Gli specialisti lo ripetono da anni:
allattare al seno il proprio bambino è il miglior modo per aiutarlo a crescere
in salute. Ma come si comportano le mamme italiane a questo proposito? Secondo
l’indagine di Demoskopea, promossa da Medela* e condotta su 500 mamme con figli
da 0 a 14 anni, l’83% ha allattato al seno. Di queste, il 68% dichiara di averlo
fatto per 6 mesi o più. Le mamme sono infatti ben consapevoli dell’importanza
dell’allattamento al seno: il 67% lo considera il mezzo più naturale e
insostituibile per nutrire il proprio figlio; il 78%, conosce l’azione
protettiva del latte materno contro germi e infezioni batteriche.
“Il latte materno – spiega il dottor Riccardo Davanzo, Pediatra della
Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale, IRCCS Burlo Garofolo di Trieste -
protegge biologicamente il neonato fornendo, nei primi sei mesi di vita, tutti i
nutrienti necessari. Si pensi che, a livello mondiale, il 22% di tutte le morti
neonatali (nel periodo che va dal parto al 28° giorno di vita) si potrebbe
prevenire grazie a un allattamento al seno esclusivo avviato entro la prima ora
di vita. L'effetto protettivo dell'allattamento sulla mortalità infantile viene
documentato anche per i Paesi Industrializzati: secondo uno studio condotto
negli Stati Uniti1 i bambini allattati al seno anche in maniera non esclusiva
presentano un rischio di morte nel periodo postneonatale (quindi dal 2° al 12°
mese di vita) ridotto del 21 % rispetto a quelli mai allattati al seno”.
Un altro effetto estremamente importante dell’allattamento al seno riguarda la
prevenzione dell’obesità. “L'ultimo di una serie di studi viene da Harvard, USA2
- spiega Davanzo - e riporta un rischio ridotto del 34% di sovrappeso/obesità
per chi è stato allattato esclusivamente al seno rispetto a chi è stato
allattato solo con latte artificiale. Si ipotizza che l'effetto protettivo
derivi dall’equilibrio endocrino che il latte materno può generare: è noto
infatti, per esempio, che l'insulina viene attivata di meno dal latte materno
rispetto a quello artificiale. Il latte materno sembra controllare anche la
produzione di grelina, un ormone rilasciato dallo stomaco che entra in circolo e
che genera aumento dell’appetito, peso e adiposità. Secondo le evidenze, questa
sostanza viene attivata di meno dal latte materno rispetto ad altre
alimentazioni infantili, come il latte artificiale 3.”
Secondo l’indagine Demoskopea, inoltre, il 69% delle mamme che smettono di
allattare prima dei sei mesi lo fanno per la mancanza di latte. “Una motivazione
frequente che porta a interrompere l’allattamento è la scarsa produzione di
latte. - spiega la dottoressa Laura Antinucci Psicologa e Consulente
Professionale in Allattamento Materno IBCLC - Tuttavia sarebbe anzitutto
necessario verificare se tale mancanza sia effettiva o solo un comprensibile
timore della mamma. Nel caso sia reale, potrebbe essere risolvibile con il
supporto di specialisti che possono consigliare le tecniche per stimolare la
produzione di latte. Ciò non sempre si verifica anche per la mancanza, ad
esempio, di un’assistenza domiciliare strutturata per le puerpere .”
Per stimolare la produzione è utile aumentare la frequenza delle poppate e
attaccare al seno il bambino, ogni volta manifesti il desiderio: la produzione
di latte, aumenta in risposta alla ‘richiesta’ ed è dunque importante
intensificare l’attività per stimolare la produzione. È poi fondamentale
modificare eventuali posizioni scorrette del bimbo durante la poppata per
garantire una presa corretta e stimolare al meglio l’offerta di latte.
Quando non sia possibile attaccare più spesso il bambino al seno (per esempio,
quando la mamma rientra al lavoro), la spremitura manuale o tramite tiralatte
permette di stimolare la produzione e conservare scorte di latte materno in
frigorifero o in freezer.
Secondo l’indagine, la maggior parte delle mamme conosce questi dispositivi
(97%) e più della metà li ha utilizzati (57%). E sanno anche in quali casi
farlo: per stimolare la produzione di latte (il 27%), in caso di ingorgo, cioè
la congestione dovuta all’ostruzione o non completo svuotamento di uno o più
canali lattiferi (41%). Il 30% delle mamme collega l’utilizzo dei tiralatte alla
possibilità di delegare la nutrizione del figlio a altri, fatto molto o
abbastanza importante per il 75% delle intervistate, e che permette di rientrare
al lavoro (66%) e di coinvolgere il padre nella nutrizione del bambino (82%).
“Generalmente - spiega la dottoressa Antinucci - la donna che rientra al lavoro
pensa che sarà opportuno interrompere l’allattamento in previsione di una
separazione regolare e prolungata dal proprio figlio durante la giornata. In
realtà, per preservare la produzione di latte e il rapporto di intimità con il
figlio, è possibile utilizzare il tiralatte. L’utilizzo di questi dispositivi è
semplice e esige poco tempo: il latte può essere estratto anche sul posto di
lavoro, in presenza di spazi opportuni.” – conlude Antinucci.
Quali i consigli da seguire per un buon allattamento al seno? L’OMS raccomanda
alle mamme di allattare al seno in maniera esclusiva (senza aggiungere liquidi
come acqua, camomilla o latte artificiale e pappe) per almeno i primi sei mesi
di vita e in maniera non esclusiva successivamente allo svezzamento. Ma le mamme
italiane seguono l’indicazione di non fare ‘aggiunte’ per esempio di latte
artificiale, oppure di camomilla, prima dei sei mesi?
“Benché la maggior parte delle mamme dichiarino di allattare al seno, - commenta
Davanzo- attualmente, in Italia, non è noto esattamente quante seguano
l’indicazione dell’OMS di farlo in maniera esclusiva per i primi sei mesi. È
però importante seguire questa indicazione perché esiste un rapporto
dose-effetto fra latte materno e beneficio. Per le mamme che, per diversi
motivi, allattano in modo non esclusivo per i primi 6 mesi, i benefici
dell’allattamento al seno non si perdono completamente, ma si diluiscono.”
Fonte: Noesis