Secondo recenti stime del WHO, il 22% delle donne in età riproduttiva soffre di
depressione in un qualche momento della sua vita. In Europa e negli Stati Uniti
la depressione clinica colpisce ogni anno un numero sempre maggiore di adulti,
adolescenti e bambini. Pertanto, secondo il WHO, la depressione è da
considerarsi oggi la prima causa di disabilità legata alle malattie nel mondo.
La depressione post-natale comprende episodi depressivi maggiori (depressione
vera e propria fino alle gravi forme di psicosi puerperale) e minori (baby
blues) che si verificano nel primo anno dopo il parto.
I cosiddetti “baby blues” o “post-partum blues”, ovvero episodi depressivi
minori, vissuti come stato malinconico, interessano circa l’80% delle madri.
Compaiono al 3°-5° giorno dal parto e si risolvono in breve tempo senza terapia.
E' una condizione post-natale di instabilità emotiva caratterizzata da scoppi
improvvisi di pianto, irritabilità, sentimenti di tristezza e sfiducia, ansia,
disforia lieve.
La vera e propria depressione del post-partum interessa invece il 15% delle
madri, percentuale che può salire al 26% tra le adolescenti, e nella maggior
parte dei casi si manifesta entro i primi tre mesi dal parto. Tale disturbo è
caratterizzato da irritabilità, collera, spossatezza, perdita di interesse,
sentimenti di colpa.
La psicosi puerperale riguarda circa 1 donna su 1000. La comparsa può essere
drammatica, con inizio subito dopo il parto o entro 48-72 ore. Per la maggior
parte delle donne i sintomi si sviluppano entro due settimane dal parto. E’ il
disturbo meno frequente, ma più grave. Non deve essere confusa con la
depressione post- natale. Si manifesta nelle donne che hanno una storia
personale o familiare di schizofrenia o di psicosi maniaco-depressiva . Esiste
un rischio significativo d’infanticidio o suicidio ed aumenta l’incidenza di
trattamenti psichiatrici e ricoveri per due anni dopo il parto.
Secondo un recente studio condotto negli Stati Uniti, i cui risultati verranno
pubblicati nel mese di gennaio 2007 sulla rivista Biological Research for
Nursing, le significative modificazioni a carico del sistema ormonale in
gravidanza potrebbero avere un ruolo nella genesi dei baby blues e della
depressione postpartum. In particolare, nelle donne con depressione postpartum
sono state riscontrate alterazioni nei livelli plasmatici di cortisolo, che
vanno a raggiungere valori simili a quelli presenti in altre forme di
depressione.
Indubbiamente lo squilibrio ormonale può essere una delle cause, ma non l’unica,
alla base della depressione postpartum. Molti sono i fattori di rischio
concomitanti, come una storia precedente di disordini psichiatrici, una
personalità ansiosa, stress psicologici, complicanze ostetriche, deprivazione
del sonno, mancata soddisfazione nella relazione con il partner o con la madre,
gravidanza non pianificata, mancanza di supporto sociale e soprattutto il venir
meno, a causa dei cambiamenti sociali e culturali del nostro mondo, della
tradizionale rete di supporto (madri, sorelle, cognate, etc.) che nel passato
sosteneva efficacemente, soprattutto dal punto di vista emozionale, la gravida e
poi la neomadre.
Molte donne, oggi, tornano a casa, dopo il parto, e sono sole. Tra quelle che
sviluppano depressione post-partum, la maggior parte non cerca l’aiuto di un
operatore sanitario e nemmeno della propria famiglia o dei propri amici. Queste
donne, se non individuate né trattate, sono a rischio sia di conseguenze
immediate sia di sequele che possono trascinarsi per tutta la vita a carico
della propria persona, della loro famiglia e, principalmente, dei loro bambini.
Pertanto risulta fondamentale innanzitutto fare emergere il sommerso, ovvero
riconoscere in tempo tutte le donne che abbiano bisogno di un aiuto psicologico
in gravidanza e dopo il parto, cercando di instaurare un sistema di continuità
delle cure che non faccia sentire la donna sola e abbandonata una volta tornata
a casa dopo il parto.