Il dito a scatto e la malattia di De Quervain sono espressione di un conflitto
meccanico contenente – contenuto tra le guaine tendinee e i tendini stessi
(apparato flessore nel dito a scatto ed estensori del pollice nella malattia di
De Quervain). Le guaine tendinee da fattore di protezione diventano fattore di
malattia quando le pulegge fibrose (ispessimenti circoscritti delle guaine che
mantengono aderenti i tendini al piano osseo durante lo scorrimento) vanno
incontro ad un restringimento fibrotico su base reumatica , tale da impedire la
normale escursione in flessoestensione del tendine. Possono riconoscere anche
cause di tipo traumatico indiretto come conseguenza di attività lavorative che
comportino ripetuti movimenti in flesso-estensione delle dita o del polso (in
questo caso di più frequente comparsa nell’uomo adulto) o di tipo ormonale
legato all’equilibrio tra estrogeni e progestinici per cui sono prevalenti nel
sesso femminile.
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| Fig. 1: Caso “paradigmatico” di associazione delle
tenovaginaliti (terzo dito a scatto e malattia di De Quervain) e della
sindrome del tunnel carpale operate contemporaneamente in anestesia
locale. |
Il dito a scatto
Il dito a scatto è il risultato della costrizione della puleggia dell’apparato
flessore digitale che causa dolore e difficoltà nella escursione in
flesso-estensione dell’articolazione interfalangea prossimale. Può colpire tutte
le dita ma più frequentemente colpisce il pollice e il quarto dito alcune volte
manifestandosi contemporaneamente su più dita.
Sembra che l’indurimento della puleggia, dovuto ad una sorta di trasformazione
fibrocartilaginea della stessa, porti ad un restringimento della struttura di
contenzione del tendine con conseguente difetto di scorrimento dei tendini
flessori rispetto alla loro guaina. L'ispessimento di tale puleggia potrebbe
progredire fino al punto da strozzare il tendine flessore in posizione di
flessione obbligata della articolazione interfalangea prossimale che può essere
risolta solo con l’aiuto dell’altra mano che riporta in estensione il dito dopo
uno scatto doloroso. In una fase iniziale sono presenti, specie al mattino, un
dolore modesto al dito e al palmo della mano ed una sensazione di intoppo
meccanico puro nell'estensione del dito. Al progredire dei sintomi il dolore
diventa più acuto e si avverte il tipico scatto durante le escursioni in
flessoestensione del dito interessato,eventualmente associato alla presenza
palpabile di un nodulo tendineo, inizialmente non dolente e di consistenza
duro-elastica, a livello dell'articolazione metacarpo-falangea.
La causa meccanica del tipico scatto del dito risiede nella difficoltà che il
tendine incontra nel superare il tunnel stenotico a livello della puleggia; solo
forzando ne avviene il superamento, con uno scatto causato dal passaggio del
nodulo reattivo del tendine oltre il punto ristretto della guaina.. Negli stadi
tardivi il dito può essere esteso solo forzatamente e si può arrivare fino alla
perdita dell'estensione completa (dito in blocco, classico del pollice)
Il dito a scatto, salvo la forma congenita , spesso si associa a compressione
del nervo mediano al tunnel carpale per cui il Paziente lamenta al risveglio
mattutino il senso di torpore alle dita nel territorio del nervo mediano
associato a grossolane difficoltà nella flesso estensione delle dita.
L’assenza del movimento associata all’atteggiamento in semiflessione delle dita
tipici del riposo notturno, giustificano il segno classico del dito a scatto e
cioè svegliarsi con il dito in posizione flessa obbligata alla interfalangea
prossimale fino a quando, aiutandosi con le altre dita, si raggiunge
l’estensione con una sensazione di scatto francamente dolorosa. Attivando il
movimento in flessoestensione delle dita la sintomatologia si attenua .Il
movimento infatti aumenta la produzione, all’interno delle guaine, di un film
liquido lubrificante che serva a diminuire i fenomeni di attrito tra il tendine
e la guaina che lo avvolge.
