Genova Anno IV - n°26 - 14.11.2006 Pagine Nazionali

   


La prevenzione del tumore prostatico


Il carcinoma prostatico è una delle principali cause di morte per neoplasia nel maschio. Questa alta prevalenza sottolinea l’importanza dei costi umani della malattia e del potenziale beneficio di una strategia preventiva efficace. Fino ad oggi l’unica prevenzione del tumore prostatico era rappresentata dalle modificazioni nella dieta e nello stile di vita e dalla somministrazione di integratori vitaminici e fattori antiossidanti. Tali indicazioni si basavano infatti sul concetto, comune a buona parte delle neoplasie, secondo cui la riduzione dei fattori di rischio dietetici e la somministrazione di fattori protettivi nei confronti di sostanze tossiche rappresenti una difesa nei confronti delle alterazioni cellulari indotte dal cancro.
Recentemente, sono stati pubblicati i risultati del Prostate Cancer Prevention Trial (PCPT), un ampio studio di riferimento in campo urologico che riporta come la terapia con finasteride riduca l’incidenza di carcinoma prostatico in maniera clinicamente significativa.
La finasteride è un farmaco comunemente utilizzato nella terapia dell’ipertrofia prostatica benigna (IPB), appartenente alla categoria degli inibitori delle 5-alfa-reduttasi, cioè gli enzimi che convertono il testosterone nella sua forma attiva, il diidrotestosterone, responsabile dell’ipertrofia prostatica. Attualmente sono in commercio due inibitori delle 5-alfa-reduttasi: la finasteride, che inibisce la 5-alfa-reduttasi tipo 2 e la dutasteride, che inibisce la 5-alfa-reduttasi di tipo 1 e 2. Il tipo 2 è l’isoenzima predominante nella prostata ed entrambi i farmaci determinano una simile riduzione intraprostatica del diidrotestosterone e analoghi benefici clinici, riducendo il volume prostatico e migliorando i disturbi urinari.
Secondo i risultati del PCPT, la finasteride, oltre a migliorare la sintomatologia urinaria dei pazienti affetti da IPB, attraverso la riduzione del diidrotestosterone, ridurrebbe significativamente del 24.8% la prevalenza a sette anni del tumore prostatico rispetto agli uomini trattati con placebo. Sempre secondo lo studio PCPT, inoltre, il rischio relativo di sviluppare un carcinoma prostatico in uomini trattati con finasteride sarebbe ridotto in tutti i sottogruppi analizzati secondo i comuni fattori di rischio di neoplasia prostatica cioé età, razza, storia familiare e valori di PSA.
Ulteriori studi dovranno però accertare se la terapia con finasteride, oltre a ridurre significativamente l’incidenza di cancro prostatico, sia in grado di ridurne anche la mortalità.
Nel frattempo, tale studio, oltre a confortare i pazienti già in trattamento con inibitori delle 5-alfa-reduttasi, potrebbe consentire una chemioprevenzione con finasteride in quei pazienti a maggior rischio di cancro prostatico, cioè quei pazienti con familiarità per carcinoma prostatico e/o aumento dei valori di PSA.
Tale decisione andrà comunque presa valutando sia i benefici che i potenziali effetti collaterali associati ad un trattamento a lungo termine con inibitori delle 5-alfa-reduttasi. Tali farmaci determinano, infatti, riduzione del volume dell’eiaculato, calo della libido e deficit erettivo complessivamente nel 10% dei casi.


Teillac P, Abrahamsson P. Prostate Cancer Prevention Trial sue implicazioni nella pratica clinica: consensus europeo. Eur Urol supplements 5 (2006):640-646.

 





 


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