La Fondazione Maruzza Lefebvre D'Ovidio Onlus, le Società scientifiche e il
Ministero della Salute uniscono le forze per creare in Italia una rete di
assistenza pediatrica. Obiettivo: curare a casa, o in strutture progettate
appositamente per loro, i bambini colpiti da malattie inguaribili. Se ne è
parlato nel corso del Convegno “Bambini che non guariranno”, promosso a Roma
dalla Fondazione Maruzza Lefebvre D’Ovidio Onlus, impegnata da anni, attraverso
il “Progetto Bambino”, nella realizzazione di una rete di cure palliative
pediatriche su tutto il territorio nazionale.
Il percorso di collaborazione con il Ministero della Salute, iniziato poco più
di un anno fa, è ora giunto ad una svolta importante: il Ministro Livia Turco ha
accolto in pieno il Progetto e ha dato un forte impulso all'iter istituzionale
con la pubblicazione del documento “Cure Palliative nel Neonato, Bambino e
Adolescente”. Il documento, prodotto dalla Commissione tecnica istituita nel
marzo 2006, mostra che in Italia vi sono 11.000 minori (da 0 a 17 anni) colpiti
da patologie inguaribili, fra cui tumori, malattie neurologiche, e sindromi
metaboliche, che necessitano di adeguate cure palliative. Ogni anno, circa 1200
di questi bambini e adolescenti muoiono.
Oggi l'assistenza a questi pazienti è molto spesso inadeguata. I minori
trascorrono lunghi tempi della loro vita nei reparti ospedalieri, molto spesso
fino alla morte (la proiezione nazionale evidenzia che ogni anno vengono
utilizzati per questi bambini 1.600.000 giorni all’anno di degenza ospedaliera
ordinaria e 580.000 giorni all’anno di degenza nei reparti intensivi), anche
quando sarebbe possibile una gestione domiciliare, nel rispetto di una migliore
qualità della vita del bambino e della sua famiglia. La scelta di gestire a
domicilio la malattia e la morte quasi sempre ricade sulle famiglie, troppo
spesso abbandonate a se stesse e ingiustamente caricate di oneri assistenziali,
economici e organizzativi.
L’impatto sociale di una malattia inguaribile e di una morte in età pediatrica è
imponente: un terzo dei nuclei familiari si disgrega dopo la morte del minore e,
per ogni bambino inguaribile, più di 300 persone devono modificare la loro vita
e le loro abitudini. Le cure palliative permettono di affrontare questi
problemi, sia dal punto di vista clinico che sociale e organizzativo, in maniera
adeguata. La costituzione in Italia di una rete di cure palliative pediatriche e
il suo pieno funzionamento significherebbe un costo di 80/90 milioni di euro
all’anno, a fronte dell’attuale spesa per la gestione ospedaliera di tali
pazienti pari a 650 milioni di euro all’anno. Un riorientamento all’uso dei
servizi e delle risorse umane e finanziarie rende il progetto economicamente
favorevole.
“Non dobbiamo dimenticare che un bambino, anche se inguaribile, è prima di tutto
un bambino. E dunque, oltre al mantenimento delle funzioni vitali, alla terapia
del dolore e all'assistenza psicologica, è necessario garantirgli un percorso di
crescita e maturazione culturale e relazionale il più possibile normale”,
commenta Silvia Lefebvre D'Ovidio, presidente della Fondazione. L'ospedale dovrà
essere il luogo per la cura delle fasi acute, ma i bambini devono uscirne
presto, per essere assistiti in hospice specializzati o a casa propria. “Per un
bambino, ancora più che per un adulto, è importante trovare il giusto equilibrio
e individuare il difficile confine tra cure utili ed efficaci e accanimento
terapeutico. Un modello integrato tra cure palliative in ospedale e assistenza
domiciliare è sicuramente quello che aiuta di più il bambino e gli permette di
mantenere un livello di qualità di vita migliore”, commenta Enrico Rossi,
assessore al diritto alla salute della Regione Toscana e Coordinatore della
Commissione salute.
Per realizzare questo obiettivo è necessaria la creazione di una rete
assistenziale che operi in ambito regionale o sovraregionale, che comprenda team
specialistici per le cure palliative pediatriche e che offra diverse opzioni di
assistenza: in ambito residenziale in “hospice pediatrici” o in altri luoghi di
cura, con personale adeguatamente preparato e dedicato alle cure palliative
pediatriche e ambiente fisico specificamente progettato e organizzato; e con
assistenza domiciliare, organizzata come ospedalizzazione a domicilio o come
Assistenza Domiciliare Integrata.
“Garantire tutto questo non è ancora scontato, in Italia”, conclude Ignazio
Marino, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. “Il nostro
paese soffre in generale di una sensibile carenza di strutture per le cure
palliative, in particolare al Sud, e le strutture per l’infanzia sono veramente
rare. Il governo però ha preso un impegno serio in questo ambito, ha predisposto
un progetto valido, ha adottato come obiettivo specifico quello di verificare lo
stato dei servizi nelle patologie gravi in pediatria. Per lottare contro il
dolore e contro la sofferenza dei bambini”.
Fonte: Proforma