In diagnosi differenziale, si possono prendere in considerazione anche altre
cause di rigidità dell’articolazione interfalangea prossimale, come il degrado
artrosico della stessa od esiti di fratture del polso o dei metacarpi complicate
da rigidità diffusa dei raggi digitali.
Nei casi dubbi è utile eseguire una serie di radiografie della mano dolente per
escludere patologie concomitanti ed anche l'esame ecotomografico della regione
interessata che può dimostrare l’ispessimento volumetrico delle puleggie
interessate.
Trattamento
Il trattamento farmacologico con FANS porta ad un sollievo temporaneo o risolve
forme che spontaneamente sarebbero regredite pur disturbando per qualche
settimana il Pz.
Non penso che valga la pena consigliare tutori od ortesi notturne che
impediscano l’atteggiamento in semiflessione delle dita tipici del riposo
notturno.
Alcuni Colleghi preferiscono infiltrare con prodotti steroidei la zona sede di
scatto spesso portando ad un consistente sollievo della sintomatologia. In
realtà frequentemente si assiste ad una recidiva sintomatologica aggravata, dopo
eventuale infiltrazione locale steroidea , da sofferenza del derma e conseguenti
difficoltà di cicatrizzazione una volta che si debba procedere chirurgicamente.
Nel dito a scatto la terapia per le forme dolenti e strutturate è
fondamentalmente chirurgica e si avvale della apertura longitudinale della
puleggia associata alla liberazione del tendine dalla guaina ipertrofica ed
infiammata, responsabili della costrizione meccanica del tendine e del suo
deficit di scorrimento.
L'intervento chirurgico può essere eseguito ambulatorialmente in anestesia
locale: dura infatti pochi minuti e il paziente può essere dimesso subito dopo
l'uscita dalla sala operatoria.
Generalmente si esegue una piccola incisione (1,5 cm) a livello della piega
flessoria palmo-digitale. Da qualche anno preferisco un accesso obliquo centrato
sul cuscinetto adiposo palmare. La relativa difficoltà portata dall’abbondanza
dei lobuli adiposi è compensata dal risultato estetico e funzionale.
Si rimuove il tessuto adiposo dalla superfici palmare della guaina del tendine
flessore mediante dissezione smussa utilizzando due piccoli divaricatori per
proteggere i fasci neurovascolari.
Si identifica il confine distale della puleggia metacarpo-falangea che viene
incisa risalendo prossimalmente, effettuando contemporaneamente la ablazione
della tenosinovia infiammata e degenerata.
Se ci sono nodulazioni sul tendine o persiste lo scatto, si esegue anche una
parziale sezione della seconda puleggia anulare.
Si valuta lo scorrimento del tendine attivo e passivo che deve avvenire senza
scatti o impedimenti e si esegue infine la sutura cutanea con due o tre punti di
sutura. Si applica un bendaggio soffice con benda elastica autoadesiva invitando
immediatamente il Paziente al movimento attivo e passivo autoassistito delle
dita compreso quello operato. Nel postoperatorio si rassicura il Paziente in
merito alla probabile, ed eventualmente intensa nelle prime ore, sintomatologia
algica che viene compensata semplicemente invitando il Paziente, malgrado il
dolore, al movimento attivo della mano nella sua globalità. Il giorno successivo
all’intervento si confeziona una piccola medicazione compressiva sulla ferita
che si mantiene fino alla rimozione dei punti di sutura che avviene ad una
decina di giorni di distanza.
Gli esercizi di range di movimento devono iniziare immediatamente in
associazione all'uso notturno di uno splint denominato molla di Levame (Fig. 2)
per mantenere il dito in estensione che si consiglia mantenere fino a completa
maturazione cicatriziale dei tessuti (circa trenta gg dall’intervento).
