Genova Anno V - n°27 - 29.01.2007 Pagine Nazionali

del 23/03/2007

 

Attivi contro il dolore e l’invecchiamento


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Milioni di over 50 scendono in campo

 

Secondo una ricerca realizzata da Datanalisys per conto di Unieda, l’Unione Italiana di Educazione degli Adulti, oltre la metà degli italiani con più di 50 anni si dedica all’attività fisica più di una volta alla settimana. L’esercizio fisico, insieme alla terapia farmacologica è considerata l’arma più efficace contro le malattie osteoarticoari, delle quali soffre il 60 per cento della popolazione. E per incoraggiare un numero crescente di persone a “darsi una mossa” al via una grande campagna nazionale presentata da Gianni Rivera.

Roma, 20 marzo 2007 - Over 50 in marcia. Smentendo luoghi comuni o radicati stereotipi sugli italiani “sedentari”, si scopre che più della metà (52,7) delle persone che hanno compiuto 50 anni dichiara di dedicarsi ad attività fisica. E non saltuariamente, dal momento che quasi il 20 per cento dichiara di esercitarsi a giorni alterni, mentre il 38,1 dei “praticanti” vanta una frequenza di due volte a settimana.

L’identikit delle abitudini sportive degli italiani over 50 emerge da un’indagine realizzata da Datanalisys per conto di Unieda, l’Unione Italiana di Educazione degli Adulti, associazione che promuove programmi di formazione ed educazione continua per la popolazione adulta.

Secondo l’indagine – condotta su un campione di mille italiani “over 50” – gli adulti che praticano attività fisica si allenano per lo più in palestra (40 per cento) o all’aria aperta. L’attività preferita è la ginnastica posturale (20,1 per cento) seguita dalla ginnastica dolce (16,1 per cento), dalle camminate a passo svelto (14,2 per cento) e dal nuoto (12 per cento). Circa il 40 per cento si affida a un istruttore, all’interno di un gruppo, mentre il 35,5 per cento preferisce il “fai-da-te”.
Ma se la maggioranza assoluta delle persone avanti con gli anni si è “data una mossa” – ascoltando il consiglio del medico (38,6 per cento) o perché consapevole dei benefici dell’attività fisica (29 per cento) - resta il problema di una quota di popolazione quasi analoga (47,3 per cento) refrattaria a qualsiasi attività fisica: il 33 per cento non ha mai fatto sport, mentre il 13,8 per cento per un motivo o per l’altro ha appeso le scarpette al chiodo.

Persone che, non muovendosi, rischiano di compromettere la loro salute, con un aumento del rischio per le malattie cardiovascolari, obesità, diabete, fino ai tumori. E si espongono a un peggioramento dei sintomi delle malattie osteoarticolari, delle quali soffrono il 60 per cento del campione e che in Italia affliggono oltre 4 milioni di persone, con pesanti ricadute in termini sanitari e sociali.
“La mancanza di movimento comporta un aumento della rigidità articolare nelle persone che soffrono di patologie reumatiche” afferma Giovanni Minisola Direttore Unità Operativa di Reumatologia, Ospedale San Camillo di Roma. “Rafforzare la muscolatura con l’esercizio fisico aiuta a sostenere e a proteggere le articolazioni. Se, invece, si persevera nelle abitudini sedentarie, i muscoli diventano sempre più deboli e le ossa più fragili e predisposte alle fratture”.

E proprio per incoraggiare le persone over 50 a “darsi una mossa” e a combattere attraverso l’esercizio fisico i problemi osteoarticolari, Unieda in collaborazione con Upter Sport e con il contributo di Merck Sharp & Dohme promuove la campagna nazionale Muoviti Muoviti – Attivi contro il dolore.
Nelle prossime settimane, in dieci città italiane si svolgeranno, presse le sedi locali Unieda, incontri tenuti da un istruttore Upter Sport e un reumatologo che forniranno informazioni e consigli per combattere al meglio le malattie reumatiche.
“L’obiettivo di questa campagna” afferma il presidente di Unieda Francesco Florenzano “è di promuovere una maggiore conoscenza delle malattie osteoarticolari e delle nuove terapie nonché suggerire un corretto stile di vita basato sull’importanza di una regolare e moderata attività fisica”.

E a battezzare l’iniziativa è un personaggio che di movimento se ne intende: Gianni Rivera, l’indimenticato “golden boy” del calcio italiano che continua a occuparsi di sport, nelle vesti di parlamentare europeo e di consigliere per le politiche sportive del comune di Roma, e a praticarlo, a dispetto dei problemi reumatici di cui ha sofferto. “Nonostante gli impegni sportivi mi portino a viaggiare” afferma Rivera “cerco sempre di ritagliarmi del tempo da dedicare al movimento. In particolare mi dedico al tennis, che è diventata la mia seconda passione. Dopo il calcio, ovviamente”.

L’attività sportiva, talvolta, viene ostacolata dai dolori osteoarticolari e in tali casi va considerata anche l’opportunità della terapia farmacologica: “Quando il dolore rende impraticabile l'esercizio fisico o quando a seguito di una eccessiva attività fisica è comparso dolore, è opportuno considerare anche un trattamento farmacologico”, afferma Minisola. “I recenti inibitori selettivi della COX–2, i Coxib, rappresentano un notevole progresso nel settore della terapia antidolorifica e anti-infiammatoria, poiché coniugano efficacia e sicurezza gastrointestinale. In particolare, un Coxib di ultima generazione, etoricoxib, in numerosi studi clinici sui principali modelli di dolore reumatico (artrosi, artrite reumatoide, artrite gottosa) ha dimostrato di contrastare molto efficacemente e rapidamente dolore e infiammazione, assicurando elevati livelli di sicurezza gastrointestinale”.

Oggi, grazie ai dati di un recente studio internazionale condotto su oltre 34.000 pazienti , abbiamo certezze anche per quel che concerne la sicurezza cardiovascolare dei Coxib in generale e di etoricoxib in particolare, sicurezza che per etoricoxib appare sovrapponibile a quella del vecchio antinfiammatorio diclofenac.
"Questo studio ha dimostrato come i due farmaci confrontati (etoricoxb e diclofenac) siano del tutto simili quanto a sicurezza cardiovascolare, confermando quindi etoricoxib quale farmaco efficace, sicuro ed affidabile. Per una prescrizione adeguata – conclude Minisola – occorre però sempre basarsi su una diagnosi corretta e sulla valutazione globale dei rischi e delle comorbidità del singolo caso, valutazione che solo il medico può fare, al fine di prescrivere la terapia antalgica e anti-infiammatoria più indicata e solo per il periodo di tempo necessario".


 

Fonte: Proforma


 






  

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