L’endometriosi* è una malattia endocrino-dipendente e gli steroidi
sessuali, in particolare gli estrogeni, hanno indubbiamente un ruolo importante
nella crescita e nello sviluppo delle lesioni. La soppressione dei livelli di
estrogeni è in effetti il principale meccanismo d’azione di molti trattamenti
medici proposti. Purtroppo nessuna delle terapie fino ad oggi sperimentate ha
permesso un trattamento efficace e risolutivo della malattia. Numerosi studi
concordano sul fatto che l’utilizzo continuativo dei contraccettivi orali può
alleviare i sintomi dolorosi causati dall’endometriosi. Nel tentativo di trovare
un’associazione estro-progestinica adatta per trattamenti di lunga durata e
associata ad una bassa percentuale di effetti indesiderati è stato testato,
nelle donne con endometriosi, il nuovo contraccettivo ormonale combinato a
somministrazione vaginale che ha la forma di un anello flessibile di 5.4 cm di
diametro (NuvaRing). In uno studio condotto recentemente presso l’Università di
Milano, il sistema NuvaRing è stato somministrato ad un gruppo di donne in
maniera continuativa, senza mai fare una pausa per 12 mesi. Con cadenza
trimestrale venivano registrati i dati relativi alla sintomatologia dolorosa,
l’eventuale comparsa di eventi avversi ed episodi di sanguinamento e venivano
eseguiti esami clinici ed una ecografia transvaginale. Per quanto concerne il
sollievo della sintomatologia dolorosa, si è osservato un sensibile
miglioramento della dismenorrea, che è scomparsa in quasi tutte le pazienti dopo
6 mesi di trattamento. Anche gli effetti collaterali sono risultati minimi.
L’86% delle pazienti si è dichiarato totalmente soddisfatto al termine dei primi
6 mesi di terapia.
Nonostante si sia trattato di uno studio pilota che non ha previsto un confronto
con altri trattamenti, i risultati preliminari sull’utilizzo di NuvaRing in
donne con endometriosi risultano incoraggianti per quel che riguarda la
sintomatologia dolorosa e il grado di soddisfazione della paziente.
Resta il fatto che, come più volte dimostrato in letteratura, nessuna terapia
medica è in grado di eradicare l’endometriosi, di conseguenza l’obiettivo
principale di quest’ultima è solo quello di alleviare i sintomi dolorosi e, in
tal senso, la terapia medica può essere d’aiuto alla chirurgia come trattamento
coadiuvante nel pre- e nel post-operatorio. Ricordiamo che, non essendo nota
un’unica causa dell'endometriosi, qualunque terapia noi pratichiamo non ci può
dare la certezza di risolvere in maniera definitiva la malattia, ma può essere
utile a ridurre la sintomatologia o a favorire la fertilità. Pertanto spesso
dopo la sospensione di una terapia medica, oppure qualche tempo dopo un
intervento chirurgico, si può assistere alla ricomparsa della sintomatologia.
*L’ENDOMETRIOSI
L'endometriosi è una malattia che colpisce le donne in età riproduttiva. Il nome
deriva dalla parola "endometrio", cioè il tessuto che riveste la superficie
interna dell'utero e che cresce e successivamente si sfalda ogni mese durante il
ciclo mestruale.
L' endometriosi consiste nella presenza di endometrio al di fuori dell' utero,
in sedi anomale. Più frequentemente si può trovare sulle ovaie, in prossimità
delle tube, dei legamenti dell' utero e sul tessuto di rivestimento dalla cavità
peritoneale. Talora l' endometriosi si può trovare sull' apparato urinario,
sull' intestino e sul retto e, talvolta, anche nelle cicatrici addominali
post-chirurgiche, o all'esterno dell'addome, nel polmone, sul braccio, nella
coscia e in altre zone, ma si tratta di casi rari.
Come l’endometrio, le lesioni endometriosiche sono di solito sensibili agli
ormoni del ciclo mestruale. Ogni mese si sviluppano, si sfaldano e sono causa di
sanguinamento. Però, diversamente dalla superficie interna dell'utero, il
tessuto endometriale al di fuori di esso non ha modo di fuoriuscire all'esterno
del corpo. Il risultato è un sanguinamento interno, con degenerazione del sangue
e del tessuto sfaldato dalle lesioni, infiammazione delle aree circostanti, e
formazione di tessuto cicatriziale. Si formano così, nella sede di impianto,
lesioni più o meno superficiali, cisti e noduli che possono essere causa di
dolore pelvico cronico e sterilità. Altre complicazioni, dipendenti dalla
localizzazione delle lesioni, possono essere la rottura di tali lesioni (che può
essere causa di diffusione ad altre aree), la formazione di aderenze, il
sanguinamento o l'ostruzione intestinale (se le lesioni si localizzano
nell'intestino o nelle sue vicinanze), disturbi vescicali (se le lesioni sono a
livello vescicale), e altri problemi. I sintomi sembrano intensificarsi nel
tempo, sebbene in alcuni casi si abbiano cicli di remissione e di ricorrenza.
L' endometriosi può cominciare ad essere sospettata con il colloquio
medico-paziente se vi è una storia di dolore mestruale o di dolore in occasione
dei rapporti sessuali. La visita ginecologica può evidenziare altri segni:
dolore pelvico, presenza di cisti o noduli a carico degli organi genitali.
L' ecografia e la TAC (quando necessaria) potranno dare informazioni riguardo
alle tumefazioni pelviche apprezzate con la visita, o chiarire eventuali dubbi
nei confronti di altre patologie. Un aumento del livello di CA125 nel sangue può
essere indicativo ma non specifico. Quasi sempre la diagnosi di certezza viene
fatta con la laparoscopia, che può consentire una visualizzazione diretta degli
organi pelvici (utero, tube e ovaie). Con la laparoscopia è inoltre possibile
rimuovere chirurgicamente le lesioni endometriosiche (che verranno confermate
come tali dall' esame istologico) e, per quanto possibile, porre rimedio alla
situazione aderenziale dovuta all'endometriosi stessa.