Nell'arco di una settimana il paziente può riprendere le comuni attività della
vita relazionale. La ferita può essere dolente alla pressione per qualche
settimana; la sintomatologia è alleviata dal massaggio della cicatrice.
Esteticamente la ferita chirurgica è di ottima qualità ed è difficilmente
riconoscibile già ad un mese di distanza dall'intervento.
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| Fig. 2: Splint dinamico di Levame che mantiene il
dito in iperestensione durante il periodo notturno nei primi trenta
giorni post operatori. |
La malattia di De Quervain
La malattia di De Quervain è una tenovaginalite che coinvolge la guaina che
riveste due estensori del pollice, denominati abduttore lungo ed estensore breve
che occupano il primo compartimento dorsale del polso. I tendini, che provengono
dall'avambraccio, arrivati al polso passano all'interno di una guaina fibrosa
che sta alla base del pollice con la funzione di evitare il fenomeno della “
corda d’arco “ durante l’estensione del pollice, migliorando l’efficienza
meccanica degli estensori.
La malattia consegue spesso a microtraumatismi ripetuti classici di attività
caratterizzate dalla ripetizione di movimenti combinati in flessoestensione del
polso. Per questo è frequente nei musicisti, nelle signore dedite al cucito e al
ricamo, in chi usa molto il mouse o la tastiera del computer.
Classica è l’insorgenza della malattia di De Quervain nel periodo postgravidico
dove il disormonismo legato alla gravidanza e all’allattamento unito al trauma
indiretto continuativo patito dai polsi per sollevare il neonato sono capaci di
scatenare malattia.
Nel caso della malattia di De Quervain la sensazione dolorosa compare durante
attitudini della mano e del polso tipiche della gestualità quotidiana
caratterizzate da torsioni combinate con movimenti del polso in flesso
estensione. Il paziente tipicamente indica con la punta di un dito la stiloide
radiale dolente che diventa estremamente dolorabile alla pressione digitale
diretta.Può infine essere palpata la guaina ipertrofica come un ispessimento di
consistenza duro-elastica della cute circostante.
A volte il dolore si diffonde verso l'avambraccio e peggiora nei movimenti di
presa, come nell'aprire un barattolo, strizzare un panno, o girare una chiave;
può essere presente una sensazione di formicolio al dorso del pollice provocato
dall'irritazione di un piccolo ramo nervoso sensitivo del nervo radiale che
decorre sopra la guaina ispessita.
Il dolore è acuito dal movimento di inclinazione ulnare della mano mantenendo il
pollice flesso al palmo dalle dita lunghe, test tipico della malattia di De
Quervain noto come segno di Finkelstein (Fig. 3).
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| Fig. 3: Test di Finkelstein, patognomonico della
Malattia di De Quervain |
Inoltre la malattia di De Quervain può disturbare il riposo notturno per la
sintomatologia dolorosa legata ad atteggiamenti di flessione coatta assunte
involontariamente dal polso durante il sonno.
La diagnosi si basa sulla descrizione dei sintomi, che sono molto
caratteristici.
Bisogna differenziare il dolore caratteristico della malattia di De Quervain dal
dolore al polso conseguente a fratture del polso e ad artrosi dell’articolazione
radiocarpica o trapezio scafoidea. Utile può essere un’ecografia che identifica
la guaina ipertrofica ed infiammata dell’abduttore lungo e dell’ estensore breve
del pollice.
Trattamento
In alcuni casi, per attenuare i sintomi, è sufficiente evitare per un certo
tempo i movimenti che provocano dolore. Nelle forme iniziali, l'applicazione di
un tutore notturno e un ciclo di terapia con farmaci anti-infiammatori o terapia
fisica (ultrasuoni e ionoforesi) può contribuire a risolvere il disturbo.
Se il dolore è intenso e persistente è indicato il trattamento chirurgico.
