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Lamberto Coppola con Giorgia e suo
marito |
Il caso di Giorgina, la mamma
coraggio, è veramente particolare, non so dire perché, ma forse una serie di
casualità lo hanno reso tale, più ci penso e più me ne rendo conto.
La prima casualità sono i cicli di procreazione assistita a cui la coppia si è
dovuta sottoporre molti anni fa, che per vari motivi sono falliti.
Questa grossa delusione ha lasciato
in una coppia come quella che ho poi conosciuto, l’amarezza e lo sconforto più
profondo, soprattutto quando, l’ultima volta, l’attecchimento era avvenuto, ma
poi, altra fatidica casualità, l’interruzione della gravidanza gemellare ha
troncato di colpo l’iniziale felicità.
Durante questo tentativo riproduttivo Giorgina ed Enzo avevano deciso, in
accordo con i medici, di crioconservare i 5 embrioni sopranumeri rimasti e tale
decisione li ha poi gratificati, ma non subito come invece ci si potrebbe
aspettare.
Dopo qualche mese infatti Giorgina avverte una tumefazione mammaria che la
preoccupa non poco e quindi con il marito decidono di recarsi a consultare
Umberto Veronesi, la cui diagnosi di carcinoma è stata inesorabile e perentoria.
Giorgina pensa subito al grande desiderio di diventare
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Lamberto Coppola - Ginecologo |
mamma e ai suoi embrioni
congelati che la aspettano a Roma, presso il Centro dell’Eropean Hospital
diretto da Filippo Ubaldi e Laura Rienzi.
Giorgina non si da pace e chiede se tutto ciò fosse stato poi possibile, la
risposta del Prof. Veronesi è incoraggiante e rassicurante per lei e suo marito,
per cui con grande fiducia si è sottoposta all’intervento, alle cure successive
e soprattutto alla difficile ed insopportabile chemioterapia.
Lei voleva vivere per dare una mamma a quegli embrioni che la stimolavano a superare tutte le difficoltà
della malattia.
Anni terribili per Giorgina ed Enzo, ma sicuramente pieni di fiducia nei medici
e di speranza sino a quando però, nel marzo del 2004, per l’ennesima casualità
diviene operativa la legge 40, quella normativa unica in Europa per le sue
incongruenze ed emanata dallo Stato Italiano per regolarizzare la PMA e
soprattutto per “la tutela degli embrioni”. Gli Embrioni congelati di
Giorgina che l’avevano tenuta in vita e la stavano aspettando sono stati
addirittura censiti. Le coppie che hanno uno o più embrioni crioconservati hanno
comunque la possibilità di farne esplicita dichiarazione di rinuncia.
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Giorgia Vitiello e Lamberto Coppola |
Giorgina ed Enzo facevano parte delle
5.532 coppie italiane che aveva fatto congelare gli embrioni durante le tecniche
riproduttive e di quelle 3.930 (pari al 71%) che aveva deciso di non
rinunciarne, nonostante la legge (Rapporto IstiSan 03/14, prg 2.2.5, pagine 21 -
24)).
Giusta scelta avranno certamente pensato i pensato i coniugi De Angelis leggendo
sulla cronaca che gli embrioni abbandonati e tutelati dallo zelante Stato
Italiano erano in realtà “senza casa”.
Il “Centro di Risorse Biologiche” della Fondazione Ospedale Maggiore
Policlinico di Milano è infatti pronto, ma non può operare perché mancano i
fondi.
“Embrioni senza casa” titola a pagina 11 Avvenire di Dino Bolfo il
20.11.2006, ma per i nostri amici in questa data l’incubo è fortunatamente
finito, perché GAIA era da poco nata già e allieta la loro casa e … tutti noi.
Nell’autunno del 2005, infatti, il Prof. Veronesi comunicava alla coppia che il
male era guarito completamente, che avrebbero potuto affrontare un’eventuale
gravidanza e che le terapie effettuate avevano permesso il ripristino
dell’attività ovarica, per cui Giorgina era ancora potenzialmente fertile.
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Giorgia con Garattini prima di ritirare
il premio |
Ed è
stato nello stesso periodo, subito dopo l’incontro con Veronesi, che una mattina
ricevo la telefonata di una mia amica, casualmente ex paziente e che bontà sua
si fida molto del nostro Centro Tecnomed e del sottoscritto, la quale mi chiede
di incontrare Giorgina per una consulenza, specificando e sottolineando del
“caso veramente particolare!”.
