La prestigiosa rivista scientifica internazionale Nature Reviews on Cancer
pubblica un innovativo studio della ricercatrice italiana Adriana Albini
Quando si protegge il corpo, il tumore si sviluppa più difficilmente. Uno studio
italiano propone la prevenzione mirata all’organismo prima ancora che alla
neoplasia. L'idea di Adriana Albini, responsabile della ricerca oncologica
dell’Istituto scientifico MultiMedica di Milano, è pubblicata oggi in anteprima
on line su Nature Reviews on Cancer, una delle riviste internazionali più
quotate: si tratta di rendere le persone meno inclini a lasciar insorgere un
tumore mantenendo sano il microambiente.
Un seme germoglia solo se il terreno è pronto ad accoglierlo. Se paragoniamo il
tumore al seme di un’erbaccia, si può pensare di prevenire il suo "mettere
radici", prima ancora di ritrovarsi a doverne estirpare la pianta.
Come? Intervenendo sul "microambiente". Come la natura, anche il nostro
organismo si può considerare un ambiente, costituito da organi, tessuti,
cellule, molecole. Particolari regimi alimentari, farmaci poco tossici,
anti-ormoni, possono far sì che l'organismo sia "protetto" dall'attacco di
un'iniziale neoplasia, rimanendo in equilibrio con sé stesso.
Il tema di "seme e terreno" fu proposto dal chirurgo inglese Stephen Paget alla
fine del 1800, per spiegare la diffusione delle metastasi. Ora, su una delle
principali riviste del gruppo Nature, questo concetto viene rilanciato in
termini di prevenzione. Secondo la studiosa italiana, le cui ricerche sono
sostenute dall'AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), si
possono diminuire i fattori di rischio nell'organismo dell'individuo, rendendolo
un terreno inospitale per l’attecchimento delle cellule neoplastiche.
Per Albini, prima ancora che curarlo, il microambiente va reso meno soggetto ai
tumori mediante la chemoprevenzione. Un uomo, o donna che sia, può intervenire,
almeno in parte, su se stesso per impedire al tumore di sorgere.
Ad esempio, proteggono il microambiente e diminuiscono il rischio di tumore
derivati della dieta come il tè verde, la curcumina del curry, gli isoflavoni
della birra e del vino, le vitamine del gruppo A ed E, il selenio, la soia, i
farmaci antinfiammatori come l’aspirina, alcuni inibitori ormonali come
tamoxifen o finasteride, il controllo del peso.
La strategia della prevenzione ha i suoi pionieri nell’infettivologia: i vaccini
altro non fanno che impedire all'infezione di svilupparsi in malattia. La
prevenzione farmacologica ha raggiunto risultati esaltanti anche in cardiologia:
con la somministrazione di ACE-inibitori e di statine si è riusciti a diminuire
fortemente la mortalità per malattie cardiovascolari. Nel suo articolo su Nature
Reviews on Cancer, Albini propone di mettere a punto un indice di rischio per il
tumore, che possa diventare quantitativo, prendendo spunto dalla "scorecard"
proposta dalla società europea di cardiologia. In questi fattori di rischio
"micro-ambientali" rientrano le abitudini alimentari, il fumo, l'obesità, lo
stato ormonale, l'uso di farmaci e così via.
“Quando sono entrata nello staff dell’IRCCS MultiMedica, un Istituto di Ricovero
e Cura a Carattere Scientifico specializzato nel campo cardiovascolare - spiega
Adriana Albini - ho iniziato a collegare mentalmente cardiologia e tumori, e
l’aspetto di prevenzione e microambiente, in cui i cardiologi sono fortissimi,
mi ha affascinato, così ho pensato di trasferirlo alle neoplasie”.
L'articolo è stato scritto in collaborazione con Michael Sporn, scienziato
americano esperto di chemoprevenzione dei tumori, che ha lanciato un derivato
dell'acido retinico (fenretinide) utilizzato con successo dall'équipe di Umberto
Veronesi e Andrea Decensi per prevenire il tumore mammario delle donne in
pre-menopausa.
Si calcola che implementando la prevenzione si potrebbero salvare dal cancro
milioni di vite.
STUDIO PUBBLICATO SU NATURE REVIEWS ON CANCER, Advanced online publication 12
gennaio 2007
The tumour microenvironment as a target for chemoprevention
Adriana Albini and Michael B. Sporn