Genova Anno IV - n°26 - 14.11.2006 Pagine Nazionali

   


L’Ecografia 3D e 4D riduce l'ansia delle future mamme?


Emanuela Mistrangelo - mistrangelo.e@libero.it

In questi giorni sulla rinomata rivista internazionale “Ultrasound in Obstetrics e Gynecology” sono stati pubblicati i dati di uno studio giapponese che voleva evidenziare se l’ecografia tridimensionale (3D) o quadridimensionale (4D = 3D in tempo reale), rispetto alla semplice ecografia bidimensionale (2D), possa aiutare a far diminuire la paura della futura mamma di avere un figlio malformato.
L'ecografia tridimensionale in ostetricia e ginecologia è stata introdotta nel 1989: da subito l'elemento più esaltato è stato la ricostruzione tridimensionale della faccia fetale. La ricostruzione tridimensionale della faccia e di altri distretti corporei fetali è un elemento impressionante ma la sua potenzialità dal punto di vista diagnostico è scarsa. In realtà la metodica 3D ha apportato pochi vantaggi rispetto alla semplice ecografia bidimensionale, tra questi la possibilità di acquisire un volume fetale, la possibilità di vedere un punto di una determinata struttura spazialmente complessa (quale cervello o cuore fetale o una malformazione uterina) in contemporanea sui 3 piani ortogonali.
Da poco tempo è stata introdotta anche l’ecografia 4D. Si tratta dell'ecografia tridimensionale in movimento. Si tratta di un'ecografia particolarmente sofisticata. Con l’ecografia 3D tutte le ricostruzioni tridimensionali sono fortemente limitate dal fatto che non possono essere rilevate "in tempo reale". Si tratta, per tutti gli apparecchi in commercio, di ricostruzioni elettroniche che comunque, anche nei più sofisticati modelli ancora in uso e commercializzati, non permettono la visualizzazione diretta e continua del movimento. Solo con le apparecchiature 4D questo è divenuto possibile.
Il gruppo di ginecologi giapponesi ha studiato 124 donne gravide suddividendole in due gruppi uguali: 62 sono state sottoposte alla semplice ecografia bidimensionale mentre le altre 62 sono state sottoposte ad ecografia tridimensionale e quadridimensionale. Con un questionario validato è stato valutato lo stato di ansia delle future mamme sia a 18 sia a 28 settimane di gravidanza. In entrambi i gruppi le donne hanno affermato di aver meglio compreso lo stato di “normalità” del loro bambino dopo l’ecografia ma non si sono evidenziate differenze significative sulla riduzione dello stato di ansia tre gruppo 2D e gruppo 3D/4D.
In conclusione, l’ecografia 3D/4D ad oggi non apporta enormi vantaggi in ostetricia. Per ottenere delle buone immagini tridimensionali, è fondamentale disporre prima di tutto di una apparecchiatura in grado di fornire eccellenti visualizzazioni bidimensionali. L’ecografia standard quindi rappresenta a tutt’oggi la metodica principale per osservare il feto e per diagnosticare eventuali problematiche. Sicuramente l’impatto emotivo estetico rappresenta l’aspetto fondamentale e maggiormente conosciuto dell’ecografia 3D/4D. Al momento sono ancora in fase di studio i possibili vantaggi, oltre che di tipo emotivo, dal punto di vista diagnostico di tale metodica. L’eco tridimensionale (e ancor di più la quadrimensionale) di contro, può essere indispensabile per meglio intuire sindromi caratterizzate da una “facies” quindi da un aspetto del viso caratteristico, e per evidenziare anomalie degli arti, di tutte le strutture di superficie del feto e del cordone ombelicale. La possibilità di utilizzare l’eco 3D/4D non solo per ottenere immagini di superficie (es. viso, mani etc), ma anche profonde, apre nuovi orizzonti per la diagnostica delle anomalie del torace ed anche degli organi fetali interni.

 






 


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