Genova Anno V - n°27 - 29.01.2007 Pagine Nazionali

del 19/02/2007

 

Ora vi racconto della “Mamma coraggio” e della Sua Gaia


Lamberto Coppola con Giorgia e suo marito

Il caso di Giorgina, la mamma coraggio, è veramente particolare, non so dire perché, ma forse una serie di casualità lo hanno reso tale, più ci penso e più me ne rendo conto.
La prima casualità sono i cicli di procreazione assistita a cui la coppia si è dovuta sottoporre molti anni fa, che per vari motivi sono falliti.

Questa grossa delusione ha lasciato in una coppia come quella che ho poi conosciuto, l’amarezza e lo sconforto più profondo, soprattutto quando, l’ultima volta, l’attecchimento era avvenuto, ma poi, altra fatidica casualità, l’interruzione della gravidanza gemellare ha troncato di colpo l’iniziale felicità.
Durante questo tentativo riproduttivo Giorgina ed Enzo avevano deciso, in accordo con i medici, di crioconservare i 5 embrioni sopranumeri rimasti e tale decisione li ha poi gratificati, ma non subito come invece ci si potrebbe aspettare.
Dopo qualche mese infatti Giorgina avverte una tumefazione mammaria che la preoccupa non poco e quindi con il marito decidono di recarsi a consultare Umberto Veronesi, la cui diagnosi di carcinoma è stata inesorabile e perentoria.


Giorgina pensa subito al grande desiderio di diventare

Lamberto Coppola - Ginecologo

 mamma e ai suoi embrioni congelati che la aspettano a Roma, presso il Centro dell’Eropean Hospital diretto da Filippo Ubaldi e Laura Rienzi.
Giorgina non si da pace e chiede se tutto ciò fosse stato poi possibile, la risposta del Prof. Veronesi è incoraggiante e rassicurante per lei e suo marito, per cui con grande fiducia si è sottoposta all’intervento, alle cure successive e soprattutto alla difficile ed insopportabile chemioterapia.
Lei voleva vivere per dare una mamma a quegli embrioni che la stimolavano a  superare tutte le difficoltà della malattia.
Anni terribili per Giorgina ed Enzo, ma sicuramente pieni di fiducia nei medici e di speranza sino a quando però, nel marzo del 2004, per l’ennesima casualità diviene operativa la legge 40, quella normativa unica in Europa per le sue incongruenze ed emanata dallo Stato Italiano per regolarizzare la PMA e soprattutto per “la tutela degli embrioni”. Gli Embrioni congelati di Giorgina che l’avevano tenuta in vita e la stavano aspettando sono stati addirittura censiti. Le coppie che hanno uno o più embrioni crioconservati hanno comunque la possibilità di farne esplicita dichiarazione di rinuncia.

Giorgia Vitiello e Lamberto Coppola

 

Giorgina ed Enzo facevano parte delle 5.532 coppie italiane che aveva fatto congelare gli embrioni durante le tecniche riproduttive e di quelle 3.930 (pari al 71%) che aveva deciso di non rinunciarne, nonostante la legge (Rapporto IstiSan 03/14, prg 2.2.5, pagine 21 - 24)).


Giusta scelta avranno certamente pensato i pensato i coniugi De Angelis leggendo sulla cronaca che gli embrioni abbandonati e tutelati dallo zelante Stato Italiano erano in realtà “senza casa”.
Il “Centro di Risorse Biologiche” della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico di Milano è infatti pronto, ma non può operare perché mancano i fondi.
“Embrioni senza casa” titola a pagina 11 Avvenire di Dino Bolfo il 20.11.2006, ma per i nostri amici in questa data l’incubo è fortunatamente finito, perché GAIA era da poco nata già e allieta la loro casa e … tutti noi.
Nell’autunno del 2005, infatti, il Prof. Veronesi comunicava alla coppia che il male era guarito completamente, che avrebbero potuto affrontare un’eventuale gravidanza e che le terapie effettuate avevano permesso il ripristino dell’attività ovarica, per cui Giorgina era ancora potenzialmente fertile.

