Invisibili perché fuori dal nostro immaginario quotidiano, sono le vittime della
tortura, cioè di violazioni disumane e degradanti (Convezione di Ginevra, 1949).
La tortura non è un retaggio del passato, come non è un fenomeno che appartiene
solo a determinate società a regime dittatoriale, se si pensa che nel mondo sono
oltre 120 le associazioni e i centri riabilitativi atti ad accogliere le vittime
di sevizie, ci si rende facilmente conto che il fenomeno esiste e non è poi così
marginale.
Unico scopo della tortura è quello di disumanizzare e annientare la personalità
delle vittime e in quanto tale, viene vissuta da chi la subisce come
un’esperienza devastante, soprattutto se questi ha assistito anche al supplizio
di altre persone (uomini, donne, bambini ed in particolarmente familiari). La
tortura, per le sue caratteristiche d’intenzionalità inumane, degradanti e
crudeli, di un soggetto (il carnefice) contro un altro (la vittima), non è
paragonabile a nessuna altra esperienza traumatica. Sostanzialmente la
differenza risiede nel fatto che la vittima si trova a far fronte, con i suoi
adusati strumenti, non solo alle conseguenze della tortura, ma ad una violenza
che egli esperisce come ancora in atto.
Le reazioni a questo tipo di esperienza sono nella loro soggettività molto
simili: depressione, ansia, insonnia, allucinazioni, diffidenza, isolamento (i
soggetti non leggono più i giornali, smettono di uscire di casa, etc.),
autosvalutazioni e tutto quel corollario di sintomi che rientrano nel disturbo
post-traumatico da stress, dove il soggetto costantemente rivive mentalmente (flashbach)
gli eventi.
Ben poche sono le vittime che riescono a superare il trauma, ciò dipende dal
fatto che l’evento tortura, dal punto di vista razionale, è di difficile
elaborazione, in quanto espone la vittima ad una violenza e ad un dolore
insostenibile ed assoluto. Proprio questa mancata elaborazione dello shock
subito, comportando una continua riattualizzazione del trauma e una
riacutizzazione della sofferenza ogni qualvolta si presenta uno stimolo
associato capace di rievocare l’evento, fa si che la vittima continui a subire
passivamente le conseguenze di quanto accaduto.