A pochi giorni dall'approvazione in commissione del disegno di legge
sull'accoglienza e l'integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini
immigrati, ed aspettando la definitiva promulgazione da parte del consiglio
regionale, "Nonsolocuore, opinioni a confronto", promosso dalla Cardiologia
dell'Ospedale San Paolo di Savona e dalla Medicina dell'Ente Ospedaliero
Ospedali Galliera di Genova, entra nel vivo dei lavori affrontando il tema
dell'immigrazione, focalizzandosi sul rapporto tra cittadini stranieri e sanità
nella nostra regione e quantificando in modo puntuale le dimensioni del
problema.
Immigrazione Regione Liguria.
Secondo gli ultimi dati disponibili (Istat, gennaio 2006) è possibile scattare
una fotografia reale della presenza e delle condizioni dei cittadini stranieri
residenti in Liguria, a Genova ed in tutte le province della regione. Sono
quindi 65.185 gli stranieri residenti in Liguria. Liguria al decimo posto, tra
Umbria e Friuli Venezia Giulia, nella classifica per numero di presenze. In
questa speciale graduatoria le prime tre regioni italiane per numero di presenze
sono: Lombardia (665 mila), Veneto (320 mila) e Emilia (288 mila). In Liguria
sono presenti più donne che uomini 39 mila rispetto a 35 mila; mediamente la
presenza di immigrati aumenta del 12/15 per cento di anno in anno. Le principali
comunità per ordine d'importanza numerica sono: ecuadoriana, albanese,
marocchina, rumena, cinese, tunisina, senegalese.
Immigrazione province liguri.
Nel province gli stranieri presenti sono: Genova 41 mila, Imperia 12 mila,
Savona 12 mila, La Spezia 8 mila. La comunità più numerosa è quella albanese per
tutte le province liguri, tranne quella genovese dove è in maggioranza quella
ecuadoriana.
Immigrazione Genova.
Nel Comune di Genova su un totale di circa 600 mila cittadini residenti, la
popolazione immigrata regolare è pari a circa 19 mila persone. A Genova le tre
principali comunità sono quella ecuadoriana (11657) la seconda d'Italia, quella
marocchina (2868) e quella peruviana (2037) rispettivamente terza e quinta a
livello nazionale.
"Medicina no global" / "permesso di salute".
Secondo gli esperti i problemi esistenti nel rapporto immigrati sanità sono
principalmente tre: barriere linguistiche, mancanza di studi scientifici
osservazionali sulle popolazioni straniere e la diffusione delle medicine
tradizionali in Italia. "Il primo problema che si verifica negli ospedali è
quello di capire i pazienti che spesso non parlano la nostra lingua - afferma il
Prof Paolo Bellotti, primario di cardiologia dell'Ospedale San Paolo di Savona e
promotore del convegno - Per questo motivo molte strutture regionali si sono
dotate di manuali basici di traduzione tra l'italiano e le lingue più usate come
lo spagnolo o il cinese. Dal punto di vista scientifico farmacologico, invece,
siamo davvero molto indietro. I grandi studi scientifici internazionali per
validare i farmaci, infatti, si fanno su popolazioni selezionate, e nella
stragrande maggioranza dei casi i campioni sono di origine o europea o
americana. Stiamo quindi usando parametri validi per la nostra popolazione anche
sulle altre etnie, senza avere dati scientifici certi. In ultimo è certo che non
si conosce fino in fondo la reale efficacia di medicine tradizionali straniere
applicate in Italia."
Come si ammalano gli immigrati.
La maggioranza degli immigrati, regolari ed irregolari, si ammala dopo il loro
arrivo in Italia. Il migrante per motivi di lavoro è portatore di un "patrimonio
di salute": nella maggior parte dei casi infatti il suo viaggio è stato il
risultato di una scelta e di un investimento molto importante per il gruppo da
cui proviene. Generalmente all'arrivo non ha sintomi particolari. Sono le
condizioni lavorative e ambientali a determinare l'insorgenza di nuove malattie
o l'aggravamento di quelle preesistenti inizialmente asintomatiche. Gli esempi
più comuni sono l'asma, la tubercolosi e le broncopneumopatie.
Le condizioni generali.
Dal punto di vista diagnostico i questi pazienti immigrati non presentano quadri
clinici ben definiti. Occorre quindi introdurre nella pratica clinica elementi
nuovi (o forse vecchi) recuperando un approccio alla persona piuttosto che al
singolo sintomo. La diagnosi sugli immigrati è generalmente tardiva e, al
momento del ricovero, la malattia è spesso in fase avanzata.
Ostetricia ginecologia, i dipartimenti più a contatto.
Uno dei settori della sanità pubblica che viene più spesso a contatto degli
altri con le persone straniere è quello dei consultori familiari e ostetrico
ginecologici. In assoluto in Italia quasi il 40 per cento dei ricoveri di donne
immigrate (sia in regime ordinario che in day hospital) è riconducibile a questa
tipologia. Collegato a questo dato, il 56 per cento dei ricoveri in day hospital
per immigrate irregolari (fonte Dossier Immigrazione Caritas 2005) è dovuto a
interruzioni di gravidanza indotte.
Il pronto soccorso è gratuito, la medicina territoriale no.
A differenza di altri paesi, in Italia le cure urgenti sono garantite a tutti,
ma esclusivamente in ambito ospedaliero. Questo innesca un problema abbastanza
noto, cioè che i clandestini si rivolgono direttamente ai pronto soccorso
finendo per intasarli e non riuscendo ad accedere alla medicina territoriale
molte condizioni curabili a livello domiciliare finiscono così per occupare
"impropriamente posti in ospedale".
di Andrea Comaschi