. Si tratta di un'indagine che rappresenta
un'esperienza unica e che pone il Cermaf all'attenzione non solo della regione,
ma di tutta Italia. Le conclusioni della stessa indagine - prosegue Perelli
commentando lo studio - fanno ben sperare. Lo studio ha, infatti, registrato un
relativamente basso numero di ricoveri ospedalieri (13 %) ed il solo decesso di
un paziente di sesso maschile di 85 anni, morto per insufficienza respiratoria
scompensata in ospedale. Grazie ad esso si è anche dimostrata la aggiornata
preparazione professionale dei medici di famiglia umbri".
"La Bpco in Umbria rimane tuttavia una condizione morbosa largamente
sottovalutata, in quanto assai spesso sottodiagnosticata. A causarla,
generalmente, sono il fumo di sigaretta e l'inquinamento ambientale - spiega il
professor Giovanni Casucci, specialista in malattie dell'apparato respiratorio e
già titolare della cattedra di Malattie dell'Apparato Respiratorio
all'Università degli Studi di Perugia - la percentuale di malati, nella nostra
regione, è ben al di sopra delle medie registrate nelle altre regioni italiane.
Il fatto è che le persone attribuiscono spesso affanno e tosse a problemi di
cuore e sottovalutano l'aspetto respiratorio, trascurando l'intervento di uno
pneumologo e magari l'esecuzione di un banale esame strumentale di base, quale
la spirometria, ma più che altro subiscono i disagi di questa malattia nella
vita quotidiana, senza modificare le proprie abitudini di vita come ad esempio
il fumo di sigaretta. Si allarmano soltanto alla comparsa di serie
riacutizzazioni che sono il percorso inevitabile del peggioramento fino a
raggiungere, nelle fasi più gravi, un vero e proprio stato di inabilità. Per
interrompere questo meccanismo nefasto da un lato occorre esercitare prevenzione
sulle abitudini di vita (sospensione del fumo di sigaretta), intensificare le
vaccinazioni nei soggetti a rischio (antinfluenzale, antipneumococcica),
esercitare un maggior controllo sulla stato nutrizionale (combattere l'obesità);
dall'altro, intervenire farmacologicamente quando è necessario, in modo
tempestivo, e diffondere maggiormente la cultura della ginnastica riabilitativa
respiratoria.
E i giovani non sono certo immuni da questi mali: la sigaretta è un vizio di
molti ragazzi e di tantissime ragazze. Come cinquant'anni fa lottavamo contro la
Tbc - conclude Casucci - oggi combattiamo le malattie respiratorie croniche da
tabacco. Nel mondo entro il 2015, a causa dell'inquinamento atmosferico, ma
anche e, soprattutto, del fumo di sigaretta, la prevalenza della Bpco aumenterà
del 50% negli uomini e del 130% nelle donne, colpendo principalmente le classi
di età sopra i 45 anni, con la comparsa di massima gravità (inabilità) oltre i
65 anni e si prevede che sarà la terza causa di morte entro il 2020. In Italia
colpisce il 4,5% della popolazione totale e causa 18.0000 decessi l'anno,
situandosi al quarto posto fra le malattie croniche".
Fonte: Pfizer