Intervista a Giovanni Minisola -
Direttore della Divisione di Reumatologia
È veramente importante praticare attività fisica anche dopo i 50 anni, pur
soffrendo di dolori osteoarticolari?
E’ sicuramente importante perché praticare un’attività fisica ha effetti
benefici sulla qualità della vita, migliora le capacità funzionali, riduce i
rischi di patologie croniche quali l’ipertensione, la cardiopatia ischemica,
l’osteoporosi, la depressione e l’ansia. Inoltre contribuisce a ridurre gli
effetti negativi derivanti da situazioni di disabilità, specie se associate a
dolore. Se l’attività sportiva riuscisse a diventare parte integrante della
nostre abitudini quotidiane, anche prima di arrivare ai 50 anni, riusciremmo a
prevenire alcune importanti patologie associate a sedentarietà. Per
intraprendere l’attività fisica non è mai molto tardi. Cominciare tardi,
talvolta a molti anni di distanza dagli ultimi esercizi di educazione fisica
fatti a scuola, può risultare molto complicato, soprattutto se le articolazioni
sono dolenti per la presenza di infiammazione; tuttavia è necessario cominciare,
perché a lungo andare il persistere di una condizione di sedentarietà peggiora
ulteriormente la situazione.
Cosa potrebbe accadere a una persona con reumatismi se non praticasse
attività fisica?
Per chi soffre di patologie reumatiche la mancanza di movimento comporta un
aumento della rigidità articolare. Praticare attività fisica significa mantenere
i muscoli, le articolazioni e le ossa in buona salute. Rafforzare la muscolatura
con l’esercizio fisico aiuta a sostenere e a proteggere le articolazioni. Se,
invece, si persevera nelle abitudini sedentarie, i muscoli diventano sempre più
deboli e le ossa più fragili e predisposte alle fratture.
Per chi non vuole frequentare centri sportivi può bastare una passeggiata ogni
giorno, per almeno 30 minuti. Camminare migliora la circolazione, ha effetti
favorevoli sull’osso, rilassa, potenzia la muscolatura, rende più mobili le
articolazioni, aiuta insomma a sentirsi meglio.
Quale attività fisica è consigliabile a chi soffre di dolori osteoarticolari?
Prima di cominciare qualsiasi attività fisica è sempre consigliabile rivolgersi
al proprio medico. Infatti, non tutti i movimenti sono adatti e possibili per
tutti.
Il grado e il tipo di movimento dipendono dallo stato di salute generale del
singolo individuo e dalle caratteristiche della patologia osteoarticolare
presente.
Sono diversi i fattori che bisogna analizzare prima di cominciare un programma
di esercizi fisici. È proprio per questo motivo che sarebbe auspicabile una
collaborazione tra medico, fisioterapista e istruttore. Un programma di attività
fisica ben organizzato deve prevedere diversi tipi di esercizi che facciano
muovere i vari segmenti corporei in modo delicato, continuativo e progressivo,
per evitare fenomeni di rifiuto. In altre parole, occorre programmare l’attività
fisica in modo tale che questa venga percepita piacevolmente, come fattore in
grado di apportare benessere. Solo così chi pratica attività fisica è
incentivato e motivato a continuarla.
Chi soffre di problemi osteoarticolari in genere sta assumendo farmaci.
L’attività fisica può sostituire le cure farmacologiche?
Assolutamente no, l’una non può escludere l’altra. Gli obiettivi del trattamento
delle patologie osteoarticolari prevedono un approccio non farmacologico
(attività fisica, perdita di peso, controllo della posizione) e la terapia con
farmaci contro il dolore e l’infiammazione, quali gli anti-infiammatori non
steroidei, noti come FANS. Tra i FANS, i recenti inibitori selettivi della COX–2,
i Coxib, rappresentano un notevole progresso nel settore della terapia
antidolorifica e anti-infiammatoria, poiché coniugano efficacia e sicurezza
gastrointestinale. Con i Coxib è possibile avere risultati sulla sintomatologia
equivalenti o superiori a quelli che si ottenevano con i vecchi FANS, abbattendo
però considerevolmente il rischio di incorrere nei problemi gastrici provocati
dalle vecchie molecole. In particolare, un Coxib di ultima generazione,
Etoricoxib, in numerosi studi clinici sui principali modelli di dolore reumatico
(artrosi, artrite reumatoide, artrite gottosa) ha dimostrato di contrastare
molto efficacemente e rapidamente dolore e infiammazione, assicurando elevati
livelli di sicurezza gastrointestinale.
E per quanto riguarda il profilo di sicurezza dei Coxib di cui tanto si è
discusso dal ritiro del Vioxx ad oggi?
I Coxib sono sottoposti, prima della commercializzazione, ad un rigido iter
procedurale da parte degli enti regolatori statunitensi (FDA) ed europei (EMEA).
Le stesse misure e le stesse cautele, purtroppo, non sono state mai adottate nei
confronti dei vecchi FANS, anche se va sottolineato che recentemente l’FDA (Food
& Drug Administration), sulla base delle nuove acquisizioni scientifiche, ha
richiamato l’attenzione sui rischi gastrointestinali e cardiovascolari correlati
al loro impiego. I Coxib negli ultimi due anni sono stati oggetto di una
particolare attenzione quanto a sicurezza cardiovascolare, ritenuta non
sufficientemente studiata e definita. Oggi, a seguito dei risultati dello studio
MEDAL, è possibile affermare che il profilo di sicurezza cardiovascolare dei
Coxib è sovrapponibile a quello delle vecchie molecole. Nello studio MEDAL,condotto
su ben 34.701 pazienti, sono stati confrontati un Coxib di ultima generazione,
Etoricoxib, con uno dei FANS di vecchia generazione più adoperato, Diclofenac.
Questo studio ha dimostrato come i due farmaci siano del tutto simili quanto a
sicurezza cardiovascolare, validando quindi Etoricoxib quale farmaco efficace,
sicuro ed affidabile. Per una prescrizione adeguata, però, occorre sempre
basarsi su una diagnosi corretta e sulla valutazione globale del malato, che
solo il medico può fare. Tale valutazione deve essere finalizzata alla
valutazione dei rischi e delle comorbidità, al fine di prescrivere la terapia
antalgica e anti-infiammatoria più indicata e solo per il periodo di tempo
necessario. Solo così si potranno ottenere dai farmaci gli auspicati vantaggi
abbattendo contemporaneamente il rischio di effetti collaterali.
Fonte: Proforma