Li chiamano i fanatici delle 1800 calorie. Poche calorie per vivere meglio e più
a lungo. Poche calorie per conquistarsi una lunga vecchiaia. Poche calorie per
star bene, e combattere l'età che inesorabilmente avanza. La moda, tanto per
cambiare, è statunitense, ha ovviamente un sito internet dedicato
(www.calorierestriction.org), ovviamente un guru che la propugna e niente meno
che una società, l'organizzazione non profit Calorie Restriction Society.
Ma si può vivere, e come, con 1800 calorie al giorno? In realtà, secondo la SINU
(Società Italiana di Nutrizione Umana), per un adulto tra i 18 e i 60 anni, di
calorie ne servirebbero ben di più: per chi svolge attività leggera tra 2140 e
2790 (le differenze sono legate al peso), per chi invece ha un'attività moderata
tra 2575 e 3360 e, infine, per chi compie attività pesanti tra 3045 e 3975. Per
le donne le calorie sono di gran lunga minori e, a seconda dell'attività svolta
e del peso di partenza, variano da 1540 a 2165 (attività leggera), 1690-2380
(attività moderata) e 1875-2640 per chi svolge attività pesante.
Le 1800 calorie proposte dagli Stati Uniti, che stanno contagiando star di
Holliwood e uomini d'affari, sono dunque abbastanza poche. In alcuni casi, come
ha lamentato il governo Usa "pericolosamente insufficienti". Ma mangiare poco fa
davvero vivere più a lungo? "Facciamo il ragionamento contrario", argomenta
Augusta Albertini, responsabile dell'Unità di Nutrizione della Asl di Bologna,
"e analizziamo le abitudini di vita della nostra popolazione anziana, che è una
delle più longeve. Come vivevano, cosa mangiavano nel passato? Prima non c'era
l'industria alimentare e quindi si nutrivano prevalentemente di alimenti molto
freschi, al giusto grado di maturazione, non conservati. C'erano pochi momenti
di gratificazione a tavola, si mangiava carne per le feste o le ricorrenze
familiari. E, soprattutto, ci si muoveva molto di più: c'era una mobilità
maggiore per gli spostamenti, si andava al lavoro a piedi o in bicicletta, e gli
impegni lavorativi erano più fisici di oggi. Le persone facevano molta attività
anche durante il tempo libero, si giocava a pallone, si ballava. E non
dimentichiamo che gli ambienti erano poco riscaldati e che il vestiario era poco
termico. Quindi per mantenere una temperatura corporea adeguata, si doveva
utilizzare più di oggi l'energia dagli alimenti. Non è dunque solo un problema
di calorie ma di stile di vita: tutte le calorie venivano indirizzate
immediatamente sulle strade del dispendio. Noi quelle strade le abbiamo smarrite
da tempo...".
Quindi non solo calorie ma anche movimento. "E infatti", conferma Andrea
Ghiselli, medico e primo ricercatore dell'Inran, autore, con Lavinia Guffanti,
di un libro su "La dieta mediterranea, anzi italiana", "le più grandi longevità
sono nei luoghi dove si fa maggiore attività fisica, come in montagna. Anche se
ovviamente cont anche lo stile di vita sano, senza fumo, privilegiando nella
dieta quotidiana i vegetali. Però serve un distinguo: gli alimenti non vengono
mai consumati come sono in natura. Spiego meglio: è vero che i cavoli hanno
proprietà protettive nei confronti dei tumori ma se il cavolo lo mangio fritto
allora è un'altra cosa. Come la pasta, in sé un piatto di spaghetti non fornisce
chissà quante calorie, ma quanto olio, e altro, usiamo per condirlo? In Oriente
avevano la mortalità cardiovascolare più bassa e la vita media più lunga, finché
mangiavano prevalentemente verdure, riso o pesce. Poi, con la globalizzazione, è
arrivato il modello occidentale americano e adesso si ammalano più o meno come
gli altri...".
Alcune diete, però, intendendo con la parola i pasti di ogni giorno, sono
decisamente migliori di altre. Come la mediterranea, che dovrebbe essere la
nostra. Dovrebbe perché anche noi stiamo modificando le nostre abitudini, e non
è solo una questione di calorie. Troppi grassi animali, tanta carne, poche fibre
e diminuiscono anche i consumi di frutta e verdura. Secondo uno studio che è
diventato un importante caposaldo nutrizionale, svolto da Antonia Trichopoulou,
dell'università di Atene, mangiare "mediterraneo" rende longevi e fa star
meglio. Per ogni due punti di aderenza alla dieta mediterranea c'è un 8 per
cento di sopravvivenza in più. Anche se non vuol dire necessariamente essere
magri. "I greci sono i più grassi nel Mediterraneo e tra i più grassi d'Europa",
precisa Ghiselli, "perché il 40 per cento dell'energia della loro dieta proviene
da grassi. Ma siccome il grasso prevalente è l'olio d'oliva e mangiano quasi il
doppio di verdure, frutta e pesce, rispetto a noi hanno una mortalità
cardiovascolare bassissima".
Fonte: Salute Repubblica 7/12/2006