Genova Anno IV - n°26 - 14.11.2006 Pagine Nazionali

    del 02/01/2007


Tanti farmaci ma pochi quelli importanti per la salute pubblica: necessaria una nuova normativa per la loro registrazione


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Negli ultimi nove anni solo 49 dei 176 nuovi farmaci approvati dall'ente di controllo europeo (EMEA) sono stati ritenuti “importanti” per il miglioramento della salute pubblica. Dunque soltanto 1/3 dei farmaci autorizzati al commercio nelle farmacie, cioè il 28%, è ritenuto importante per la salute pubblica. Spesso si tratta di doppioni, che vengono presentati al medico come innovativi. E’ quanto si sostiene in uno studio dell'università di Bologna e dell'Aifa, pubblicato sulla rivista 'Quaderni della Sif' (Società italiana di farmacologia). Gli esperti, per calcolare il livello di innovazione di questi nuovi prodotti, hanno utilizzato un algoritmo che prende in considerazione la gravità della patologia che i farmaci promettono di curare, la disponibilità di trattamenti alternativi e l'entità dell'effetto terapeutico. Fra le motivazioni alla scarsità di innovazione in farmacologia, gli esperti citano la mancanza di investimenti in quanto spesso i fondi si disperdono nello sviluppo di farmaci poco innovativi in grado di recuperare quote di mercato ma non prioritarie in un'ottica di salute pubblica. Comunque i dati che si evincono dall’analisi dei risultati della ricerca sono sicuramente allarmanti: 28% dei farmaci utili per la salute pubblica è una percentuale troppo esigua per restare allegri. Questo vuol dire che spesso la ricerca è indirizzata verso quote di mercato che consentono buoni introiti ma non verso la pubblica utilità. Per una azienda sicuramente l’obiettivo deve essere anche questo: se non si guadagna non si progredisce, ma quando solo 1/3 dei farmaci viene ritenuto importante allora qualcosa non va e una difesa è necessaria: modificare i criteri che regolano la registrazione dei medicinali e far si che la normativa, contrariamente a quella attuale, richieda che un nuovo farmaco, per poter essere registrato, debba possedere un valore terapeutico aggiunto rispetto a quello già esistente.

 






  



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