Quella sicurezza che non manca ai noi medici e che spesso rasenta il “delirio
di onnipotenza” ha preso naturalmente il sopravvento, per cui ricevo quasi
subito la coppia, nonostante gli impegni di quel periodo, non tanto perché
credessi veramente al “caso particolare”, ma perché non potevo dire no
alle insistenti richieste della mia amica - paziente.
Ero
erroneamente convinto che sarebbe stato uno di quei soliti casi in cui i
ripetuti fallimenti riproduttivi avevano nevrotizzato la coppia e che ora
avrebbe voluto sentire l’ennesimo parere specialistico.
Contrariamente a quanto mi aspettavo, il primo mio incontro con Giorgina ed Enzo
è stato una delle migliori esperienze che poteva capitare.
Conoscere quella donna con il viso felice, determinata sull’iter a cui sarebbe
stata sottoposta, volitiva quanto basta, ma molto rassicurante per
l’interlocutore mi ha dato un coraggio tale che anch’io, per carattere sempre
molto cauto a fare delle previsioni, mi sono sbilanciato positivamente sul buon
esito del trattamento di trasferimento embrionario.
L’ulteriore casualità sopraggiunta era che il congelamento di anni prima era
stato effettuato in un Centro di PMA coordinato dal mio amico Filippo Ubaldi ,
con cui è stato facile intendersi, per cui la collaborazione tra di noi è stata
perfetta.
Innanzi tutto la presenza di flussi regolari nella paziente ci ha permesso di
poter sfruttare un ciclo naturale, cioè senza la terapia ormonale controindicata
per la nostra Giorgina.
Il mio
difficile compito era quello di stabilire il giorno del trasferimento degli
embrioni appunto in un ciclo naturale e proprio per questo imprevedibile
nell’andamento.
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Giorgia mentre ritira il premio
Coppola |
I segnali dati dall’organismo di Giorgina mediante i valori dei suoi ormoni, il
diametro ecografico del suo follicolo, lo spessore e le caratteristiche dell’endometrio
(mucosa uterina che accoglie e permette lo
sviluppo dell’embrione, n.d.r.)
sarebbero stati predittivi per la valutazione del momento in cui Filippo Ubaldi,
collaborato da Laura Rienzi, avrebbero potuto ridare gli embrioni scongelati ai
genitori. Un piccolo errore di valutazione sarebbe stato fatale, ma Giorgina
donava ulteriore sicurezza alla mia lunga esperienza nel settore.
L’integrazione tra noi medici, anche a distanza di 500 chilometri, è stata
decisiva, ma la determinazione e la buona volontà di Giorgina è stata
determinante.
Non scorderò mai quel giorno in cui le dissi “OK sei pronta, puoi partire”.
Lei, con il suo accento napoletano e con il suo sorriso, mi rispose “ … che
poi al battesimo, non trovare scuse, devi venire”.
Non scorderò mai quel giorno in cui per la prima volta abbiamo sentito pulsare
il cuore di Gaia … mentre il mio collaboratore Gianfranco De Luca eseguiva
l’ecografia, Giorgina ed Enzo piangevano di gioia, io chiamavo Filippo Ubaldi al
cellulare per fare ascoltare anche lui “quella musica armoniosa e ritmica”
…. Gaia c’era e si faceva sentire, uno di quei 24.452 embrioni che lo Stato
avrebbe dovuto tutelare con la Legge 40/2004 era vivo e grazie a noi si era
salvato dal buio e dall’incertezza ed “aveva una casa” .
Quel battito fetale era per noi l’armoniosa musica di un’orchestra il cui abile
direttore era proprio Lei, la “Mamma Coraggio”.
Gaia è nata, è tra di noi … io ho mantenuto la promessa, ho festeggiato il
battesimo con lei, i suoi familiari e tutti gli amici.
In quella occasione Giorgina con la solita dolcezza che la contraddistingue, ma
con grande determinazione e con il suo accento napoletano mi ha ricordato:
“Lambé, preparati che Gaia sta aspettando i fratellini … dopo le feste di Natale
e quando avrai finito con sti benedetti impegni del congresso, ricordati di
chiamare Filippo,che io sono pronta!”.
Grazie, Giorgina.
Nardò (Lecce), 19.02.2007
Lamberto Coppola