In questi giorni
sulla rinomata rivista internazionale “Ultrasound in Obstetrics e Gynecology”
sono stati pubblicati i dati di uno studio giapponese che voleva evidenziare se
l’ecografia tridimensionale (3D) o quadridimensionale (4D = 3D in tempo reale),
rispetto alla semplice ecografia bidimensionale (2D), possa aiutare a far
diminuire la paura della futura mamma di avere un figlio malformato.
L'ecografia tridimensionale in ostetricia e ginecologia è stata introdotta nel
1989: da subito l'elemento più esaltato è stato la ricostruzione tridimensionale
della faccia fetale. La ricostruzione tridimensionale della faccia e di altri
distretti corporei fetali è un elemento impressionante ma la sua potenzialità
dal punto di vista diagnostico è scarsa. In realtà la metodica 3D ha apportato
pochi vantaggi rispetto alla semplice ecografia bidimensionale, tra questi la
possibilità di acquisire un volume fetale, la possibilità di vedere un punto di
una determinata struttura spazialmente complessa (quale cervello o cuore fetale
o una malformazione uterina) in contemporanea sui 3 piani ortogonali.
Da poco tempo è stata introdotta anche l’ecografia 4D. Si tratta dell'ecografia
tridimensionale in movimento. Si tratta di un'ecografia particolarmente
sofisticata. Con l’ecografia 3D tutte le ricostruzioni tridimensionali sono
fortemente limitate dal fatto che non possono essere rilevate "in tempo reale".
Si tratta, per tutti gli apparecchi in commercio, di ricostruzioni elettroniche
che comunque, anche nei più sofisticati modelli ancora in uso e
commercializzati, non permettono la visualizzazione diretta e continua del
movimento. Solo con le apparecchiature 4D questo è divenuto possibile.
Il gruppo di ginecologi giapponesi ha studiato 124 donne gravide suddividendole
in due gruppi uguali: 62 sono state sottoposte alla semplice ecografia
bidimensionale mentre le altre 62 sono state sottoposte ad ecografia
tridimensionale e quadridimensionale. Con un questionario validato è stato
valutato lo stato di ansia delle future mamme sia a 18 sia a 28 settimane di
gravidanza. In entrambi i gruppi le donne hanno affermato di aver meglio
compreso lo stato di “normalità” del loro bambino dopo l’ecografia ma non si
sono evidenziate differenze significative sulla riduzione dello stato di ansia
tre gruppo 2D e gruppo 3D/4D.
In conclusione, l’ecografia 3D/4D ad oggi non apporta enormi vantaggi in
ostetricia. Per ottenere delle buone immagini tridimensionali, è fondamentale
disporre prima di tutto di una apparecchiatura in grado di fornire eccellenti
visualizzazioni bidimensionali. L’ecografia standard quindi rappresenta a tutt’oggi
la metodica principale per osservare il feto e per diagnosticare eventuali
problematiche. Sicuramente l’impatto emotivo estetico rappresenta l’aspetto
fondamentale e maggiormente conosciuto dell’ecografia 3D/4D. Al momento sono
ancora in fase di studio i possibili vantaggi, oltre che di tipo emotivo, dal
punto di vista diagnostico di tale metodica. L’eco tridimensionale (e ancor di
più la quadrimensionale) di contro, può essere indispensabile per meglio intuire
sindromi caratterizzate da una “facies” quindi da un aspetto del viso
caratteristico, e per evidenziare anomalie degli arti, di tutte le strutture di
superficie del feto e del cordone ombelicale. La possibilità di utilizzare l’eco
3D/4D non solo per ottenere immagini di superficie (es. viso, mani etc), ma
anche profonde, apre nuovi orizzonti per la diagnostica delle anomalie del
torace ed anche degli organi fetali interni.