Il numero degli over 65 alla guida è
in crescita: solo negli Usa saranno 70 milioni entro il 2030. Ma quali sono le
minacce per la loro e l’altrui incolumità? E che cosa bisogna fare per ridurle?
Un rapporto sul Journal of Safety Research
Ne hanno parlato tutti i media: nei primi giorni di gennaio, a Rovereto, il
signor Giovanni Viglione detto Nino, cent’anni appena compiuti, ha chiesto e
ottenuto il rinnovo della patente di guida a tutto il 2007 per continuare a
utilizzare la sua Fiat 500 per le incombenze quotidiane.
Nei prossimi anni, casi come quello del nonno di Rovereto potrebbe anche
diventare sempre più frequenti. Perché il numero degli over 65 alla guida è in
crescita costante: solo negli Stati Uniti si prevede che entro il 2030 saranno
non meno di 70 milioni. Ma come stanno al volante gli anziani? Quali sono le
minacce per la loro e l’altrui incolumità? E che cosa bisognerebbe fare per
ridurle? Di tutto questo si è occupato un dettagliato rapporto uscito nelle
ultime settimane sul Journal of Safety Research nel quale gli autori,
ricercatori della Purdue University di West Lafayette, in Indiana, coordinati da
Fred Mannering, hanno scandagliato i dati sugli incidenti stradali degli ultimi
25 anni e poi vi hanno applicato modelli matematici che hanno permesso di far
emergere differenze statisticamente significative in base all’età e al genere
del guidatore.
I patentati sono stati innanzitutto suddivisi in tre fasce d’età: quella dei
giovani (16-24 anni), quella degli adulti (25-64) e quella degli anziani (più di
65 anni). Analizzando l’andamento degli incidenti stradali, emerge come sia
proprio la terza età a rischiare di più, visto che tra il 1981 e il 2000 i
sinistri sono cresciuti del sette per cento tra gli anziani, sono rimasti
stabili tra le persone adulte e sono diminuiti tra i più giovani. Oltre a ciò
sono state delineate alcune delle situazoni più pericolose, in particolare:
- gli incidenti con testacoda dell’automobile comportano un aumento di rischio
di morte del 220 per cento tra gli uomini over 65, ma solo del 154 per cento tra
i più giovani. Per le donne, lo stesso è pari al 523 per cento se anziane, e del
116 per cento se giovani;
- se in macchina c’è più di un passeggero, la probabilità di decesso è superiore
del 114 per cento per i ragazzi e del 70 per cento per gli adulti maschi, mentre
ciò non ha conseguenze se al volante c’è un ultrasessantacinquenne;
- anche l’età del veicolo ha una sua importanza: se infatti esso ha meno di
cinque anni, per gli uomini anziani il rischio di morte in caso di incidente
aumenta del 216 per cento e per i giovani del 71 per cento, mentre per gli
adulti non influisce; viceversa, se l’automobile ha più di sei anni le
probabilità di riportare danni (non di morire) sono maggiori solo per le donne
di mezza età (+ 200 per cento);
- fondamentali, come sempre, le cinture di sicurezza: se non le allaccia, una
ragazza ha un rischio di farsi molto male (ma non di morire) aumentato del 119
per cento, una donna del 164 per cento e un’anziana del 187 per cento;
- potendo scegliere, le ragazze dovrebbero guidare in aree cittadine: la
probabilità di decesso in caso di scontro aumenta infatti del 208 per cento
nelle aree rurali, così come cresce nelle strade con molte curve, soprattutto se
il veicolo ha più di sei anni;
- importante, infine, l’ora della giornata in cui si sta alla guida: gli
incidenti per le donne adulte sono molto più probabili di giorno, se si è al
volante dopo aver bevuto alcol o quando si è malate, mentre per gli uomini i
fattori di rischio più importanti sono il mancato rispetto dei limiti di
velocità, gli incroci, i colpi di sonno e la guida notturna, soprattutto nelle
notti di venerdì e sabato.
Secondo gli autori, queste differenze sono spiegabili in parte con la struttura
anatomica dei due sessi (gli uomini sono più alti, pesano di più e hanno una
conformazione differente) e in parte con i tempi di reazione, che diventano
sempre più lunghi via via che si invecchia. Per questo sarebbero necessari
almeno due tipi di interventi: da una parte l’industria automobilistica dovrebbe
iniziare a tenere conto della diversa struttura del corpo dell’uomo e della
donna, differenza che si accentua con l’età e che, su un organismo delicato come
quello dell’anziano, può avere conseguenze molto importanti in caso di scontro e
trauma. Parallelamente, le nuove strade dovrebbero essere progettate
considerando anche l’esercito di pensionati alla guida, e quindi allargando le
carreggiate, eliminando i percorsi troppo sinuosi e migliorando l’illuminazione
notturna. Dall’altra occorrerebbero nuovi studi sui tempi di reazione dei due
sessi e sui rimedi per i temuti colpi di sonno, responsabili di molti incidenti
notturni soprattutto tra gli over 65.
Fonte: Aiote