L'intervento viene effettuato in anestesia locale ambulatorialmente, per cui si
può essere dimessi all’uscita della sala operatoria.
Dopo l’infiltrazione con anestetico locale ed applicazione di laccio
pneumostatico, si esegue una piccola incisione traversa di circa due o tre
centimetri a livello del dorso del polso in corrispondenza del primo
compartimento che ospita i due tendini interessati. Si procede per via smussa
nel derma dove si isolano i rami cutanei sensitivi del nervo radiale (Fig. 4);
si giunge quindi sulla guaina stenotica ed infiammata. Questa viene incisa in
tutta la sua estensione longitudinale e vengono liberati i tendini verificandone
lo scorrimento intraoperatoriamente. Bisogna porre particolare attenzione ad
identificare attentamente i capi dell’abduttore lungo e dell’estensore breve del
pollice poiché esistono numerose varianti anatomiche con presenza di setti
all’interno della guaina stessa che possono trarre in inganno. Si corre infatti
il rischio di considerare liberi tutti i tendini nelle loro varianti anatomiche
classiche dimenticando, di solito l’estensore breve, che può essere avvolto da
una sorta di guaina accessoria, peraltro presente in oltre il 30 % dei polsi
(malattia di Christie-Wulle).
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| Fig. 4: Accesso trasversale al dorso del
polso ed isolamento dei rami sensitivi nervosi del nervo radiale |
Si esegue quindi la sutura con tre o quattro punti lasciando un piccolo
drenaggio per capillarità. La ferita viene quindi medicata con un bendaggio di
cotone e benda elastica, concedendo immediatamente il movimento attivo.
Il giorno successivo viene rimosso il drenaggio e sostituito il bendaggio con
una piccola medicazione compressiva; i punti di sutura saranno invece rimossi
dopo circa dieci giorni. La riabilitazione della mano attraverso una
mobilizzazione passiva eseguita dal Paziente con l’altra mano e il movimento
attivo, portano ad un beneficio pressoché immediato dalla sintomatologia algica
che permette di riprendere in breve tempo le comuni attività di vita relazionale
e lavorativa. La riabilitazione della mano operata di guainotomia per morbo di
De Quervain è più semplice rispetto al recupero di una mano operata per dito a
scatto.
Dopo intervento per dito a scatto come per tunnel carpale o per malattia di De
Quervain, operati singolarmente o in associazione come spesso succede, si
consiglia di mobilizzare attivamente le dita della mano operata serrando con
forza il pugno e ripetendo più volte il movimento alternadolo a pause di riposo.
Si raccomanda di muovere attivamente e ripetutamente la spalla e il gomito in
tutte le direzioni consentite. E’ consigliabile evitare fino al successivo
controllo medico di sottoporre la mano operata a sforzi in prensione come
stringere maniglie, alzare serrande ecc. Consiglio in ultimo di dormire la prima
notte preferibilmente in posizione supina con spalla anteposta e gomito esteso
appoggiando la mano operata su un cuscino. Malgrado queste importanti
raccomandazioni le dita potrebbero tendere a gonfiare. In questo caso si
consiglia di insistere , malgrado l’eventuale dolore, nello stringere il pugno
.E’ importante aiutarsi con la mano non operata a mobilizzare fino alla completa
flessione tutte le dita della mano operata. L’eventuale comparsa di macchie di
ecchimosi specialmente alla regione volare del polso e dell’avambraccio non
devono assolutamente spaventare in quanto espressione di modesto stravaso
ematico legato all’uso del bracciale pneumatico nel corso dell’intervento. Si
raccomanda in ultimo di NON usare localmente pomate od unguenti in quanto le
macchie ecchimotiche scompariranno senza alcun esito nel corso dei 10 gg
successivi all’intervento.
Dottor Maurizio Rubino – Specialista in Ortopedia e Chirurgia della Mano.
Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino - Genova
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