I due principali fattori di rischio per lo sviluppo di ulcera peptica (gastrica
e duodenale) sono rappresentati dalla colonizzazione dello stomaco ad opera
dell'Helicobacter (H) pylori e dal consumo di farmaci anti-infiammatori non
steroidei (FANS).
Un mutamento nello scenario epidemiologico dell'ulcera peptica sembra
prevedibile, dal momento che la percentuale di individui positivi all'infezione
da H. pylori è andata incontro ad un sensibile declino (almeno nel mondo
occidentale), mentre il consumo di FANS risulta nettamente aumentato, forse
anche in rapporto al progressivo invecchiamento della popolazione.
Mancano in letteratura dati attendibili sull'argomento ed anzi, per quanto
riguarda il possibile aumento delle ulcere causate da FANS i pochi studi
epidemiologici pubblicati (sia in Europa che negli Stati Uniti) hanno fornito
risultati contrastanti.
Una corretta stima epidemiologica viene peraltro ostacolata da un problema
oggettivo, determinato dal fatto che - a differenza delle ulcere accompagnate da
complicazioni quali emorragia o perforazione che si manifestano con sintomi
gravi e che richiedono di solito il ricovero - le ulcere non complicate (che
sono la maggioranza) tendono ad essere sottostimate poiché non raramente
decorrono in modo asintomatico o pauci-sintomatico e, soprattutto, vengono
trattate spesso in maniera empirica, sfuggendo pertanto ad una diagnosi precisa.
Dalla pubblicazione di uno studio di coorte effettuato su una popolazione danese
di circa 470 mila abitanti seguita nell'arco di un decennio (1993-2002) possiamo
ricavare poche, ma preziose informazioni circa l'incidenza e la prognosi di
queste ulcere. Dal punto di vista metodologico, questo tipo di indagine offre
infatti la possibilità di ottenere una stima dell'incidenza reale (numero di
nuovi casi per anno) della malattia peptica in una determinata popolazione e di
seguire successivamente nel tempo tutti quei pazienti in cui l'ulcera sia stata
diagnosticata per la prima volta.
In breve, lo studio ha indicato chiaramente che l'incidenza dell'ulcera,
complicata o non complicata, è andata nettamente calando nel corso del decennio
dello studio - ed anche rispetto ai valori osservati nei decenni precedenti -
con l'unica eccezione delle ulcere complicate da emorragia, la cui incidenza è
rimasta sostanzialmente invariata.
I dati mostrano poi che - nell'arco di un solo decennio - aumenta
significativamente (dal 39% del 1993 al 53% del 2002) la percentuale di pazienti
in cui viene fatta diagnosi di ulcera collegata ad un consumo abituale di FANS e
che la mortalità o il rischio di recidive dell'ulcera sono nettamente superiori
ai valori osservati nella popolazione di riferimento, soprattutto quando
l'ulcera si presenta la prima volta accompagnata da complicazioni (come
perforazione o emorragia). Ciò si correla fra l'altro assai bene con un netto
aumento del tasso di ospedalizzazione per ulcera sanguinante nella popolazione
anziana (tradizionale consumatrice di FANS).
Infine, lo studio ha dimostrato che - contrariamente al passato - la
schiacciante maggioranza (88%) di coloro che giungono in ospedale con un'ulcera
complicata da perforazione o emorragia è costituita da pazienti in cui la
malattia viene diagnosticata per la prima volta e che, dunque, non sono - almeno
apparentemente - pazienti andati incontro ad una recidiva della malattia
(generalmente considerati a rischio di complicanze).
Se ciò sia dovuto alla terapia eradicante per l'H. pylori (che ha ridotto
drasticamente le recidive dell'ulcera non complicata) o al diffuso impiego degli
inibitori della pompa protonica (molto potenti contro la secrezione acida
gastrica) è impossibile da stabilire, ma in ogni caso il dato indica la
necessità di individuare nuovi gruppi a rischio di ulcera peptica al di fuori di
quelli tradizionalmente conosciuti.
Bibliografia
• Lassen A, Hallas J, Schaffalitzky de Muckadell OB.
Complicated and uncomplicated peptic ulcers in a Danish County 1993-2002: a
population-based cohort study.
Am J Gastroenterology 2006; 101:945-953
Fonte www.univadis.it