Giorgia con Garattini prima di ritirare il premio

Ed è stato nello stesso periodo, subito dopo l’incontro con Veronesi, che una mattina ricevo la telefonata di una mia amica, casualmente ex paziente e che bontà sua si fida molto del nostro Centro Tecnomed e del sottoscritto, la quale mi chiede di incontrare Giorgina per una consulenza, specificando e sottolineando del “caso veramente particolare!”.
Quella sicurezza che non manca ai noi medici e che spesso rasenta il “delirio di onnipotenza” ha preso naturalmente il sopravvento, per cui ricevo quasi subito la coppia, nonostante gli impegni di quel periodo, non tanto perché credessi veramente al “caso particolare”, ma perché non potevo dire no alle insistenti richieste della mia amica - paziente.
Ero

erroneamente convinto che sarebbe stato uno di quei soliti casi in cui i ripetuti fallimenti riproduttivi avevano nevrotizzato la coppia e che ora avrebbe voluto sentire l’ennesimo parere specialistico.
Contrariamente a quanto mi aspettavo, il primo mio incontro con Giorgina ed Enzo è stato una delle migliori esperienze che poteva capitare.
Conoscere quella donna con il viso felice, determinata sull’iter a cui sarebbe stata sottoposta, volitiva quanto basta, ma molto rassicurante per l’interlocutore mi ha dato un coraggio tale che anch’io, per carattere sempre molto cauto a fare delle previsioni, mi sono sbilanciato positivamente sul buon esito del trattamento di trasferimento embrionario.
L’ulteriore casualità sopraggiunta era che il congelamento di anni prima era stato effettuato in un Centro di PMA coordinato dal mio amico Filippo Ubaldi , con cui è stato facile intendersi, per cui la collaborazione tra di noi è stata perfetta.
Innanzi tutto la presenza di flussi regolari nella paziente ci ha permesso di poter sfruttare un ciclo naturale, cioè senza la terapia ormonale controindicata per la nostra Giorgina.
 

Il mio difficile compito era quello di stabilire il giorno del trasferimento degli embrioni appunto in un ciclo naturale e proprio per questo imprevedibile nell’andamento.

Giorgia mentre ritira il premio Coppola


I segnali dati dall’organismo di Giorgina mediante i valori dei suoi ormoni, il diametro ecografico del suo follicolo, lo spessore e le caratteristiche dell’endometrio (mucosa uterina che accoglie e permette lo sviluppo dell’embrione, n.d.r.) sarebbero stati predittivi per la valutazione del momento in cui Filippo Ubaldi, collaborato da Laura Rienzi, avrebbero potuto ridare gli embrioni scongelati ai genitori. Un piccolo errore di valutazione sarebbe stato fatale, ma Giorgina donava ulteriore sicurezza alla mia lunga esperienza nel settore.
L’integrazione tra noi medici, anche a distanza di 500 chilometri, è stata decisiva, ma la determinazione e la buona volontà di Giorgina è stata determinante.
Non scorderò mai quel giorno in cui le dissi “OK sei pronta, puoi partire”. Lei, con il suo accento napoletano e con il suo sorriso, mi rispose “ … che poi al battesimo, non trovare scuse, devi venire”.
Non scorderò mai quel giorno in cui per la prima volta abbiamo sentito pulsare il cuore di Gaia … mentre il mio collaboratore Gianfranco De Luca eseguiva l’ecografia, Giorgina ed Enzo piangevano di gioia, io chiamavo Filippo Ubaldi al cellulare per fare ascoltare anche lui “quella musica armoniosa e ritmica” …. Gaia c’era e si faceva sentire, uno di quei 24.452 embrioni che lo Stato avrebbe dovuto tutelare con la Legge 40/2004 era vivo e grazie a noi si era salvato dal buio e dall’incertezza ed “aveva una casa” .
Quel battito fetale era per noi l’armoniosa musica di un’orchestra il cui abile direttore era proprio Lei, la “Mamma Coraggio”.
Gaia è nata, è tra di noi … io ho mantenuto la promessa, ho festeggiato il battesimo con lei, i suoi familiari e tutti gli amici.
In quella occasione Giorgina con la solita dolcezza che la contraddistingue, ma con grande determinazione e con il suo accento napoletano mi ha ricordato: “Lambé, preparati che Gaia sta aspettando i fratellini … dopo le feste di Natale e quando avrai finito con sti benedetti impegni del congresso, ricordati di chiamare Filippo,che io sono pronta!”.
Grazie, Giorgina.

Nardò (Lecce), 19.02.2007
Lamberto Coppola


 






 



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