Le cellule staminali sono
i precursori delle cellule che compongono gli organi di un
individuo. Nel nostro organismo ogni organo è deputato a svolgere
una determinata funzione diversa da quella di altri organi (il
fegato svolge funzioni completamente diverse da quelle del rene)
così le cellule che lo compongono sono specializzate a svolgere
quella determinata funzione. Tutte le cellule del nostro organismo
si usurano e devono essere sostituite con frequenza diversa a
secondo dell’organo di cui fanno parte. Per esempio i globuli rossi
sono sostituiti ogni 120 giorni, alcuni globuli bianchi dopo poche
ore. A questa attività provvedono le cellule staminali che, presenti
in numero limitato, al momento opportuno “producono” le cellule che
servono. Oltre che sostituire cellule danneggiate o usurate le
cellule staminali entrano in gioco anche nello sviluppo embrionale
producendo le cellule che formeranno gli organi e costituiranno
l’individuo adulto.
Cosa sono le cellule staminali
Il concetto stesso di cellula staminale è piuttosto antico visto che
lo si ritrova già nel 1917 nell’ematologia tedesca. In origine si
pensava che ci dovessero essere cellule staminali specializzate per
ognuno dei 260 tessuti che compongono l’organismo umano, ma questo
dogma è caduto definitivamente quando gli scienziati sono riusciti a
dimostrare che cellule staminali, ad esempio, del sistema nervoso
centrale di animali da esperimento, se trasferite nella milza degli
stessi, erano in grado di “dimenticare” il loro compito originario
di produzione di neuroni e simili e di “apprendere” invece a
produrre elementi sanguigni. All’epoca questa fu una scoperta
incredibile e fece immediatamente il giro della comunità scientifica
mondiale sotto la suggestiva definizione di “turning brain into
blood”, e cioè di trasformare il cervello (in questo caso le cellule
del sistema nervoso) in sangue. Nonostante che tale ricerca sia
stata successivamente posta in dubbio, altri interrogativi
sorgevano. Ci si chiedeva, ad esempio, se le cellule staminali
potessero riparare le cellule nervose danneggiate come accade l’Alzheimer
o il Parkinson e altre malattie simili. Potevano guarire le malattie
neuromuscolari, come le distrofie? E potevano rigenerare cellule
epatiche in tutti quei casi dove il fegato risultava gravemente
danneggiato? E ancora: le staminali possono rigenerare miociti
cardiaci ridotti a malpartito da pregressi infarti? Le prospettive,
come si può intuire, sono davvero infinite.
Prospettive Terapeutiche
Una malattia per la quale l’uso di cellule staminali a scopo
terapeutico ha dato buoni risultati negli animali è il morbo di
Parkinson. Questa malattia neurologica è caratterizzata dalla
distruzione dei neuroni che producono dopamina un neurotrasmettitore
che rilasciato dai neuroni situati nei gangli basali permette il
controllo dei movimenti. La mancanza di questa sostanza provoca la
perdita della capacità, da parte dei pazienti con Parkinson, di
controllare i propri movimenti e quindi la comparsadi tremori,
incoordinazione motoria, paralisi. In un recente studio pubblicato
sul “New England Journal of Clinical Investigation” un gruppo di
ricercatori giapponesi sono riusciti ad ottenere la differenziazione
di cellule staminali embrionali in cellule nervose che producono
dopamina. Una volta ottenuti in vitro i precursori dei neuroni
questi sono stati attaccati a microsfere ed esposti ad una sostanza
(FGF20) che li induceva a moltiplicarsi ulteriormente. Le cellule
così ottenute sono state infine trapiantate nel cervello di scimmie
affette da Parkinson. L’analisi mediante risonanza magnetica e PET
hanno evidenziato che queste cellule trapiantate sostituivano quelle
danneggiate anche funzionalmente con netta regressione dei sintomi
della malattia. Certamente il cammino per l’utilizzo terapeutico
delle cellule staminali è ancora lungo. Ma gli studi sperimentali
condotti non solo nel settore delle malattie neurologiche ma anche
in campo campo cardiovascolare, diabetologico, nefrologico, sono
incoraggianti e lasciano ben sperare che in un futuro non lontano
malattie come appunto il Parkinson, l’Alzheimer, la sclerosi
multipla, l’infarto miocardio, possano essere curate con questa
nuova e per certi aspetti rivoluzionaria terapia.
Cos’è la medicina rigenerativa
La medicina rigenerativa pone le sue basi sulla possibilità di
clonazione terapeutica ed ha l'obiettivo di produrre cellule
staminali embrionali per utilizzarle nella terapia di malattie
croniche degenerative (Parkinson, Alzheimer, Diabete) o di malattie
acute caratterizzate da perdita di tessuto (ad esempio, infarto
miocardico, ictus). La rigenerazione dei tessuti attraverso
l'impiego di cellule staminali rappresenta la base di una nuova fase
di sviluppo della medicina. Lo sviluppo della medicina rigenerativa
dipende dal superamento di numerose difficoltà tecniche e dalla
capacità di gestirne implicazioni etiche, giuridiche e sociali.
Leucemie: i tumori del sangue
La leucemia è un tumore delle cellule del sangue, caratterizzata da
una proliferazione anomala della cellula staminale, cioè non ancora
differenziata e con molte potenzialità. Ci sono diversi tipi di
leucemia acuta e si classificano e si riconoscono in base al tipo di
cellula affetta e in base al tempo di replicazione di queste
cellule. Nel caso di una leucemia acuta, la cellula che si trasforma
e diventa neoplastica, perde i meccanismi complessi che ne regolano
la proliferazione e la differenziazione, insieme all’acquisizione di
alterazioni cromosomiche e molecolari: queste cellule che hanno un
alto tasso di replicazione, si chiamano blasti, e sono il risultato
di mutazioni. L’organismo produce queste cellule non funzionali,
lasciando poco spazio per le cellule normali e questo mancato
equilibrio produce i sintomi della leucemia. Infatti la mancata
produzione dei globuli rossi, delle piastrine e dei globuli bianchi
normali, produce rispettivamente anemizzazione, emorragie e
possibili gravi infezioni.