Genova Anno V - n°27 - 29.01.2007 Pagine Nazionali

Trovate cellule staminali nel liquido amniotico: una soluzione ai problemi etici


Alcuni scienziati dell'università di Harvard e dell'Istituto di medicina dell'università di Wake Forest, nel North Carolina hanno fatto una scoperta di grande importanza per la medicina: nel liquido amniotico si possono reperire cellule staminali in grado di differenziarsi in cellule di tessuti, muscoli, nervi e ossa, esattamente come quelle embrionali. Se queste preziose cellule potranno veramente essere reperite nel liquido amniotico e nella placenta, il dibattito etico che si è aperto in diversi paesi per quanto riguarda l'utilizzo delle cellule staminali embrionali, potrebbe essere superato. Ad oggi alcuni governi hanno vietato questo tipo di ricerche o comunque posto rigide limitazioni riguardo l'uso di cellule embrionali.
"La nostra speranza è che queste cellule rappresentino una valida risorsa per la riparazione dei tessuti e anche per la creazione di nuovi organi", ha spiegato Anthony Atala, direttore dell'istituto di medicina rigenerativa alla Wake Forest University. Lo studio che ha condotto è stato pubblicato dalla rivista Nature Biotechnology.
Lo studio, durato sette anni, è iniziato prelevando liquido amniotico da donne incinte. I medici erano già a conoscenza di un gran numero di cellule immature che sono presenti nel liquido in cui cresce il feto, ma non si sapeva se vi fossero anche cellule staminali vere e proprie, cioè cellule indifferenziate capaci, come le staminali embrionali, di specializzarsi in cellule di diversi organi.
I ricercatori hanno ossevato che circa l'1% delle cellule immature del liquido amniotico è rappresentato da vere staminali. Nel giro di qualche anno queste cellule sono state fatte crescere e sono si sono differenziate in cellule di muscoli, nervi, grasso ed epatiche.
Sono stati anche condotti i primi test sulle cavie ed hanno dato buon esito. Ad esempio, in topolini lobotomizzati sono state trapiantate cellule del sistema nervoso: queste sono cresciute e hanno riparato l'area danneggiata del cervello. "Abbiamo assistito a un ripristino parziale della funzionalità", ed è stato anche dimostrato che le cellule neurali così ottenute producono neurotrasmettitori, mentre quelle del fegato possono secernere urea; questo è quanto spiegato da Atala nel corso di una teleconferenza con la stampa.
Ma gli scienziati non si lasciano facilmente andare all'entusiasmo perchè sanno che saranno necessari anni prima di poter ripetere gli esperimenti sugli esseri umani. Le ricerche però, grazie alla facile reperibilità delle cellule staminali, potranno procedere velocemente.
Solo negli Stati Uniti avvengono quattro milioni di parti l'anno, ha continuato Atala, e sarà facile raccogliere abbastanza campioni di cellule fetali da creare una banca dati che soddisfi le necessità di trapianto dell'intera popolazione. "Se si arrivasse ad avere una banca di 100mila campioni, il 99% della popolazione americana potrebbe trovarne uno geneticamente compatibile per un eventuale trapianto", ha assicurato lo scienziato.
Nel frattempo, gran parte della comunità scientifica si congratula per la scoperta. Tra questi Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di biologia dello sviluppo dell'Università di Pavia e direttore scientifico del Policlinco San Matteo di Pavia. Secondo l'esperto il risultato pubblicato è il frutto di una sperimentazione molto lunga e che si basa su dati molto consistenti. "E' una ricerca che testimonia come la biologia cellulare stia mantenendo tutte le promesse, compiendo passi in avanti ogni giorno", ha aggiunto Carlo Alberto Redi. Prelevando cellule staminali embrionali dal liquido amniotico sarà possibile avere a disposizione una quantità di cellule tale da coprire tutti i tipi immunologici. "Inoltre questo risultato - ha proseguito - è un esempio di come la comunità scientifica si stia organizzando per superare lo scoglio della ricerca sugli embrioni". Il risultato ottenuto, secondo Redi, fa guardare con ottimismo al futuro, ricordando che la biologia delle cellule staminali è uscita dai laboratori solo da dieci anni: i politici dovrebbero considerare questo aspetto ed assegnare adeguati finanziamenti.

Fonte: Molecularlab.it


 






  



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