Genova Anno V - n°27 - 29.01.2007 Pagine Nazionali

del 20/03/2007

 

Cellule staminali


Andrea Comaschi

Le cellule staminali sono i precursori delle cellule che compongono gli organi di un individuo. Nel nostro organismo ogni organo è deputato a svolgere una determinata funzione diversa da quella di altri organi (il fegato svolge funzioni completamente diverse da quelle del rene) così le cellule che lo compongono sono specializzate a svolgere quella determinata funzione. Tutte le cellule del nostro organismo si usurano e devono essere sostituite con frequenza diversa a secondo dell’organo di cui fanno parte. Per esempio i globuli rossi sono sostituiti ogni 120 giorni, alcuni globuli bianchi dopo poche ore. A questa attività provvedono le cellule staminali che, presenti in numero limitato, al momento opportuno “producono” le cellule che servono. Oltre che sostituire cellule danneggiate o usurate le cellule staminali entrano in gioco anche nello sviluppo embrionale producendo le cellule che formeranno gli organi e costituiranno l’individuo adulto.

Cosa sono le cellule staminali

Il concetto stesso di cellula staminale è piuttosto antico visto che lo si ritrova già nel 1917 nell’ematologia tedesca. In origine si pensava che ci dovessero essere cellule staminali specializzate per ognuno dei 260 tessuti che compongono l’organismo umano, ma questo dogma è caduto definitivamente quando gli scienziati sono riusciti a dimostrare che cellule staminali, ad esempio, del sistema nervoso centrale di animali da esperimento, se trasferite nella milza degli stessi, erano in grado di “dimenticare” il loro compito originario di produzione di neuroni e simili e di “apprendere” invece a produrre elementi sanguigni. All’epoca questa fu una scoperta incredibile e fece immediatamente il giro della comunità scientifica mondiale sotto la suggestiva definizione di “turning brain into blood”, e cioè di trasformare il cervello (in questo caso le cellule del sistema nervoso) in sangue. Nonostante che tale ricerca sia stata successivamente posta in dubbio, altri interrogativi sorgevano. Ci si chiedeva, ad esempio, se le cellule staminali potessero riparare le cellule nervose danneggiate come accade l’Alzheimer o il Parkinson e altre malattie simili. Potevano guarire le malattie neuromuscolari, come le distrofie? E potevano rigenerare cellule epatiche in tutti quei casi dove il fegato risultava gravemente danneggiato? E ancora: le staminali possono rigenerare miociti cardiaci ridotti a malpartito da pregressi infarti? Le prospettive, come si può intuire, sono davvero infinite.

Prospettive Terapeutiche


Una malattia per la quale l’uso di cellule staminali a scopo terapeutico ha dato buoni risultati negli animali è il morbo di Parkinson. Questa malattia neurologica è caratterizzata dalla distruzione dei neuroni che producono dopamina un neurotrasmettitore che rilasciato dai neuroni situati nei gangli basali permette il controllo dei movimenti. La mancanza di questa sostanza provoca la perdita della capacità, da parte dei pazienti con Parkinson, di controllare i propri movimenti e quindi la comparsadi tremori, incoordinazione motoria, paralisi. In un recente studio pubblicato sul “New England Journal of Clinical Investigation” un gruppo di ricercatori giapponesi sono riusciti ad ottenere la differenziazione di cellule staminali embrionali in cellule nervose che producono dopamina. Una volta ottenuti in vitro i precursori dei neuroni questi sono stati attaccati a microsfere ed esposti ad una sostanza (FGF20) che li induceva a moltiplicarsi ulteriormente. Le cellule così ottenute sono state infine trapiantate nel cervello di scimmie affette da Parkinson. L’analisi mediante risonanza magnetica e PET hanno evidenziato che queste cellule trapiantate sostituivano quelle danneggiate anche funzionalmente con netta regressione dei sintomi della malattia. Certamente il cammino per l’utilizzo terapeutico delle cellule staminali è ancora lungo. Ma gli studi sperimentali condotti non solo nel settore delle malattie neurologiche ma anche in campo campo cardiovascolare, diabetologico, nefrologico, sono incoraggianti e lasciano ben sperare che in un futuro non lontano malattie come appunto il Parkinson, l’Alzheimer, la sclerosi multipla, l’infarto miocardio, possano essere curate con questa nuova e per certi aspetti rivoluzionaria terapia.

Cos’è la medicina rigenerativa

La medicina rigenerativa pone le sue basi sulla possibilità di clonazione terapeutica ed ha l'obiettivo di produrre cellule staminali embrionali per utilizzarle nella terapia di malattie croniche degenerative (Parkinson, Alzheimer, Diabete) o di malattie acute caratterizzate da perdita di tessuto (ad esempio, infarto miocardico, ictus). La rigenerazione dei tessuti attraverso l'impiego di cellule staminali rappresenta la base di una nuova fase di sviluppo della medicina. Lo sviluppo della medicina rigenerativa dipende dal superamento di numerose difficoltà tecniche e dalla capacità di gestirne implicazioni etiche, giuridiche e sociali.

Leucemie: i tumori del sangue


La leucemia è un tumore delle cellule del sangue, caratterizzata da una proliferazione anomala della cellula staminale, cioè non ancora differenziata e con molte potenzialità. Ci sono diversi tipi di leucemia acuta e si classificano e si riconoscono in base al tipo di cellula affetta e in base al tempo di replicazione di queste cellule. Nel caso di una leucemia acuta, la cellula che si trasforma e diventa neoplastica, perde i meccanismi complessi che ne regolano la proliferazione e la differenziazione, insieme all’acquisizione di alterazioni cromosomiche e molecolari: queste cellule che hanno un alto tasso di replicazione, si chiamano blasti, e sono il risultato di mutazioni. L’organismo produce queste cellule non funzionali, lasciando poco spazio per le cellule normali e questo mancato equilibrio produce i sintomi della leucemia. Infatti la mancata produzione dei globuli rossi, delle piastrine e dei globuli bianchi normali, produce rispettivamente anemizzazione, emorragie e possibili gravi infezioni.


 






  

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